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Metà della popolazione mondiale vive in scarsità di acqua

Metà della popolazione mondiale vive in scarsità di acqua

Rapporto mondiale Nazioni Unite su sviluppo risorse idriche

Roma, 20 mar. (askanews) – Nonostante la Terra disponga di ampie risorse di acqua dolce, circa metà della popolazione mondiale vive una condizione di grave scarsità per almeno un mese all’anno. Un fenomeno che, alimentato dalla crisi climatica, non è più limitato alle zone aride ma sta diventando una realtà che colpisce oltre 4 miliardi di persone, rendendo i cicli naturali sempre meno prevedibili. E’ quanto emerge dal Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2026 intitolato “Acqua per ogni persona: pari diritti e opportunità”.

Il documento evidenzia un quadro in cui la gestione dell’acqua non è solo una sfida ingegneristica o ambientale, ma una profonda questione di giustizia sociale e uguaglianza di genere. Nelle aree rurali e nei Paesi in via di sviluppo, l’onere dell’approvvigionamento ricade quasi interamente sulle spalle delle donne. Questo impegno quotidiano, stimato in 250 milioni di ore a livello globale, sottrae tempo prezioso all’istruzione, al riposo e ad attività generatrici di reddito, intrappolando intere generazioni in un ciclo di povertà. Il costo non è solo temporale, ma anche fisico e psicologico. La mancanza di servizi igienici e di acqua pulita per l’igiene mestruale porta a vergogna e assenteismo: si stima che 10 milioni di adolescenti (tra i 15 e i 19 anni), in 41 Paesi del mondo, abbiano perso scuola, lavoro o attività sociali tra il 2016 e il 2022.

La traduzione italiana del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche curata dalla Fondazione UniVerde con la supervisione del Programma UNESCO per la Valutazione globale delle acque è stata presentata ieri pomeriggio a Palazzo Rospigliosi in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il supporto di UNESCO WWAP. Il Rapporto identifica il settore agricolo come il principale custode delle risorse idriche globali, riflettendo il ruolo vitale dell’agricoltura nella sicurezza alimentare e nella manutenzione dei territori. In questa prospettiva, l’attività agricola viene riconosciuta motore di innovazione e resilienza.

E’ stato anche illustrato il Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, giunto alla XVI edizione, con focus su Acqua, agricoltura e climate change, realizzato dalla Fondazione UniVerde e Noto Sondaggi con la supervisione della Coldiretti e in collaborazione con ANBI e Fondazione Campagna Amica. Dall’analisi emerge che gli italiani convivono con una “nuova normalità”, in cui il clima rappresenta un elemento imprevedibile e pericoloso ma riconoscono (58%) il lavoro di manutenzione del territorio da parte degli agricoltori.

Preoccupa il rischio alluvioni, con il 58% che esprime un livello di allerta massimo; seguito dal rischio siccità, con il 54%. Se si guarda alle medie, il livello di apprensione è a un valore molto alto: 7,4 su 10 per entrambe le calamità. Per tutelare la sicurezza alimentare e dei territori, l’83% degli intervistati ritiene urgente affrontare il cambiamento climatico sostenendo gli agricoltori. Per proteggere il patrimonio agricolo e agroalimentare italiano dai fenomeni estremi restano prioritari, per il 71%, interventi contro la siccità come risparmio idrico ed efficientamento. Ma anche elaborare piani di adattamento specifici per il settore agricolo.