Home » Askanews » Meloni chiude questione rimpasto con Mazzi al Turismo. Poi blitz nel Golfo

Meloni chiude questione rimpasto con Mazzi al Turismo. Poi blitz nel Golfo

Meloni chiude questione rimpasto con Mazzi al Turismo. Poi blitz nel Golfo

Dimissioni governo? Alchimie di palazzo che non mi interessano. E prende distanze da Trump su Nato

Roma, 3 apr. (askanews) – Un provvedimento atteso, due decisioni prese “a sorpresa” e, a suggellare la giornata, una intervista al Tg1 (dopo 10 giorni di sostanziale silenzio). Tutto con lo stesso, esplicitato, obiettivo: dimostrare che il governo non ha mai smesso di lavorare, che la batosta referendaria è ormai alle spalle, e che non le interessano le “ricostruzioni su dimissioni e rimpasti” che considera solo “alchimie di palazzo”.

Doveva essere un venerdì santo di quasi vacanza, un Consiglio dei ministri di prima mattina per varare l’annunciato decreto che proroga il taglio delle accise sulla benzina fino al primo maggio, e poi tutti a riposo. E invece Giorgia Meloni ha scelto questa giornata per provare a chiudere il cerchio che si è aperto con la debacle elettorale sulla riforma della giustizia, che ha terremotato il governo con le dimissioni (richieste) di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanché, e che, come non bastasse, si è allargato alla ‘grana’ della relazione del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con la giornalista Claudia Conte, rivelato dalla diretta interessata.

E così, negli stessi minuti in cui il governo si riuniva a palazzo Chigi, il Quirinale si preparava per il giuramento del nuovo ministro del Turismo: alla fine la scelta della presidente del Consiglio è ricaduta su Gianmarco Mazzi che trasloca al ministero di villa Ada direttamente da quello della Cultura, dove è stato sottosegretario prima di Sangiuliano e poi di Alessandro Giuli. Un esponente di Fratelli d’Italia, deputato alla prima legislatura ma da sempre vicino alla destra, che – almeno finora – ha frequentato più che altro il mondo della musica e dello spettacolo ma che, viene spiegato da ambienti del partito, ha due qualità che sono state ritenute fondamentali dalla premier: la fedeltà e l’affidabilità e la capacità di ottime relazioni.

Ma la vera decisione a sorpresa arriva qualche ora dopo, intorno alle 15.30, quando Giorgia Meloni atterra a Gedda, in Arabia Saudita, dove in agenda c’è l’incontro con il principe ereditario Bin Salman. Prima tappa di un blitz che domani la porterà anche in Qatar ed Emirati Arabi Uniti per parlare di persona con i principali leader dell’area e che ha il dichiarato obiettivo di “rafforzare la sicurezza energetica nazionale”. Un viaggio che, secondo fonti di palazzo Chigi, sarebbe stato deciso soltanto ieri sera, in bilico fino a stamattina, e che è stato gestito con totale riservatezza fino a quando la premier non ha messo piede a terra. Della visita avrebbe dovuto fare parte anche il Kuwait, ma la tappa è stata negata per ragioni di sicurezza.

Il messaggio che arriva da fonti italiane è che il Paese non si trova in una situazione di emergenza energetica come quella vissuta dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, ma la presidente del Consiglio sa bene che il caro carburante è tema che tocca direttamente e quotidianamente le tasche, e dunque gli umori, degli elettori italiani. Il taglio delle accise di 25 centesimi sulla benzina è chiaramente una misura di corto respiro anche perché difficilmente sarà possibile trovare risorse per intervenire nuovamente in questo senso. Da qui, l’attivismo della presidente del Consiglio che già la settimana scorsa era stata da Algeri e che, tra maggio e giugno, andrà anche in Azerbaigian, sempre con l’obiettivo di rafforzare le forniture di petrolio e gas. Ma se la situazione è così difficile è anche in conseguenza dell’attacco che Usa e Israele hanno deciso contro l’Iran e che ha coinvolto, per rappresaglia di Teheran, anche i Paesi del Golfo. L’elettorato mostra di essere sempre più preoccupato e più critico nei confronti delle mosse di Donald Trump e la presidente del Consiglio, considerata dall’opinione pubblica “amica” del leader americano, ci tiene a ribadire ciò che ha sempre detto, e cioè di credere che “sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti”. E, tuttavia, piccole prese di distanza si sono fatte via via più frequenti. Da ultima, rispetto all’attacco di Trump alla Nato con tanto di minaccia di abbandonarla. “Il nostro lavoro – spiega al Tg1 – è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo”.