Si è tenuto oggi il maxi processo Hydra nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano, nato dall’inchiesta che ha portato alla luce l’esistenza di un’alleanza tra Camorra, Cosa nostra e ’ndrangheta in Lombardia. Un momento cruciale per la città milanese da un punto di vista giudiziario, ma anche decisivo per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei cittadini sull’avanzamento della mafia in territorio lombardo. In occasione dell’apertura del dibattimento, associazioni, sindacati e realtà civiche si sono riunite davanti a San Vittore per riaffermare il loro fermo rifiuto nei confronti delle mafie e di ogni forma di criminalità organizzata. Anche CGIL Lombardia ha partecipato al presidio, insieme a una vasta rete di soggetti sociali e istituzionali, tutti uniti per sostenere un impegno concreto per la legalità, la giustizia sociale e la difesa della democrazia.
Una storia di lungo corso
Le prime condanne per l’allora definita “operazione Hydra”, la vasta inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano sul “sistema mafioso lombardo”, risalgono a gennaio scorso. L’operazione riuscì a smascherare il sistema criminale composto da membri di ‘ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra che cooperano spartendosi affari a vicenda.
Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Milano, Emanuele Mancini, condannò 62 degli 80 imputati che scelsero di essere processati con il rito abbreviato, il quale prevede uno sconto di un terzo della pena. Diciotto persone furono assolte. Gli imputati erano accusati di vari reati, tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, tentata rapina, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale, omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture. L’accusa di associazione mafiosa fu riconosciuta per tutti i 24 imputati a cui era contestata. La pena più severa, di 16 anni, fu inflitta a Massimo Rosi, considerato un esponente di vertice della ‘ndrangheta e reggente della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo.
Un nuovo pentito del “sistema mafioso lombardo”
Emerge oggi, durante il processo Hydra, un nuovo pentito dell’alleanza tra esponenti delle tre mafie in Lombardia: si tratta di Gioacchino Amico, ritenuto il vertice del “sistema mafioso lombardo” per conto della Camorra del clan dei Senese. Questa informazione è emersa oggi, durante la prima udienza del maxi processo milanese, che coinvolge 45 imputati, incluso lo stesso Amico. La pm Alessandra Cerreti ha illustrato il suo verbale del 3 febbraio, insieme a quello di un altro nuovo collaboratore, Bernardo Pace, che si è suicidato in carcere tre giorni fa. Tre pentiti avevano già fornito dichiarazioni nel corso delle indagini e nel filone del processo abbreviato.
Le dichiarazioni rilasciate da Bernardo Pace
Paolo Errante Parrino, presunto boss di Cosa nostra e rappresentante del mandamento di Castelvetrano in Lombardia, avrebbe incontrato più volte a Milano, nello studio di un avvocato (morto), il latitante Messina Denaro. È una delle rivelazioni che arriva da Bernardo Pace, imputato nel processo Hydra, e morto suicida nel carcere di Torino. Il neo collaboratore di giustizia ha reso due verbali, nel primo – datato 19 febbraio scorso – svela alcuni dei presunti affari illeciti dell’alleanza tra mafie in Lombardia, come il traffico di droga e il riciclaggio (anche in collaborazione con le organizzazioni criminali cinesi). Tra le pagine non oscurate emerge che quando la sorella di Messina Denaro voleva parlare con il fratello avrebbe mostrato la foto di lui in videochiamata, come in una sorta di messaggio in codice.
“Io non l’ho mai visto in vita mia, mai visto (Messina Denaro, n.d.r.)” precisa Pace al pubblico ministero Rosario Ferracane. E alla pm Alessandra Cerreti che gli chiede come Parrino riuscisse a incontrare il latitante, replica “veniva a Milano e si vedevano allo studio dell’avvocato” alle porte del capoluogo
Il maxi processo è ora aggiornato al 30 aprile
Il maxi processo, avviato con la costituzione delle parti e con la partecipazione di numerosi imputati detenuti in video collegamento dalle diverse carceri, è stato aggiornato al 30 aprile. Le parti civili coinvolte includono la Regione Lombardia, il Comune di Milano, la Città metropolitana di Milano, il Comune di Varese, Wikimafia, Libera, il Comune di Legnano e la Rai. Anche il Comune di Abbiategrasso (Milano) ha richiesto di partecipare come parte civile. Nella prossima udienza verranno discusse tutte le questioni preliminari, inclusa l’istanza presentata dall’avvocato Paolo Tosoni.
Gioacchino Amico: “Vogliono uccidermi”
“Sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità; lo posso fare soltanto cambiando vita”. È con queste parole che Gioacchino Amico, al vertice del “sistema mafioso lombardo” per conto della Camorra del clan dei Senese, ha deciso di collaborare con la Procura di Milano. Un “ravvedimento” avvenuto “dopo alcuni mesi dall’inizio della mia carcerazione nell’ottobre 2023 presso il carcere di Pagliarelli di Palermo” mette a verbale lo scorso 3 febbraio davanti ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. “Ho deciso di cambiare vita per mia madre e per mia moglie, che io ho trascinato in questo processo. Voglio cambiare vita, chiudere con il passato e riabilitarmi con la società. Voglio vivere una vita normale ed ho peraltro iniziato un percorso di fede” aggiunge il neo collaboratore di giustizia che ammette le proprie responsabilità nell’inchiesta e promette di svelare nuovi episodi che “riguardano ulteriori soggetti che non sono stati colpiti dalle indagini, dal processo o da provvedimenti cautelari”.
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