Dovranno spiegare alla giudice per le indagini preliminari Lorena Santacroce il motivo per cui avrebbero preteso dai commercianti partecipanti a una sagra dedicata all’agricoltura somme in contanti, paventando altrimenti possibili problemi e complicazioni. È la pesantissima accusa di cui dovranno rispondere Salvatore Letizia, Mariangela Castellano e Jean Pierre Rumeo, rispettivamente sindaco – Letizia si è dimesso all’indomani della notizia dell’indagine sul proprio conto –, vicesindaca e assessore al Turismo nel Comune di Sommatino.
Castellano e Rumeo compariranno già oggi al tribunale di Caltanissetta per sottoporsi all’interrogatorio preventivo. In ballo c’è la richiesta di misura cautelare in carcere formulata dai pm, che ritengono di avere svelato una rete corruttiva che avrebbe inquinato la vita amministrativa del centro del Nisseno. L’interrogatorio di Letizia è fissato per domani.
Nell’inchiesta sono è coinvolto anche un dirigente comunale, accusato anche lui di corruzione ma nell’ambito di lavori pubblici, e una serie di imprenditori che avrebbero acconsentito alle richieste del pubblico ufficiale.
Corruzione a Sommatino, tangenti a tappeto: le accuse
Oltre ad avere rilievo penale, la vicenda che ha al centro parte della giunta comunale è anche imbarazzante. Per i magistrati, Letizia, Castellano e Rumeo si sarebbero mossi in maniera compatta per strappare regalie da parte di chi aveva scelto Sommatino per esporre i propri prodotti.
I tre avrebbero chiesto la somma in contanti di 150 euro per ogni giorno di presenza agli operatori commerciali interessati alla terza Sagra dell’agricoltura svoltasi il 2 e il 3 novembre 2024. I politici si sarebbero presentati davanti agli stand “prospettando esplicitamente, in caso di rifiuto del pagamento, l’interruzione di corrente elettrica” e preannunciando problemi in occasione di future manifestazioni.
A chi, al posto dello stand, operava tramite le bancarelle, il sindaco e gli assessori avrebbero chiesto 40 euro per giornata. In totale la somma illecitamente percepita sarebbe stata di oltre 10mila euro. Letizia, Castellano e Rumeo avrebbero inoltre fatto in modo di ottenere pasti gratuiti da un’attività di ristorazione al posto della tangente.
La cresta sui lavori pubblici
Per Roberto Alotta, il responsabile dell’area tecnica del Comune, l’accusa è di avere chiesto – in alcuni casi riuscendoci e in altri no – delle mazzette per l’affidamento di cantieri sul territorio comunale.
Per un lavoro di consolidamento di un costone roccioso, Alotta avrebbe chiesto 50mila euro all’imprenditore Luigi Pulci. L’uomo, però, si sarebbe rifiutato. Pulci, tuttavia, rischia comunque i domiciliari: i magistrati ritengono che in un caso abbia pagato una tangente di cinquemila euro ad Alotta per ottenere i lavori in un asilo comunale, tramite la ditta intestata alla moglie.
Ad accettare il prezzo della corruzione sarebbe stato inoltre l’imprenditore agrigentino Diego Caramazza, il quale avrebbe pagato 45mila euro – ripartiti tra il funzionario pubblico, il sindaco Letizia e un intermediario – per stipulare un accordo relativo all’affidamento di un appalto riguardante la villa Garibaldi e la promessa di futuri lavori al cimitero. In questo caso, gli indagati avrebbero anche architettato un modo per spezzettare l’importo delle opere in due diverse procedure, così da poter procedere con il meccanismo dell’affidamento diretto.
Tra le regalie che avrebbe intascato Alotta ci sono anche un telefonino e un computer. Anche per lui – così come per Caramazza – i magistrati hanno chiesto l’arresto in carcere.
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