A diverse settimane di distanza dalla tragica sparatoria avvenuta a Montagnareale, Messina, si delinea lentamente ciò che potrebbe effettivamente aver avviato la sparatoria improvvisa sui Nebrodi che, a conclusione, ha portato alla morte di tre cacciatori sui quattro coinvolti.
I fatti risalgono allo scorso 28 di gennaio e, secondo ciò che emerge dalle indagini ormai alla loro fase finale, ciò che sembra emergere dalle ricostruzioni delle forze dell’ordine è che il primo colpo sia partito per sbaglio dal fucile di una delle due vittime. Dopo il primo colpo, uno scambio di più spari sui Nebrodi tra le due coppie di calciatori, portando poi alla strage con due vittime.
Uno sparo per errore genera la strage dei Nebrodi: il tutto supportato anche dalla telecamera sull’arma di uno dei cacciatori
Tutto ciò, emerge dopo una ricostruzione frutto della prima parziale ammissione dell’unico indagato sul caso. Inoltre, a dare ulteriore valore a ciò, anche le verifiche della telecamera che aveva con sé una delle due persone decedute dopo gli spari. Questa infatti, montata sull’arma, sembra confermare in toto ciò che sta emergendo in queste settimane.
La ricostruzione che emerge su quanto accaduto a Montagnareale (Nebrodi) a fine gennaio: da uno sparo errato è nata una strage
Come è stato chiarito dal quadro delle indagini infatti, a sparare per errore sarebbe stato il fucile di Antonio Gatani. L’uomo, poi deceduto a seguito della sparatoria, avrebbe scambiato uno dei fratelli Pino (la coppia coinvolta nell’incidente) per un cinghiale. Colpito totalmente in pieno, Giuseppe Pino si sarebbe poi accasciato a terra privo di vita.
Ed ecco che scatta la sparatoria tra i tre cacciatori, con colpi che hanno colpito di striscio Davis e ucciso l’82enne in seguito. A confermare il tutto c’è anche il fatto che l’arma di Giuseppe sembrerebbe essere stata l’unica a non aver sparato quella mattina, proprio perché l’uomo – uno dei fratelli – era già morto. Adesso, si è in attesa di altri elementi da un filmato, indagini in chiusura.

