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Meloni: “Taglio delle accise? Mai promesso”. Pd: “Mente”

ROMA – Il decreto del governo per la trasparenza sui prezzi dei carburanti ha sollevato un polverone. Pd diviso anche su questo: per Carlo Cottarelli, ex direttore del Fmi e ora senatore Pd, “la decisione di riportare le accise” sui carburanti “al livello di prima non è sbagliata”.

E Cottarelli spiega anche il perché: “In un momento come questo, in cui le disponibilità economiche non sono molte – ha detto – i sussidi vanno dati solo a chi ne ha davvero bisogno. La detassazione della benzina e del gasolio sarebbe un sussidio dato a tutti, anche a chi va a fare benzina in Ferrari”.

Antonio Misiani, responsabile economia e finanze nella Segreteria nazionale Pd, ha lanciato un duro attacco all’Esecutivo e in un tweet, ha postato il programma elettorale per le politiche del 2022 dove viene evidenziato il passaggio in cui si legge “sterilizzazione entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise”.
“La presidente Meloni – prosegue Misiani – quando dice di non aver mai promesso alle elezioni di tagliare le accise o ci prende in giro o ha la memoria corta. Propendiamo per la prima ipotesi. Lasci perdere la propaganda: le bugie hanno le gambe corte. I cittadini meritano risposte, non bufale”.

Il M5s butta giù il carico: “A pagina 26 del programma – ha detto la capogruppo grillina al Senato, Barbara Floridia – con cui FdI si è presentato alle elezioni è prevista nero su bianco la riduzione delle accise. Oggi Giorgia Meloni smentisce se stessa dicendo che non lo hanno mai promesso. La verità è oggi gli italiani pagano di più la benzina e che anche i beni al consumo aumenteranno di conseguenza a causa dell’aumento delle spese legate al trasporto. Si tratta di una scelta politica di questo governo, che riesce a trovare i soldi quando bisogna aiutare le società multimilionarie di serie A ma non per dare ossigeno al ceto medio e a chi è più in difficoltà”.

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha negato di aver fatto promesse e affida ad un video la risposta alle critiche dell’opposizione e a quella che definisce una “campagna mediatica ben costruita”.
Il punto di partenza è che un intervento di quel tipo sarebbe costato un miliardo al mese, almeno dieci miliardi l’anno.

“Per tagliare le accise non avremmo potuto aumentare il fondo sulla sanità, la platea delle famiglie per calmierare le bollette domestiche, per i crediti delle Pmi”, spiega.
Una decisione che la premier si intesta pienamente, adducendo almeno due argomenti: il primo “è che tagliare le accise sulla benzina è una misura che aiuta tutti indipendentemente dalla condizione economica che hanno”, il secondo è che “il mercato del petrolio stava scendendo”.

Meloni snocciola una serie di dati per dimostrare che comunque, al momento, il prezzo medio della benzina non è poi così tanto più alto (e anzi in alcuni casi più basso) di quanto non sia stato nei mesi o negli anni scorsi. Ammette, però, che ci possono essere state delle “storture”, ma allo stesso tempo evita di ingaggiare uno scontro con i distributori.

“È accaduto che vi siano alcuni che, nelle more di una modifica intervenuta da parte del governo, magari un po’ se ne approfittano e lì bisogna intervenire. Voglio dire però – osserva – che la gran parte dei benzinai si sta comportando in maniera assolutamente onesta e responsabile. è soprattutto a loro tutela che noi dobbiamo lavorare per verificare se invece ci dovesse essere qualcuno che si vuole approfittare di una situazione che è già delicata”.