ROMA – Gli sforzi per invertire l’ormai proverbiale trend economico italiano e avvicinare le condizioni di sviluppo del Mezzogiorno a quelle del Nord sembrano, al momento, sortire effetti solo da un punto di vista statistico. Risultati più modesti si riscontrato, invece, in termini di quantità di ricchezza presente in concreto nell’una e nell’altra area del Paese. L’ultimo monitoraggio di Istat pubblicato ieri, infatti, parla di un Mezzogiorno trainante per crescita del reddito disponibile della famiglie italiane. Si tratta, però, di un vantaggio che esiste solo nel linguaggio delle percentuali. Spostando il focus sui numeri effettivi (espressi in migliaia di euro), il gap con il Settentrione resta schiacciante.
Reddito delle famiglie italiane nel 2024: Sud sopra la media nazionale
Il report di Istat sui conti economici ha rilevato a livello nazionale, per il 2024, un incremento del reddito delle famiglie italiane pari al +3% rispetto all’anno precedente. In questo quadro, la crescita registrata al Sud nello stesso periodo di tempo è stata pari al +3,4%, superiore alla media nazionale. Un sorpasso meridionale che, si legge nel rapporto, riguarda per di più tutte le regioni della ripartizione, eccezion fatta per il Molise e la Basilicata (rispettivamente al +2,3% e al +1,5%). Più contenuta rispetto alla media della Penisola la crescita del reddito delle famiglie del Nord-Est (+2,7%), del Nord-Ovest (+2,9%) e del Centro, quest’ultimo allineato all’andamento nazionale del +3%.
Reddito pro capite: i numeri reali ridimensionano il sorpasso del Sud
Come anticipato, però, l’incremento della disponibilità economica in mano alle famiglie italiane tra il 2023 e il 2024, in modo esattamente opposto a quanto emerge dalle percentuali, è stato in realtà più marcato – seppur leggermente – nelle aree del Centro e del Nord. Dati Istat alla mano, infatti, il reddito pro capite del Mezzogiorno era di circa 17,1 mila euro nel 2023, e di 17,8 mila euro nel 2024, con un incremento pari a 636 euro. Questo aumento, al Centro, è stato invece di oltre 714 euro, mentre al Nord l’incremento si è attestato sui 680 euro. Nel complesso, dunque, la crescita reddituale nel segmento preso in considerazione da Istat è stata piuttosto equilibrata tra le diverse aree della Penisola, se si considerano i valori in euro e non le flessioni percentuali.
Divario Nord-Sud: il Paese resta spaccato in due
Ma, mettendo da parte le considerazioni sull’aumento del reddito nel tempo, resta il fatto che, allo stato attuale, il Paese continua a essere spaccato in due: al reddito pro capite meridionale di circa 17,8 mila euro fa da contraltare un valore di 24 mila euro al Centro e di 26,6 mila euro al Nord. I divari restano dunque evidenti, nonostante i segnali di crescita rilevati da Istat per il Sud, con un Settentrione il cui reddito si attesta più alto del 49,4% circa rispetto a quello del Mezzogiorno.
Reddito pro capite regionale: Sicilia tra le ultime in Italia
Divergenze abissali, che diventano ancor più evidenti se, dall’analisi macroterritoriale, si scende nel dettaglio delle cifre regionali: come confermato nel report di Istat, al primo posto della graduatoria regionale per reddito pro capite del 2024 troviamo la Provincia autonoma di Bolzano, con 32,7 mila euro. All’ultimo posto, la Calabria con 16,8 mila euro. La Sicilia si piazza solo in terzultima posizione, con un reddito per abitante di 17,4 mila euro, ben 15,3 mila euro in meno rispetto a Bolzano. Il reddito pro capite di Bolzano risulta così più alto di circa l’87,9% rispetto a quello siciliano.
Confronto con Veneto e Lombardia: disparità produttive evidenti
Un peso ancor più significativo può avere il confronto tra le ultime regioni della classifica e territori come il Veneto o la Lombardia. Il Veneto, pur avendo una popolazione simile a quella siciliana, si colloca al dodicesimo posto in Italia con 24,6 mila euro di reddito pro capite, circa 7,2 mila euro in più rispetto alla Sicilia. Ancora più impressionante il confronto con la Lombardia che, pur avendo oltre il doppio della popolazione, si piazza comunque al secondo posto in Italia con 28,2 mila euro, ossia 10,8 mila euro in più rispetto alle famiglie residenti in Sicilia.
Pil, tra Nord e Sud “divari stabili”
Se il quadro delle disparità economiche tra Nord e Sud appare ancora evidente dal punto di vista del reddito per abitante, non meno significativo è anche lo scenario offerto dai dati sul Prodotto interno lordo. Nel report Istat sui conti economici territoriali si legge che “a livello regionale, la crescita del Pil in volume più elevata si è registrata in Sicilia (+1,8%)”. È però una stima che risente della condizione economica di sottosviluppo da cui proviene l’Isola: è logico che le variazioni (anche minime) delle cifre più basse, corrisponderanno a flessioni percentuali superiori a quelle delle cifre più alte (un inganno della statistica che più volte abbiamo affrontato in queste pagine).
Pil nominale della Sicilia: confronto con Campania, Lazio e Lombardia
Guardando infatti all’incremento del Pil nominale, e non alla variazione percentuale in volume, tra il 2023 e il 2024 la ricchezza prodotta in Sicilia è aumentata di 4,9 miliardi circa, passando da 106,8 a 111,7 miliardi. Un risultato in realtà non molto diverso da quello di un’altra regione meridionale come la Campania, che ha incrementato il suo Pil di 4,3 miliardi. E, ancora, un aumento che resta inferiore a quello di regioni come il Lazio (+5,2 miliardi) e, soprattutto, come la Lombardia, che nel giro di un anno ha accresciuto la propria ricchezza di quasi 14 miliardi. Che il Pil siciliano cresca più di quello delle altre regioni italiane, dunque, è un fatto statistico fondato, che però deve essere osservato con le giuste riserve, visto che, cifre alla mano, ci sono territori che in miliardi di euro crescono ogni anno in modo molto più rapido dell’Isola.
Disparità territoriali: il peso dei Pil regionali
Non solo dalla capacità di incrementare la ricchezza, però, si evincono le disparità territoriali tra Nord e Sud, ma anche dall’effettivo ammontare dei diversi Pil regionali. Secondo Istat, nel 2024 il Pil della Lombardia è superiore a 505,1 miliardi di euro. Quello del Veneto (che, come detto, ha la stessa popolazione della Sicilia) è pari a circa 201,3 miliardi. Si tratta di volumi di ricchezza maggiori, rispettivamente, di circa 390,5 miliardi e di quasi 90 miliardi rispetto al Pil siciliano. Una disparità netta, schiacciate, che continua a perdurare nonostante i segnali di ripresa dell’economia del Sud. Nel complesso, a livello macroterritoriale, il Pil nominale del Mezzogiorno nel 2024 è pari a 490,6 miliardi, contro 1.239,6 miliardi del Nord: quest’ultimo, dunque, produce attualmente una ricchezza superiore del 152,6% rispetto a quella del Meridione italiano.
Pil pro capite: Sicilia penultima in Italia
Uno scarto enorme che si riflette anche sulle stime relative al Pil pro capite, a proposito del quale lo stesso report Istat specifica che tra Mezzogiorno e Centro-Nord il divario è stabile. Di preciso, per quanto riguarda i valori per abitante, nel 2024 il Pil del Nord è pari a 45 mila euro. Segue quello del Centro a 40 mila euro e, infine, quello del Mezzogiorno pari a 24,8 mila euro. Anche in questo caso, come già a proposito del reddito delle famiglie, la graduatoria regionale vede in prima posizione la Provincia autonoma di Bolzano con un Pil pro capite di 61,6 mila euro, seguita dalla Lombardia con 50,4 mila euro. Posizionamento impietoso, anche nel 2024, per la Sicilia, penultima regione in Italia con un Pil pro capite di 23,3 mila euro. Peggio dell’Isola, solo la Calabria, che si è confermata all’ultimo posto in Italia con 21,7 mila euro.

