Messina, edilizia e lavoro irregolare, in vigore il Durc di congruità - QdS

Messina, edilizia e lavoro irregolare, in vigore il Durc di congruità

Lina Bruno

Messina, edilizia e lavoro irregolare, in vigore il Durc di congruità

giovedì 11 Novembre 2021 - 00:40

Attraverso il Documento unico di regolarità contributiva verrà verificato se il numero dei lavoratori dichiarati impegnati in un cantiere è sufficiente rispetto alla dimensione dell’appalto

MESSINA – Un settore in ripresa dopo il crollo degli ultimi anni ma troppe irregolarità e poche competenze per affrontare le nuove esigenze del mercato. L’edilizia nei decenni passati trainava l’economia messinese, forse non riuscirà più ad avere quel ruolo ma sicuramente le prospettive di crescita sono tantissime e servono strumenti nuovi per coglierne tutti i vantaggi.

Ne sono consapevoli istituzioni, costruttori e sindacati che cercano ormai insieme soluzioni per correggere quelle anomalie che abbassano la sicurezza nei cantieri, creano disparità tra i lavoratori, alimentano evasione fiscale e concorrenza sleale. Il lavoro irregolare con le sue sfumature, dal grigio al nero, innesca tutto questo; un argine potrebbe metterlo il Durc di congruità entrato in vigore dal primo novembre per ogni cantiere edile pubblico e privato che effettua lavori superiori ai 70 mila euro.

Attraverso il documento unico di regolarità contributiva verrà verificato se il numero dei lavoratori dichiarati che lavorano in un cantiere è sufficiente rispetto alla dimensione dell’appalto sulla base di indici, predefiniti dall’accordo del 10 settembre 2020 firmato dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni datoriali. I parametri di riferimento sono diversi e l’accordo individua 17 categorie. Nell’edilizia civile compresi impianti e forniture ad esempio la percentuale di incidenza minima della manodopera sul valore dell’opera deve essere del 14,28%, nel restauro e manutenzione di beni culturale del 30% mentre nell’edilizia industriale esclusi gli impianti basta il 5,36%.

Di Durc di congruità si parlava già nel 2010 – dice Mario Mancini segretario Fillea Cgil – alcune casse edili a livello sperimentale facevano le verifiche in base ad un regolamento con accordo tra le parti, adesso saranno obbligatorie per i lavori superiori ai 70mila euro. Nel caso in cui vengano evidenziate delle difformità saranno concessi 15 giorni alle imprese per regolarizzare la propria posizione. Per chi non si adegua è previsto il blocco delle lavorazioni, il divieto di partecipare a gare e la sospensione di benefici. Prevediamo che con questa misura – dice Mancini – vi sarà una emersione del 50% dell’evasione salariale e contributiva. Ci sono altre criticità che auspichiamo possano venire alla luce: il “lavoro grigio”, chi viene assunto per meno ore rispetto a quelle effettuate, e il dumping contrattuale, l’applicazione cioè di un contratto diverso rispetto a quello delle costruzioni (metalmeccanico, multi servizi, agricoltura)”.

A Messina c’è un’alta percentuale di lavoratori irregolari e non solo nel settore dell’edilizia che per gli infortuni e le morti è forse quello più al centro della cronaca. Gli organi ispettivi fanno un monitoraggio ma non hanno gli strumenti e il personale sufficiente per controlli a tappeto. “Abbiamo controparti sane danneggiate dalla concorrenza sleale e dagli irregolari che avvelenano il pozzo del mondo delle costruzioni”.

Le prospettive di crescita sono tante. “Una fase positiva l’avevamo registrata già nell’ottobre del 2019 e febbraio del 2020 poi stoppata dal Covid. Da ottobre 2020 è ricominciata l’ascesa, con la messa in sicurezza delle scuole e l’adeguamento di strutture ospedaliere ma si è utilizzato il contratto dei metalmeccanici. Durante la pandemia si è anche messo in moto un sistema virtuoso che ad aprile 2020 ha fatto registrare più regolarizzazioni grazie ai maggiori controlli durante il lockdown”. Con il 110%, le opere infrastrutturali ed i nuovi alloggi nell’ambito del risanamento, per l’edilizia messinese si è aperta una grande stagione, ma è un settore che deve superare l’approccio tradizionale.

Oggi c’è tantissima richiesta ma di operai qualificati, le imprese fanno a gara per avere personale specializzato che però è difficile trovare, chiediamo di formare nuove leve e di riqualificare chi già lavora. Non si riescono a trovare escavatoristi, ferraioli, carpentieri. Con le nuove politiche dell’abitare c’è un bisogno crescente di professionalità. Il110% è ancora un ibrido speriamo che le misure siano incisive così come prospettato ma ci sono molte cose che vanno ancora chiarite”.

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