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Sui migranti l’Europa continua a chiacchierare mentre il Mediterraneo si trasforma in cimitero

Sui migranti l’Europa continua a chiacchierare mentre il Mediterraneo si trasforma in cimitero
Migranti tratti in salvo

Stabile il numero di sbarchi irregolari nel confronto 2024-2025, ma sono migliaia ad aver perso la vita in mare

ROMA – Un numero di sbarchi irregolari sulle coste italiane che si è mantenuto costante rispetto al 2024 e un dato sui morti che continua a essere drammatico e parla di migliaia di vite spezzate, famiglie distrutte e figli persi per sempre. Sono questi i concetti principali che possono riassumere il 2025 del fenomeno migratorio nel nostro Paese, tra un Governo che vanta di aver ridimensionato sensibilmente gli arrivi fuorilegge, un’opposizione che continua a chiedere di rivedere le politiche dedicate (si pensi, per esempio, alla questione dei centri in Albania, ancora inutilizzati) e l’Unione europea che ha annunciato una svolta decisiva sul tema da qui ai prossimi mesi. Una svolta che si spera non sia l’ennesimo déjà vu.

Sbarchi irregolari in Italia: i dati del ministero dell’Interno

Ma andiamo per ordine, partendo come sempre dai dati, aggiornati dal ministero dell’Interno allo scorso 31 dicembre. Gli arrivi irregolari sulle coste italiane hanno infatti toccato quota 66.296 contro i 66.617 della fine dello scorso anno. In pratica, una diminuzione di appena lo 0,48% (321 persone), che deve però essere raffrontata anche ai risultati del 2023, quando gli arrivi erano stati 157.651. Se si paragonano il 2025 e il 2023, quindi, la diminuzione è sensibile, ovvero pari al 57,74% e a 91.355 soggetti.

Le dichiarazioni del ministro Piantedosi

“I metodi e le strategie innovative messe in campo dal nostro Governo – ha affermato il ministro Piantedosi alla fine dello scorso anno – hanno permesso di raggiungere significativi risultati. Abbiamo colpito i traffici di esseri umani fin dai Paesi di partenza. Abbiamo stipulato accordi con i Paesi di origine per creare opportunità e rafforzato i canali regolari di ingresso. Ribadendo un principio chiaro e non negoziabile: in Italia si entra solo attraverso canali regolari. In Europa abbiamo svolto un ruolo da protagonisti, anticipando nuovi percorsi di gestione dei flussi poi condivisi dagli altri Stati membri. Sono aumentati i rimpatri: quasi settemila quest’anno, il 55% in più rispetto al 2022. In parallelo, gli sbarchi sono diminuiti in modo netto: meno 58% nel 2024 rispetto all’anno precedente e lo stesso andamento si registra anche quest’anno. Un cambio di passo evidente rispetto agli anni degli arrivi incontrollati”.

Le critiche dell’opposizione e il caso Albania

Una lettura che ovviamente ha fatto storcere il naso alle opposizioni, che hanno più volte criticato le politiche del Governo sul tema dell’immigrazione. Lo ha fatto, per esempio, la leader del Pd Elly Schlein, che qualche tempo fa, parlando dei centri in Albania, ha affermato senza mezzi termini: “Giorgia Meloni deve chiedere scusa agli italiani perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione Albania sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà. Non solo viola i diritti fondamentali dei migranti, tanto che quelle prigioni sono rimaste vuote. Ma dopo aver passato anni a blaterare contro i famosi 35 euro al giorno per l’accoglienza, un rapporto redatto dall’Università di Bari e ActionAid conferma come sia stata sperperata la cifra astronomica di 114mila euro al giorno a persona migrante detenuta nei centri in Albania. Quasi cinque volte tanto quello che è il reddito medio di un italiano. Non solo, per la realizzazione di ogni singolo posto in Albania i contribuenti hanno sborsato 153 mila euro, a fronte dei 21 mila in Italia”.

Unione europea e nuove norme su asilo e Paesi sicuri

Lo scontro, quindi, va avanti e sullo sfondo resta l’Unione europea, che nel corso degli anni anche su questo versante si è dimostrata incapace di scegliere e percorrere una strada unitaria. Forse, però, nelle scorse settimane e finalmente arrivata una svolta, poiché Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo su nuove norme in materia di asilo. Tra queste, viene a modificarsi il concetto di “Paese terzo sicuro” previsto dal regolamento sulle procedure di asilo in Ue, con l’introduzione di un elenco unico dei “Paesi di origine sicuri”.

Le nuove disposizioni, stando a quanto dichiarato, vogliono rendere più semplice per gli Stati membri applicare il concetto di “Paese terzo sicuro” per dichiarare inammissibili le domande di asilo, senza procedere a esami nel merito. Consentiranno inoltre il trasferimento forzato di persone in cerca di protezione verso Paesi con cui non hanno alcun legame o che potrebbero aver attraversato solo transitoriamente. Norme – in vigore da giugno 2026, nell’ambito dell’applicazione di quanto previsto dal Patto su migrazione e asilo – che sembrano pronte a dare una svolta al progetto Italia-Albania tanto difeso da Meloni e maggioranza.

Migranti morti in mare: il dato più drammatico

Al di la di norme, regolamenti e scontri politici, c’è un altro dato da prendere in considerazione, forse il più drammatico, ed è quello relativo a donne, uomini, bambini e bambine che hanno perso la vita in mare nel disperato tentativo di fuggire dal proprio Paese e trovare condizioni di vita migliori. E su questo si è concentrato il recente studio della Fondazione Migrantes intitolato “Il diritto d’asilo. Report 2025”. All’interno del documento pubblicato lo scorso dicembre si spiega come alla fine del settembre 2025 la stima (per difetto) dei rifugiati e migranti morti o dispersi nel Mediterraneo nell’anno sfiorava già “le 1.300 unità”. Per l’ennesima volta, a pagare il tributo di gran lunga più pesante sono coloro che tentano la traversata del Mediterraneo centrale: 885 vittime. Il 2024 ha visto invece il più alto tributo di vittime mai registrato sia sulla rotta atlantica verso le Canarie (1.239 fra morti e dispersi), sia sui percorsi migratori interni al continente europeo (243).

“Per rifugiati e migranti – si legge ancora nel documento della Fondazione Migrantes – il rischio di perdere la vita o di rimanere dispersi sulla rotta del Mediterraneo centrale è oggi pari a un caso ogni 58 arrivi sulle coste d’Italia o di Malta. Ma il rischio è ancora più elevato (e in crescita rispetto al 2024) sulla rotta atlantica delle Canarie: un caso ogni 33 persone sbarcate sulle isole”.

Flussi migratori in Europa e prospettive future

Tutto ciò all’interno di uno scenario in cui l’Unione europea ‘allargata’ ha visto “nei primi otto mesi del 2025 ancora una volta in diminuzione i flussi ‘irregolari’ in entrata di rifugiati e migranti ai suoi confini esterni: -21% rispetto allo stesso periodo del 2024. Risulta in aumento solo la rotta del Mediterraneo occidentale verso la Spagna (+22%). Il 2024 ha già registrato una netta diminuzione rispetto al 2023: circa 239 mila gli attraversamenti intercettati rispetto ai 386 mila dell’anno prima”.

Questo, dunque, il quadro a livello nazionale ed europeo. Stando alle notizie che arrivano da Bruxelles pare che il 2026 possa effettivamente essere l’anno per una vera svolta nella gestione dei flussi, con l’obiettivo di garantire rispetto dei diritti umani e sicurezza. Ma è quanto mai opportuno rimanere vigili, visto che di promesse in tal senso se ne sono sentite moltissime nel corso degli anni e i numeri del fenomeno lanciano un messaggio chiaro e inequivocabile: più si va avanti, più il numero delle vittime in mare rischia di crescere.