Max Weber, a cent’anni dalla morte del filosofo è ancora fondamentale la sua lezione sul capitalismo - QdS

Max Weber, a cent’anni dalla morte del filosofo è ancora fondamentale la sua lezione sul capitalismo

Ivana Zimbone

Max Weber, a cent’anni dalla morte del filosofo è ancora fondamentale la sua lezione sul capitalismo

martedì 28 Gennaio 2020 - 00:00
Max Weber, a cent’anni dalla morte del filosofo è ancora fondamentale la sua lezione sul capitalismo

A Biancavilla, in provincia di Catania, celebrata la ricorrenza con un dibattito organizzato dall’associazione Mercurio. L’evento è stato moderato dal nostro direttore: “I principi etici devono tornare ad essere la stella polare”

BIANCAVILLA (CT) – In occasione del centenario della morte del filosofo, economista, storico e sociologo tedesco Max Weber, l’associazione Mercurio di Biancavilla ha organizzato un evento celebrativo. A Villa delle Favare di Biancavilla (Ct), Giuseppe Bua, presidente dell’associazione, ha introdotto quello che si è rivelato un vero e proprio dibattito costruttivo, con l’attivo intervento di tutti i partecipanti, anche tra le file del pubblico. Il tentativo è stato quello di rintracciare le principali teorie dell’autore, cercando però di renderle attuali. Un’impresa ardua che ha visto il confronto di pareri discordanti, con un comune denominatore: la consapevolezza che del capitalismo non ci si possa facilmente liberare e che occorra individuare i limiti necessari a smussarne gli angoli e ad aumentarne i vantaggi.

Il professore Ezio Biuso Rizzo, che approfondisce le opere di Weber e dei suoi successori da decenni, ha presentato Weber come “l’ultimo intellettuale organico del ‘900, precursore della sociologia dell’organizzazione, della psicologia del lavoro, della sociologia della musica, della sociologia della religione, delle neuroscienze cognitive, dell’intelligenza artificiale e persino della teoria quantistica, grazie al suo indeterminismo teorico”.

Dopo aver esposto la teoria della razionalità, che classifica l’azione umana in razionale rispetto allo scopo, al valore, alla direzione affettiva o tradizionale, ha individuato nella prima evenienza la specificità del capitalismo. Poi, ha approfondito l’etica del protestantesimo, nella quale il sociologo rintracciava la molla che ha consentito al capitalismo di prendere piede all’interno di alcune società e ha presentato “l’individualismo come valore positivo”.

Secondo la sua interpretazione, “Weber avrebbe superato Marx, pensando al capitalismo come a un organismo che cresce e si rinnova e che, come tale, deve ancora evolversi”. Persino i conflitti militari a cui hanno partecipato le grandi potenze, come l’America, “non avrebbero solo carattere repressivo. Nel caso del conflitto in Serbia, per esempio, si avrebbe arginato il massacro dei civili inermi e, poi, le aspirazioni assolutiste di coloro che si credono i figli della luce”.

Considerazioni che, in maniera evidente, aggiungono un significato teleologico alla sfera umana e, quindi, anche all’economia. Ma, se il cambiamento continuo è un dato di fatto, la sua evoluzione in termini positivi non è prevedibile. Quasi tutti gli autori contemporanei negano che ci sia un fine prestabilito del corso degli eventi e la valutazione dei risultati in termini di progresso potrebbe risentire del limite del prospettivismo culturale, errore metodologico da cui lo stesso Weber intendeva ben guardarsi.

Dal punto di vista storico, a contribuire al capitalismo potrebbero essere stati anche fattori diversi dal credo religioso, per i quali lo stesso Weber potrebbe essere superato. Si pensi, per esempio, al caso dell’Olanda che ha controllato grandi flussi commerciali”. A suggerirlo è stato un ospite del pubblico. Ma potrebbe aver fatto la sua parte anche la diversa capacità dei singoli Paesi di centralizzare il potere e di renderlo “forte”, mantenendo l’ereditarietà della monarchia, come non è riuscita a fare la Polonia, citata come esempio di mancato sviluppo del capitalismo dallo stesso Weber (il quale, però, addebitò al cattolicesimo la causa).

Grande enfasi, invece, mostrata dal vicedirettore dell’associazione, Bruno Rametta. Secondo quest’ultimo “il capitalismo sarebbe stato demonizzato, senza la dovuta attenzione ai suoi aspetti positivi”.

In ogni caso, i temi trattati da Weber risultano ancora attuali. La teoria della suddivisione del lavoro come modo per aumentarne la produttività, la legge dell’oligarchia (secondo la quale la politica sceglierebbe coloro che possono garantire dei risultati), la necessità di pilastri etici come la salvaguardia del libero arbitrio, sono stati gli spunti di riflessione del nostro direttore, Carlo Alberto Tregua, che ha tentato di ricostruirne i pilastri assiologici.

La classe politica parla dei massimi sistemi senza parlarne in termini concreti. Il lavoro non si produce da solo, necessita dell’aumento degli investimenti e dello sblocco dei cantieri. La politica e le sue istituzioni dovrebbero fare bene il loro lavoro, soprattutto nei momenti di crisi. Se la spesa pubblica è, paradossalmente, aumentata, serve che la Regione siciliana spenda i miliardi inutilizzati che, come avrebbe detto Weber, potrebbero circolare copiosi e favorire l’occupazione, visto che il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 22%”, ha chiosato. Secondo il direttore serve far presto perché “il tempo è denaro, anche quello perso dai consiglieri comunali, dalla Regione e dai parlamentari”.

Se l’etica di per sé è una parola astratta, occorre che nasca da precisi assunti teorici accettati come funzionali per tradursi in specifica prassi. Allora, “i valori di libertà e di responsabilità non possono fare a meno di diffondere l’utilità dell’onestà, perché i cittadini pagherebbero più volentieri le tasse se avessero un ritorno di servizi efficienti”.

È nel terreno delle declinazioni dell’egoismo umano che trovano spazio anche l’evasione fiscale, l’inefficienza delle istituzioni e la corruzione contro le quali si è scagliato il direttore: “Tutti parlano di diritti, ma prima bisogna definire i doveri, come quello di combattere lo stato di povertà. Nella legge di bilancio del 2020, su 725 miliari di spesa pubblica, quella delle pensioni ammonta 293 miliardi, perché ci sono soggetti che ne percepiscono diverse. Allora, i principi etici devono tornare a essere la stella polare, affinché ognuno di noi sia protagonista. Abbiamo, inoltre, il dovere di spiegare agli altri le cose, come dovrebbero fare i giovani tra loro, parlando ogni tanto anche di temi sociali durante le loro serate con i coetanei (…) perché con la ricchezza non si può acquistare il sapere”, ha concluso.

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