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Meloni: al fianco degli Usa ma non subalterni, voglio Ue più forte

Meloni: al fianco degli Usa ma non subalterni, voglio Ue più forte

Premier ‘cita’ Elly Schlein: “Noi testardamente occidentali”

Milano, 9 apr. (askanews) – Un’Italia saldamente ancorata all’Alleanza atalantica come “da circa 80 anni a questa parte” ma “non subalterna” agli Usa, che è capace di dire no a Washington “come dimostra Sigonella” e che costruisce una Europa “più forte”, con una sua autonomia strategica e di difesa.

Nell’informativa alle Camere, Giorgia Meloni descrive così la sua strategia di politica estera, rivendicando la capacità di “parlare con chiarezza” a Israele e a Donald Trump quando non si era d’accordo con le loro scelte, e respingendo lo “scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al Presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump e l’Europa’”.

Un ragionamento anche in questo caso declinato nell’attacco alle opposizioni: “La posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa si intenda davvero l’Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l’Europa. Perché temo che le due cose non stiano insieme. Attendo fiduciosa una risposta”.

A giudizio della premier, l’Europa deve però “saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici”. E dunque “competitività, semplificazione burocratica, transizione verde realistica e non ideologica, autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze. E una capacità di difesa che non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani”. Ovvero, “prima di aspettarci qualcosa dagli altri, proviamo a occuparci davvero di noi stessi”.

La premier prende le distanze dall’intervento di Usa e Israele in Iran, e spera nella “flebile prospettiva di pace” rappresentata dalla tregua: “Condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco. Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore”, sono gli auspici.

Detto questo, Meloni riconosce che “è innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà nei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti”. Ma si tratta di “una traiettoria chiara che le leadership europee del recente passato hanno lungamente, e a mio avviso colpevolmente, preferito non cogliere. Comprese quelle che governavano in Italia, e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un tweet di endorsement quando formavano un nuovo governo”, ha aggiunto. Ma ciò nonostante, “continuo a credere nella necessità di lavorare per garantire l’unità dell’Occidente. Siamo ‘testardamente occidentali’” dice tirando in ballo Elly Schlein, “perché solo se l’Occidente è unito può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo. E perché senza quella unità, noi, non altri, saremmo più deboli”.