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Medicina, un semestre filtro tra promesse mancate, ricorsi e disagi per gli studenti: criticità in Sicilia

Medicina, un semestre filtro tra promesse mancate, ricorsi e disagi per gli studenti: criticità in Sicilia
Test medicina, immagine da Imagoeconomica

Il semestre filtro si sta trasformando in uno dei casi più controversi degli ultimi anni a livello universitario: criticità anche in Sicilia

Doveva superare l’impasse del numero chiuso e rendere più equo l’accesso a Medicina. In realtà, ha prodotto incertezza, contenziosi e migliaia di studenti sospesi tra graduatorie provvisorie e debiti da recuperare. Il semestre filtro, introdotto dal Ministero dell’Università guidato da Anna Maria Bernini, si sta trasformando in uno dei casi più controversi degli ultimi anni nel sistema universitario italiano. E in Sicilia, tra Palermo, Messina e Catania, le criticità emergono con particolare evidenza. 

La riforma che puntava al superamento del numero chiuso 

L’obiettivo dichiarato della riforma era ambizioso: archiviare il test d’ingresso tradizionale e sostituirlo con un sistema più inclusivo, basato su un primo semestre aperto a tutti gli studenti interessati e su una selezione successiva fondata sul merito accademico. Un cambio di paradigma che avrebbe dovuto ridurre il peso di una prova unica e limitare il fenomeno del mercato parallelo dei corsi di preparazione. Il nuovo modello ha previsto l’accesso libero al primo semestre dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria, al termine del quale gli studenti sono stati sottoposti a tre prove nelle discipline fondamentali: Fisica, Chimica e Biologia. Solo chi avesse raggiunto la sufficienza in tutte e tre le prove avrebbe potuto accedere alla graduatoria nazionale. Nella teoria, una selezione più equa e progressiva. Nella pratica, un sistema che si è scontrato con la realtà organizzativa delle università e con una risposta degli studenti molto più complessa del previsto. Soprattutto per le migliaia di fuorisede. 

Il primo nodo: risultati insufficienti e rischio posti vuoti 

Il primo segnale di crisi è arrivato con la pubblicazione dei risultati degli esami di novembre e dicembre. Una quota significativa di studenti non ha raggiunto la soglia minima richiesta per accedere alla graduatoria. Un dato che ha aperto un problema immediato per gli atenei italiani: il rischio concreto di lasciare scoperti migliaia di posti disponibili nei corsi di Medicina. Sono stati oltre 60 mila gli studenti che a livello nazionale hanno tentato l’accesso passando per il semestre filtro. Di questi, 22.688 studenti sono risultati idonei a fronte di appena 17.278 posti disponibili (con un surplus di circa 5 mila candidati, ndr). In Sicilia, però, la situazione è stata decisamente differente. 

Il caso Sicilia: numeri che raccontano il fallimento del sistema 

Nell’Isola erano disponibili 1.732 posti complessivi per Medicina: circa un decimo del totale nazionale. Di questi, soltanto 761 sono stati coperti da studenti che avevano superato tutte le prove previste dal semestre filtro: poco più del 44% del totale. Una distanza enorme tra offerta e risultati che ha costretto il Ministero a intervenire in corsa. E non soltanto in Sicilia. Per evitare che centinaia di posti restassero vuoti, è stata introdotta una misura straordinaria: l’ammissione con riserva anche per gli studenti che non avevano raggiunto la sufficienza in tutte le prove, a condizione di recuperare i debiti formativi entro scadenze successive. A Palermo, per esempio, 333 posti sono stati assegnati con riserva. Alla prima prova del 20 novembre l’esame di biologia era stato superato appena dal 45% degli aspiranti medici; quello di chimica dal 30%; quello di fisica dal 14% appena. Numeri che sono addirittura peggiorati al secondo appello: 41% per biologia, 15% per chimica. La fisica fa registrare numeri ancora peggiori: su 1.600 studenti, solo il 17 per cento ha raggiunto la sufficienza. Un numero che fotografa l’entità della difficoltà incontrata dagli studenti e mette in discussione l’efficacia del sistema di selezione adottato. A Messina, su 1.157 iscritti al semestre filtro dell’Università, i numeri raccontano un bilancio articolato: 728 studenti sono risultati idonei. Ma solo 142 hanno già superato tutte e tre le prove e hanno dunque potuto immatricolarsi subito, entro il 14 gennaio. Gli altri 586, invece, hanno dovuto affrontare test di recupero, questa volta gestiti direttamente dagli Atenei, perché idonei solo per una o due prove. Proprio negli ultimi giorni la sezione dedicata al semestre filtro di UniMe ha pubblicato due avvisi di apertura immatricolazioni per gli studenti che hanno recuperato durante il terzo appello i CFU mancanti per l’immatricolazione ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia ind, Tradizionale e per i CORSI AFFINI (Scadenza 03/03/2026) e per Medicina e Chirurgia ind. Biotecnologico, Odontoiatria e Protesi Dentaria, Medicina Veterinaria e per i CORSI AFFINI (Scadenza 25/02/2026).  A Catania gli esami sono ancora in corso. Come si evince dal portale di UniCt a proposito del prolungamento degli esami per il recupero dei crediti formativi semestre filtro, “si avvisano gli studenti che è stato previsto un prolungamento per gli appelli di recupero crediti formativi: Fisica: 3 marzo; Chimica e propedeutica biochimica: 4 marzo; Biologia: 5 marzo. Solo in seguito al completamento sarà possibile evidenziare statistiche definitive. Il risultato, in generale, è stato un sistema ibrido all’interno del quale si sono ritrovati a convivere studenti pienamente idonei e studenti ammessi con riserva, chiamati a recuperare esami già falliti in una finestra temporale ristretta e in condizioni di forte pressione. Soprattutto per i fuorisede. 

Posti vacanti e rinunce: il paradosso della selezione 

Nonostante l’intervento correttivo, il rischio di posti non assegnati è rimasto elevato. In Sicilia si registrano già vacanze strutturali: due posti non coperti a Messina e cinque a Caltanissetta per Medicina, oltre a venti posti vacanti a Messina e uno a Palermo per Odontoiatria. Un paradosso per un sistema che nasceva per ampliare l’accesso e che si trova invece a fare i conti con posti disponibili che rischiano di rimanere inutilizzati. Il problema non riguarda soltanto la quantità di studenti, ma la qualità e la coerenza del percorso selettivo. La selezione posticipata, infatti, ha spostato il momento della scelta senza risolvere le criticità strutturali. Per gli studenti esclusi dalla graduatoria definitiva, le università hanno previsto percorsi alternativi. A Palermo, il rettore Massimo Midiri ha stimato che tra 750 e 800 studenti resteranno fuori dal corso di Medicina. Stesso modus operandi messo in atto dall’Università degli Studi di Messina per evitare una migrazione ad anno accademico in corso di una quota consistente di neoiscritti. Agli studenti è stata offerta la possibilità di iscriversi a corsi affini come Farmacia, Infermieristica, Biotecnologie o Scienze biologiche, oppure ad altri corsi a numero aperto o programmato con posti disponibili. Una soluzione pensata per evitare la perdita dell’anno accademico, ma che non risolve il problema di fondo: il disallineamento tra aspettative e risultati. Molti studenti avevano impostato il proprio percorso esclusivamente sull’obiettivo Medicina. Il passaggio forzato verso corsi alternativi rappresenta per molti una scelta subita, non pianificata.  

Il costo economico e psicologico della riforma 

Il semestre filtro ha comportato anche un costo diretto per gli studenti, pari a 250 euro per l’iscrizione. A questo si aggiungono le spese sostenute per la preparazione, tra corsi privati, materiali didattici e supporto formativo. In aggiunta, la quota di affitto per i fuorisede che hanno fatto richiesta presso atenei distanti dai loro territori di residenza per avere maggiori chance di accesso. È il caso di Lisa (nome di fantasia, ndr), che da Augusta si è trasferita a Messina per tentare di entrare a Medicina. Stesso percorso di Leonarda (nome di fantasia, ndr), arrivata sempre in riva allo Stretto dalla provincia di Caltanissetta. O ancora Michela (nome di fantasia, ndr), iscritta a Catania e proveniente dalla Puglia. Nessuna di loro ha ottenuto l’accesso a Medicina. Tutte e tre, “per evitare di perdere la caparra versata ai proprietari delle stanze prese in affitto”, hanno optato per accontentarsi dell’accesso ad altri corsi di Laurea. In attesa di ritentare il prossimo anno. Una scelta dettata da aspetti economici, in questo caso, che ha limitato il campo decisionale delle ragazze. Se l’Università di Palermo ha previsto il rimborso della quota di iscrizione e una riduzione del 30 per cento delle tasse per chi sceglie percorsi alternativi, non si può dire lo stesso per tutti gli atenei italiani. Il disagio principale resta quello legato all’incertezza. Gli studenti si trovano a dover recuperare esami in tempi stretti, senza la certezza di poter accedere al corso desiderato e con il rischio concreto di perdere un anno accademico. 

La valanga di ricorsi: il sistema finisce in tribunale 

Il contenzioso rappresenta uno degli aspetti più critici della riforma. A livello nazionale sarebbero già stati circa 6 mila, con numeri destinati a crescere. Le contestazioni riguardano diversi aspetti del sistema. Tra i principali, le modalità di svolgimento delle prove, considerate insufficienti dal punto di vista dei controlli. In alcune sedi universitarie sarebbero stati segnalati episodi di utilizzo di dispositivi elettronici durante gli esami, con conseguenti dubbi sulla regolarità delle valutazioni. E poi controversie informatiche finite addirittura al Tar di Catania.  Come nel caso di Raffaele Costa, il 19enne che ha presentato tramite il proprio avvocato e vinto un ricorso al Tar di Catania per l’ammissione all’Università degli Studi di Messina. Questo perché l’ateneo di Messina avrebbe impedito allo studente l’ammissione a Medicina a causa di un problema informatico. Un altro punto controverso riguarda il sistema di anonimato delle prove, ritenuto da alcuni legali non adeguatamente garantito. A questo si aggiunge la modifica in corsa delle regole, con l’ammissione con riserva di studenti inizialmente esclusi, che secondo i ricorrenti violerebbe i principi di trasparenza e parità di trattamento. 

Il caso politico: opposizioni all’attacco 

La riforma è diventata rapidamente un caso politico nazionale. Le opposizioni hanno criticato duramente l’impostazione del semestre filtro, chiedendo chiarimenti e, in alcuni casi, le dimissioni della ministra. Tra le voci più critiche quella di Davide Faraone, che ha parlato di una riforma capace di generare disagi per decine di migliaia di studenti. Secondo le stime citate nel dibattito politico, fino a 30 mila studenti potrebbero subire conseguenze negative in termini di perdita dell’anno accademico o rallentamento del percorso di studi. Dal canto suo, la ministra Bernini ha difeso la riforma, sottolineando l’aumento degli studenti coinvolti nel sistema universitario e definendo i numeri complessivamente positivi.

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