Roma, 12 giu. (askanews) – I nodi sono tanti e nelle prossime settimane molte saranno anche le occasioni per Giorgia Meloni per affrontarli con i partner internazionali. Primo tra tutti da martedì ci sarà il G7 a presidenza francese che sarà ospitato a Evian dal 15 al 17 giugno, subito dopo il Consiglio europeo del 18 e 19. A fine mese, il 25 ad Antibes in Costa Azzurra, il vertice intergovernativo Italia-Francia che proprio oggi è stato ufficializzato dall’Eliseo e presentato come “il primo vertice bilaterale dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021”. Poco prima, anche se la data non è stata ancora resa nota, si dovrebbe tenere a Berlino l’incontro nel formato E5 dedicato all’Ucraina.
Una serie di appuntamenti su cui pende il grande nodo che tutto potrebbe condizionare, ovvero la possibilità della firma di un accordo tra Stati Uniti e Iran per la fine del conflitto, che i media americani vedono come possibile già domenica a Ginevra, ipotesi su cui però arriva una frenata da Teheran. Un susseguirsi di notizie che fonti diplomatiche italiane preferiscono al momento non commentare in attesa che gli scenari si concretizzino, anche se – si sottolinea – se dovesse esserci un’intesa “sarebbe un grande risultato per tutti e noi come Italia non possiamo che sostenere una eventuale soluzione”.
Dopo settimane di annunci (poi smentiti dalla realtà), sarebbe un successo con cui Donald Trump potrebbe decidere di presentarsi proprio al vertice G7. La presenza del numero uno della Casa Bianca a Evian resta di fatto ancora un punto interrogativo anche se – riferiscono interlocutori diplomatici italiani – la presidenza francese ha fatto sapere che tutti i leader hanno confermato la loro presenza. Di certo, Trump arriverebbe portandosi dietro le nuove accuse di “irrilevanza” scagliate ancora oggi nei confronti dell’Europa rispetto alla soluzione della crisi mediorientale.
Ma la sua presenza nella cittadina francese potrebbe essere anche la prima occasione di un incontro con Meloni dopo mesi di gelo conditi da duri botta e risposta a distanza. Le stesse fonti italiane fanno sapere che al momento non c’è stato nemmeno un contatto telefonico e che in generale non è stato fissato nessun incontro bilaterale con alcun leader ma che “convivendo nella stessa area per tre giorni sarà facile che ci siano incontri” e “ci sarà modo di trovare il tempo per uno scambio” anche con Trump. Quanto alla posizione della premier, viene sottolineato che non potrà che essere la stessa di sempre, ovvero un approccio “pragmatico e concreto” che parte dall’idea “che l’unità dell’Occidente è essenziale e che è su questa che bisogna lavorare”. Postura che per la presidente del Consiglio, ribadiscono fonti diplomatiche, vale anche per quanto riguarda l’Ucraina. Per la premier, si osserva, c’è bisogno di “una Europa efficace che parli a una sola voce”. Per questo, si sottolinea, da molto tempo Meloni sostiene che un mediatore europeo sarebbe utile per dare maggiore solidità alla posizione. Inutile però domandare se esistano già dei nomi, se sia in campo una ipotesi Draghi o se invece ci sarebbero preclusioni, per esempio, su una opzione Macron. “Il tema non è il nome, ma l’efficacia”, si rimarca.
E proprio con il presidente francese, con cui i rapporti sono stati altalenanti nel corso degli anni, la premier Meloni si ritroverà il 25 giugno in Costa Azzurra, nello specifico ad Antibes, per il vertice intergovernativo tra i due Paesi. L’Eliseo ha fatto sapere che il capo dello Stato riceverà la presidente del Consiglio “in una regione che illustra la ricchezza delle cooperazioni transfrontaliere e mediterranee” , che l’incontro vedrà anche alla presenza di 9 ministri per parte e che ci sarà anche un forum di affari.
Quanto alla definizione di “primo bilaterale dopo il Trattato del Quirinale”, fonti italiane ricordano che “non è assolutamente il primo incontro tra i due”. Peraltro – si rimarca – quelle tra i due Paesi “sono relazioni ottime anche se, come sempre succede, non si può essere d’accordo su ogni cosa perchè ci sono interessi nazionali che ognuno difende”. Tra i temi di interlocuzione indicati c’è il Libano, descritto come un “esempio di come Italia e Francia possono lavorare insieme” visto che si ragiona sul post Unifil che “non è un’operazione che l’Italia può fare da sola ma deve comprendere altri attori, tra cui sicuramente Parigi”.

