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Mattarella celebra 80 anni Costituente: la Repubblica è di tutti

Mattarella celebra 80 anni Costituente: la Repubblica è di tutti

Il fascismo mise a rischio unità paese. Spicca assenza vannacciani

Roma, 25 giu. (askanews) – “La Repubblica è di tutti. Un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini”. Questa la lezione che secondo Sergio Mattarella ci consegna il lavoro dell’assemblea costituente e che si è misurato negli anni “nella salute delle istituzioni repubblicane”.

Spetta al Presidente della Repubblica tenere il discorso per la solenne cerimonia degli 80 anni della Costituente a Montecitorio. Presenti tutte le istituzioni, dai presidenti delle Camere, Fontana e La Russa, al presidente del consiglio, Giorgia Meloni, al presidente della Corte Costituzionale, Amoroso. L’evento è stato preparato con cura da giorni dal cerimoniale della Presidenza della Camera insieme a quello del Quirinale. L’Aula è allestita con gli stendardi tricolori come per il giuramento del capo dello Stato. Presenti tutti i parlamentari e anche molti ex presidenti delle camere ed ex parlamentari. Spicca l’assenza dei parlamentari cosiddetti “vannacciani” di Futuro Nazionale.

Il primo a prendere la parola è il presidente della Camera per sottolineare che la Costituzione non è solo di una parte ma dell’intera comunità nazionale. La seconda carica dello Stato rileva come la Carta sia ancora il “faro che guida la Nazione”.

Il discorso di Mattarella parte da lontano, dai momenti che portarono alla formazione di quell’assemblea che scrisse la Costituzione: “Non fu agevole la strada che portò al referendum e alla elezione della Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946 – ricorda -. Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra”. Quel prezzo lo pagarono “i partigiani, le popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio, gli internati, gli italiani di origine ebraica avviati ai campi di sterminio”. Il fascismo aveva messo a rischio l’unità del paese ma c’era una classe dirigente non compromessa con quei crimini che prese le redini del percorso costituente.

E fu solo grazie al governo provvisorio della resistenza che non scoppiò come in altri paesi europei una guerra civile ma fu possibile “una rivoluzione pacifica dalla monarchia alla repubblica”. “Concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana, riassunto dal Presidente della ricostruzione (Alcide De Gasperi, primo capo dello Stato, ndr), con un atto di fede nella virtù della democrazia”.

L’Aula ascolta in silenzio il racconto del capo dello Stato ma in un momento in particolare i parlamentari si alzano per tributare un applauso ai martiri del fascismo: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli.

“La Costituzione ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell’Italia e promosso il progresso del Paese”, ribadisce il capo dello Stato. Un lavoro che si sviluppò dopo un lungo dibattito tra costituzionalisti e che portò alla scelta di “una Costituzione ‘personalista’, con il primato della persona rispetto allo Stato” con la caratteristica “di voler essere anche una carta di valori, di avviare un processo per la loro attuazione”.

Altro aspetto messo in evidenza da Mattarella è “il metodo consensuale che ha caratterizzato, sin dalla Costituzione, la vita della Repubblica nelle occasioni più rilevanti è apparso prezioso. All’epoca, la frattura avvenuta in occasione del referendum istituzionale era ancora viva nella società italiana. Preoccupazione dei partiti fu, dunque, sollecitare il massimo di consenso nei confronti del testo che sarebbe stato posto definitivamente in votazione il 22 dicembre 1947, registrando 453 voti a favore e 62 contrari”.

Nella rievocazione di quegli anni però Mattarella ci tiene a ricordare anche un’altra sfida decisiva che fu affrontata nel modo più lungimirante dai padri costituenti e dai fondatori della Repubblica italiana, quella del trattato di pace di Parigi: “A scrutinio segreto, con 262 voti a favore, 80 astenuti (da sinistra) e 68 contrari (da destra), l’Assemblea Costituente ratificava il trattato. Si chiudeva una fase della storia. Toccava a una classe dirigente perseguitata dalla dittatura, e che non era stata certamente all’origine della guerra, gestirne l’ingrata eredità”, ricorda. E il risultato di quella scelta coraggiosa di De Gasperi fu che “la Repubblica si apprestava a giocare un ruolo significativo nella costruzione della unità del continente europeo e nell’architettura di sicurezza delle democrazie. Seppe, con le scelte di politica estera, superare l’emarginazione dalla comunità internazionale in cui l’Italia si era collocata con le scelte di guerra”.

Mattarella affida la conclusione del suo discorso alle parole del Presidente Saragat che aprendo i lavori della costituente “aveva esortato: ‘fate che il volto della Repubblica sia un volto umano’. Il volto e l’anima che abbiamo avuto consegnato, e che i cittadini sentono propri, è quello della Costituzione. Frutto di una assemblea di donne e uomini liberi”.