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Mario Giambona: “Basta rinviare sulla tutela dell’ambiente, lo dobbiamo a generazione più consapevole”

Mario Giambona: “Basta rinviare sulla tutela dell’ambiente, lo dobbiamo a generazione più consapevole”
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L’intervista a Mario Giambona, deputato regionale e vicecapogruppo del Pd all’Ars. “Roghi e Bellolampo, danni a Sicilia che vuole allontanarsi da stereotipi”

PALERMO – Puntuale, ogni estate, torna il problema incendi che nel caldo delle scorse settimane si è trasformata in una vera e propria bomba climatica. Tanti i roghi che hanno interessato anche infrastrutture e proprietà private. Serve agire in tempi brevi per arginare quella che, per frequenza, non può più considerarsi solo un’emergenza. Ne parliamo con Mario Giambona, Parlamentare regionale e vice-capogruppo del PD all’Ars.

Poca prevenzione sul versante privato ma anche pubblico confermato dal commissariamento di tanti comuni siciliani che non hanno redatto il catasto dei territori interessati da roghi (introdotto dalla l.quadro su incendi boschivi-2000). Chi si assume la responsabilità?
“Per contrastare fenomeni climatici estremi come quelli delle scorse settimane è necessaria una completa integrazione pubblico-privata. I roghi in Sicilia vengono spesso appiccati in aree in cui l’incuria di alcuni privati si somma alla poca sensibilizzazione da parte delle istituzioni. È essenziale il ruolo della PA che deve vigilare, monitorare e fare prevenzione. Queste attività sono tristemente compromesse da una cronica carenza di personale, decimato dalle politiche degli ultimi anni e dai tagli di bilancio. In Sicilia mancano circa 300 vigili del fuoco e ci si basa su forme di volontariato come quelle della Protezione civile. Per quanto sia importante questo contributo, non basta”.

Siamo di fronte a una bomba ecologica e ambientale che danneggia territorio ed economia. Il Presidente Schifani dice che verrà aumentato il fondo dedicato a turisti e operatori danneggiati dagli incendi. Ci possiamo ritenere soddisfatti?
“Assolutamente no. Ciò che è avvenuto a Bellolampo rappresenta plasticamente il totale fallimento della Regione e del Comune di Palermo nella gestione dei rifiuti. Un enorme danno che ha compromesso la stagione in corso in uno scenario che stenta a riprendersi dopo il periodo pandemico. Si danneggia ancora l’immagine di una Sicilia che vuole allontanarsi dagli stereotipi. Il problema principale della discarica è che non dovrebbe avere questa enorme dimensione, perché se solo si portassero ad esecuzione le direttive comunitarie che prevedono il minimo di raccolta differenziata da effettuare, è evidente che il danno sarebbe più limitato. Se solo Palermo e Catania differenziassero quanto i comuni del comprensorio palermitano e catanese, si libererebbero i due terzi delle discariche. Questo ridurrebbe rischi ambientali e consentirebbe il conferimento dell’indifferenziato anche di altri comuni virtuosi costretti ad andare a conferire a centinaia di chilometri di distanza. È evidente che manca una visione del governo regionale sul piano dei rifiuti. Adesso bisogna correre ai ripari limitando i danni ed evitando la lotta tra le categorie che hanno diritto a risarcimenti. È importante che i risarcimenti vadano a tutte le categorie colpite”.

Da più parti si richiede maggiore chiarezza da parte delle istituzioni. Numerosi i comitati civici e le associazioni che hanno sollevato un grido di dolore del nostro territorio. Il problema è che, complici le ferie agostane, sembrano non essere ascoltati…
“Non solo le ferie, purtroppo… Personalmente sono molto vicino al tema e alle reti di associazioni che chiedono una cosa semplice: che si portino avanti politiche idonee alla salvaguardia del nostro territorio, dell’aria e del mare. I fatti delle ultime settimane hanno scosso ulteriormente le coscienze facendo emergere e amplificando il messaggio circa lo stato di sofferenza della terra in cui viviamo”.

Facendo un discorso un po’ più ampio, siamo in presenza di una generazione che vive la distruzione del mondo in cui vive, soffrendo di un male del nostro tempo che potremmo definire come “Ecoansia”. Su questo si è espresso più volte il Presidente Mattarella, ma anche Papa Francesco. Come si risponde a un ragazzo o a una ragazza che vede la sua terra “bruciare” in tutte le accezioni del termine?
“Il tema della tutela ambientale non è solo attuale. È una priorità per tutti e tutte noi. Io lo vedo, confrontandomi quotidianamente con tanti giovani e anche con le mie figlie. Crescono con un’educazione alla tutela del pianeta che non trova corrispondenza in adeguate misure poste in essere dalle istituzioni. Bisogna lavorare ancora tanto. I nostri giovani soffrono di eco-ansia perché sono angosciati dalla situazione, dalle troppe chiusure sul tema e dall’atteggiamento di Ministri della Repubblica oltremodo scettici che non vogliono comprendere che il tema non è rinviabile oltre”.