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Meloni punta a referendum su magistratura 22-23 marzo. E attacca: Anm si delegittima da sola

Meloni punta a referendum su magistratura 22-23 marzo. E attacca: Anm si delegittima da sola

Dna magistrati è accertare la verità ma poster campagna no in stazioni afferma il falso: separazione carriere non li sottomette alla politica

Roma, 9 gen. (askanews) – Il referendum sulla riforma della magistratura e i rapporti tra politica e toghe sono stati tra i temi che hanno alzato la temperatura della conferenza stampa della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare. Nel corso del lungo incontro con i giornalisti – durato oltre tre ore – la premier ha elencato una serie di responsabilità dei magistrati sulle questioni di sicurezza “perché penso che chi ha ruoli di responsabilità sia chiamato a quel tipo di responsabilità”. Ma Meloni ha escluso categoricamente che le sue parole abbiano come obiettivo la “delegittimazione” delle toghe. Per la premier – anzi – sono gli stessi magistrati a delegittimarsi con “la campagna che l’Anm sta facendo nelle stazioni” sul referendum.

“Se chi ha nel suo dna la ricerca della verità, scrive una menzogna per difendere la sua campagna, legittimissima, contro il referendum, questo la delegittima”, ha accusato. Puntando il dito contro i poster per il no al referendum affissi nelle stazioni ferroviari in cui si invita appunto a dire “no” a “giudici sottoposti alla politica”. all “Le menzogne – ha detto la premier- delegittimano la politica e i giornalisti. Chi ha un ruolo di responsabilità è chiamato a ricoprirlo con dignità e onore, direbbe la nostra Costituzione”, ha continuato la presidente del Consiglio.

“Ritengo che i magistrati siano importantissimi, che i giornalisti siano importantissimi e che il ruolo della politica sia molto importante. Ritengo che più tutte queste persone fanno bene il loro lavoro e meglio è per tutti. Questo però non significa che non se ne può parlare e che non si può chiedere conto a un giornalista – come posso aver fatto io prima (rispondendo a una domanda del ‘Domani, ndr) – di notizie che deliberatamente vengono pubblicate e sono false. Allo stesso modo, non è che non si debba chiedere a un magistrato o ai magistrati di rendere conto di alcune decisioni prese sulla giustizia che chiaramente hanno la conseguenza di mettere a repentaglio la nostra sicurezza”, ha ribadito la premier sottolineando che il cercare “disperatamente di costruire degli scontri tra poteri quando, dal mio punto di vista, quegli scontri tra poteri non esistono, lo trovo un errore per uno stato complessivo del nostro sistema”.

Sulla data del voto per il referendum sulla riforma della giustizia Meloni ha assicurato che “non c’è alcun impasse” e ha ‘opzionato’ il 22-23 marzo, ricordando che “entro il 17 gennaio il Cdm dovrà decidere”. Preannunciando che con ogni probabilità lo farà nella seduta di lunedì prossimo.