Dal mercurio all’ammoniaca, ecco cosa “sguazza” nei corsi d’acqua della Sicilia - QdS

Dal mercurio all’ammoniaca, ecco cosa “sguazza” nei corsi d’acqua della Sicilia

Michele Giuliano

Dal mercurio all’ammoniaca, ecco cosa “sguazza” nei corsi d’acqua della Sicilia

venerdì 18 Novembre 2022 - 08:45

Rapporto dell’Arpa: il 38% dei fiumi monitorati sfora i limiti consentiti per le sostanze inquinanti. Buona la qualità dell’Anapo, male i valori di Alcantara-Finaita, Platani e Simeto

PALERMO – L’acqua siciliana è in cattive condizioni. Lo dice l’Arpa, che ha svolto i monitoraggi annuali delle acque fluviali, definendo così lo stato chimico dell’acqua attraverso la ricerca in acqua o nel biota (organismi che compongono l’ecosistema) di sostanze inquinanti.

E purtroppo nulla di buono è uscito fuori dalla ricerca: i risultati mostrano che il 38% dei corsi d’acqua monitorati presenta superamenti dei livelli previsti per gli elementi inquinanti e il non raggiungimento degli standard di qualità ambientali, tanto che l’Arpa ha determinato l’impietoso giudizio di “stato chimico non buono”.

Tra questi, addirittura, nello 0,8% dei casi è stata superata la concentrazione massima ammissibile di mercurio e della concentrazione media annua di benzo(a)pirene, mentre nel 23% dei casi è stata superata la soglia del benzo(a)pirene e nello 0,8% è stata superata la quota di diclorvos.

In termini numerici, l’Arpa ha rilevato 8 corsi d’acqua in stato chimico buono e 5 in stato chimico non buono. La valutazione del trend, in cui sono stati considerati i giudizi di stato chimico degli anni che vanno dal 2014 al 2019, è risultata stabile per l’77% dei corsi d’acqua, per i quali non si è registrata alcuna variazione di stato chimico, mentre nel 23% dei casi si è verificato un peggioramento. Insomma, negli ultimi anni la condizione delle acque fluviali siciliane non è stata lontanamente ottimale, e il trascorrere del tempo non ha portato alcun miglioramento, anzi. I freddi numeri non devono far dimenticare cosa essi significano poi per l’ecosistema: le acque dolci richiedono protezione e miglioramento per essere idonee alla vita dei pesci, e lo stato attuale non è per nulla adeguato alla vita marina.

In quest’ultimo rilevamento è risultata conforme soltanto la stazione “fiume Anapo”, mentre le stazioni “fiume Platani – 170”, “fiume Platani – 49”, “Alcantara-Finaita”, “fiume Ciane 91” e “fiume Simeto – 101”, non sono conformi per il superamento dei valori imperativi di temperatura, ossigeno, Bod5, nitriti, ammoniaca non ionizzata, ammoniaca totale, materiali in sospensione e cloro residuo totale. Non che sia una novità: sulla base dell’andamento delle conformità registrate dal 2011 al 2020 si denota un trend pressoché costante di non conformità per ogni stazione, ad eccezione della stazione del fiume “Anapo”, sempre conforme in ciascuno degli anni di monitoraggio.

I fiumi siciliani, quindi, stanno perdendo ormai da anni tantissimo in termini di salute, con conseguenze che non è certo sarà possibile recuperare. Un problema non da poco: una vera e propria estinzione di massa sta colpendo i pesci d’acqua dolce. Lo dicono il Wwf , insieme a diverse organizzazioni a livello mondiale: un terzo delle specie rischiano l’estinzione. Un numero enorme, se si pensa che si tratta di oltre la metà di tutte le specie di pesci del mondo e di un quarto di tutte le specie di vertebrati sulla terra.

Un patrimonio di biodiversità fondamentale per la salute dei fiumi, dei laghi e delle zone umide del mondo. Secondo il Wwf, la biodiversità dell’acqua dolce sta diminuendo a una velocità doppia rispetto a quella degli oceani e delle foreste. Le cause sono molteplici ma tutte dipendono dall’intervento dell’uomo: si va dalla distruzione dell’habitat alla costruzione di dighe idroelettriche sui fiumi a flusso libero, dall’estrazione di acqua per l’irrigazione all’inquinamento domestico, agricolo e industriale.

Inoltre, i pesci d’acqua dolce sono a rischio anche a causa della pesca eccessiva e delle pratiche di pesca distruttive, l’introduzione di specie non autoctone invasive e degli impatti dei cambiamenti climatici, senza dimenticare la pesca illegale.

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