È cominciata la grande corsa verso gli esami di Maturità 2026. C’è tanta curiosità per le novità di quest’anno introdotte dal ministero e volute dal responsabile del dicastero Giuseppe Valditara. E l’attenzione degli studenti è rivolta agli esami orali che avranno un’importanza specifica e che saranno obbligatori da svolgere per superare gli esami di Stato.
Il nuovo “colloquio” propone quattro discipline centrali. Ma molti maturandi si chiedono se un commissario esterno ha una doppia abilitazione, può interrogare anche sull’altra materia che insegna?
La risposta dell’esperto è semplice: no. Il commissario esterno deve soltanto astenersi alla disciplina che gli viene assegnata dall’ufficio scolastico regionale quando lo nomina in commissione.
Possono esserci collegamenti ad altre materie ma non possono diventare una “seconda interrogazione”: si andrebbe oltre i paletti prestabiliti per il colloquio d’esame. E inoltre non si possono trattare argomenti non studiati in classe.
Nuovo esame orale alla Maturità 2026, il ruolo dei collegamenti tra materie
Una delle novità più importanti è la scomparsa del famoso documento iniziale (immagine, testo, problema) usato in passato per avviare i collegamenti interdisciplinari. Ma questo non vieta i collegamenti tra le materie anzi, il colloquio orale resta il momento in cui il candidato dimostra la capacità di mettere in relazione le conoscenze in modo organico, andando oltre il semplice studio mnemonico.
Quello che viene superato è piuttosto l’uso dei collegamenti costruiti a tavolino, spesso un po’ forzati e artificiali, che non sempre rispecchiavano il vero percorso di apprendimento dello studente. Sarà quindi importante la capacità di collegamento e l’esposizione di quanto studiato nel corso dell’anno.
Collegamenti non possono essere una seconda interrogazione fuori programma
Il punto focale riguarda il comportamento della commissione durante l’orale. Il collegamento tra discipline non deve mai diventare una nuova interrogazione completa su una materia diversa da quella in esame in quel momento.
In sostanza:
- Il commissario può richiamare altre materie per aiutare a contestualizzare un argomento non può trasformare quel richiamo in una sequenza di domande fuori contesto, una sorta di interrogazione selvaggia;
- Un altro confine preciso riguarda il programma svolto. Il commissario, interno o esterno, deve rimanere all’interno di quanto indicato nel documento del 15 maggio che elenca le attività effettivamente svolte durante l’anno.
Da qui alcune regole di base:
- le domande devono riguardare cosa si è stato trattato realmente in classe;
- i collegamenti con altre discipline servono a valorizzare le competenze dello studente;
- il confine si supera quando si inizia a chiedere contenuti non presenti nel documento del 15 maggio.
Ci si rifà anche al buon senso della commissione chiamata a usare la riforma per valutare in modo serio e coerente la maturità del candidato senza eccessi né sconfinamenti.
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