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Meloni: non sempre d’accordo con Trump. E la Ue deve parlare con la Russia

Meloni: non sempre d’accordo con Trump. E la Ue deve parlare con la Russia

“Macron ha ragione ma serve un inviato speciale che faccia sintesi”

Roma, 9 gen. (askanews) – “Il presidente francese Emmanuel Macron ha ragione: è arrivato il momento in cui anche l’Europa deve parlare con la Russia”. Nella conferenza stampa di inizio d’anno organizzata da Ordine dei giornalisti e Associazione stampa parlamentare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha esortato i Paesi europei ad assumersi, parlando con la voce unica di un Inviato speciale, la responsabilità di trattare con Mosca per risolvere il conflitto in Ucraina, non lasciando il pallino dell’iniziativa ai soli Stati Uniti. Inoltre, cosa nient’affatto secondaria, lo ha fatto dando ragione a Macron, con il quale spesso ci sono state frizioni in passato proprio a causa di quelle che considera ‘fughe in avanti’ del presidente francese sul tema delle truppe dei Paesi “Volenterosi” da inviare in Ucraina.

La premier è partita da una domanda sul suo alleato di governo Matteo Salvini, il quale aveva auspicato che l’Italia fosse il primo Paese, dopo la fine del conflitto, a ricostruire ponti con la Russia. “Salvini – ha spiegato Meloni – ha fatto una riflessione sui rapporti dell’Italia” con Mosca, “come Macron l’ha fatta per esempio sui rapporti con l’Europa. Ma al di là di quelli che sono i rapporti italiani, penso che Macron abbia ragione su questo: io credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo”, cioè Kiev, “temo che alla fine il contributo positivo che può portare sarà limitato”. E tuttavia, ha proseguito la premier nel suo ragionamento, “il problema è chi lo deve fare, perché se noi facessimo l’errore di decidere di riaprire le interlocuzioni con la Russia e” nel contempo “di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, noi faremmo un favore a Putin. E l’ultima cosa che voglio fare io nella vita è un favore a Putin”, ha precisato Meloni.

“Noi – ha spiegato la presidente del Consiglio – abbiamo avuto questo problema dall’inizio delle negoziazioni: sono molte le voci che parlano, sono molti i formati che esistono, è la ragione per la quale io sono sempre stata favorevole all’indicazione di un Inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina, cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi ma di parlare con una voce sola, è questa la vera questione che ci mette in difficoltà”.

“Dopodiché – ha concluso – dei rapporti della Russia con l’Italia, di un eventuale ritorno della Russia nel G8, ne parleremo quando avremo una pace, anzi, ne parleremo anche sulla base di quali sono le condizioni a cui si è chiusa una pace, quindi per ora mi pare assolutamente prematuro”.

La premier è poi tornata a ribadire che l’Italia, contrariamente a Francia e Regno Unito, non invierà truppe in Ucraina: “Non contesto le nazioni che vogliono farlo ma non lo considero necessario da parte dell’Italia perché il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”, ha spiegato. “Dall’inizio mi sono occupata di trovare una formula che potesse dare importanti garanzie di sicurezza e penso dobbiamo essere tutti fieri: oggi nei documenti che vengono discussi le garanzie di sicurezza per l’Ucraina vengono disegnate sulla base di una proposta che è stata fatta dall’Italia”, ha proseguito.

Su un altro fronte caldo, quello delle minacce del presidente Usa Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, Paese europeo e membro della Nato, la premier ha affermato di continuare a “non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumerne il controllo, opzione – ha scandito – che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”. “Penso – ha aggiunto – che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza. Continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

Sui suoi rapporti con Trump, il quale ha detto di non aver bisogno del diritto internazionale e che l’unica cosa che lo limita è la sua morale personale, Meloni è stata più volte sollecitata dai cronisti. “Ci sono molte cose su cui non sono d’accordo con Trump. L’ho detto e lo ribadisco. Ad esempio penso che il tema del diritto internazionale va ampiamente difeso: se saltano le regole siamo tutti più esposti. Quando non sono d’accordo lo dico e lo dico a lui, non ho difficoltà”. “Non ho capito cosa si sta chiedendo quando mi si dice che l’Italia deve prendere le distanze dagli Usa – ha risposto piccata a un’altra domanda -. Non sono comitive, è geopolitica. Quando si prendono posizioni bisogna essere conseguenti. Per me la linea dell’Italia è quella detta dal presidente Mattarella: Ue e Alleanza atlantica. E cerco le luci piuttosto che le ombre nei rapporti con i partner europei e atlantici perché a noi conviene rafforzare questo ambito. Questa strategia è sbagliata? Allora mi si dica cosa si intende fare: dobbiamo uscire dalla Nato, chiudere le basi Usa, rompere i rapporti commerciali, assaltare i McDonald’s? Con Trump sono stata d’accordo sul Venezuela, non sulla Groenlandia, e con ogni leader ho cose su cui vado d’accordo e altre no. Si chiama difendere l’interesse nazionale e gli interessi delle Nazioni non sempre si sovrappongono perfettamente”.