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Migranti irregolari: a inizio 2026 arrivi dimezzati. Ma le nuove guerre sono un’incognita per i flussi

Migranti irregolari: a inizio 2026 arrivi dimezzati. Ma le nuove guerre sono un’incognita per i flussi

L’attenzione nei confronti del fenomeno rimane alta, mentre a livello europeo si punta a favorire gli ingressi legali

ROMA – Gli arrivi irregolari di migranti in Italia sono in netta diminuzione, almeno stando ai primi due mesi di questo 2026. Lo rivelano i dati diffusi alla fine dello scorso mese di febbraio dal Cruscotto statistico del ministero dell’Interno, che spiegano come nell’anno in corso siano arrivate sul territorio 3.530 persone contro le 6.808 dello stesso periodo del 2025. Nello specifico, si tratta di 1.457 arrivi a gennaio e 2.073 lo scorso mese.

Si tratta quindi di un numero dimezzato rispetto a dodici mesi fa, ma che non deve far abbassare la guardia sul fenomeno, anche alla luce della complicatissima situazione politica internazionale, resa ancora più complessa negli ultimi giorni dopo i bombardamenti di Usa e Israele contro l’Iran, che hanno dato vita a un pericoloso effetto domino su tutto il medio oriente.

Immigrazione irregolare 2026: “una realtà strutturale, non un’emergenza”

Ieri è stata presentata la relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026 “Governare il cambiamento” e all’interno del documento ampio spazio è stato dedicato anche al “fenomeno migratorio verso l’Italia nel 2026”, definito “una realtà strutturale in evoluzione, piuttosto che una crisi emergenziale”. Le pressioni migratorie rimarranno verosimilmente significative e multidimensionali, alimentate non da eventi episodici ma da fattori cronici di fondo. Continuerà a rafforzarsi il trend, già osservabile negli ultimi anni, che vede prevalere le migrazioni di natura economico-strutturale rispetto a quelle determinate da crisi o conflitti armati. Tale dinamica riguarda in particolare alcune delle principali nazionalità giunte in Italia nel 2025, che con alta probabilità rimarranno centrali anche nei flussi del 2026″.

Bangladesh, Egitto, Pakistan: le nazionalità che alimenteranno i flussi verso l’Italia

Il Bangladesh, come evidenziato nella relazione, “si confermerà verosimilmente come la prima nazionalità in arrivo, potenzialmente pari a circa un terzo del totale, trainata da fattori strutturali combinati: inflazione elevata sui beni di base, svalutazione del taka (la valuta bengalese) che riduce il valore reale delle rimesse, impatti ricorrenti delle inondazioni monsoniche, densità demografica molto elevata e instabilità politica”.

Per quanto riguarda l’Egitto, come aggiunto dall’Intelligence, “nonostante gli accordi con l’Ue, il Paese continuerà a generare flussi consistenti, in ragione di una crisi economica strutturale: inflazione molto alta, forte svalutazione della valuta, riduzione delle riserve valutarie e mercato del lavoro incapace di assorbire la crescente forza lavoro giovanile. A ciò si aggiunge la cronica scarsità idrica nel bacino del Nilo, che indebolisce la produttività agricola e alimenta mobilità interna ed esterna”.

I flussi dal Pakistan, si legge nella relazione, “potrebbero aumentare moderatamente (+10-15%), spinti da inflazione persistente, elevata disoccupazione e sottooccupazione giovanile, crisi energetica reiterata e volatilità politica, elementi che alimentano la propensione migratoria soprattutto tra le fasce più giovani”. Quanto a Eritrea e Sudan, si sottolinea ancora nel documento, “anche per l’anno in corso i flussi relativi a queste due nazionalità si confermeranno, presumibilmente, in termini numerici analoghi al 2025, a causa delle condizioni economiche e di sicurezza che affliggono entrambi i Paesi. Nel complesso, tali dinamiche mostrano, e confermano, una graduale trasformazione qualitativa del fenomeno migratorio: giovani adulti che si muovono principalmente per pressioni economiche profonde, spesso aggravate da fattori ambientali e climatici. Questo rende i flussi più prevedibili e più costanti, ma anche più difficili da interrompere con strumenti di deterrenza”.

Dal picco del 2023 alla contrazione: i dati sugli sbarchi in Italia e le rotte dal Mediterraneo

L’elaborazione dell’Intelligence spiega inoltre come “nel biennio 2024-2025 i flussi che hanno raggiunto le nostre coste hanno mostrato una netta contrazione, passando dal picco di 157.651 sbarcati, registrato nel 2023, ai 66.617 del 2024, sostanzialmente eguagliati dai 66.296 arrivi censiti al 31 dicembre 2025. Nel 2025 il flusso è rimasto pressoché invariato rispetto all’anno precedente, con un lieve aumento legato soprattutto alla maggiore attività sulla rotta del Mediterraneo centrale, in particolare dalle aree costiere della Tripolitania. Dalla Cirenaica, al contrario, le partenze verso l’Italia sono rimaste contenute, anche per via dell’aumento dei flussi osservati in direzione della Grecia, verso la quale il flusso, negli ultimi due anni, si è andato progressivamente strutturando fino a giungere a oltre 19.000 sbarchi a Creta al 31 dicembre 2025. L’intensificarsi delle partenze dalla Libia occidentale è riconducibile a un insieme di fattori: dinamiche geopolitiche; nuove misure di controllo dei confini (come l’azione di contenimento tunisina); instabilità locale e capacità delle reti di trafficanti di spostare i percorsi verso questa zona, diventata uno dei principali punti di uscita dal Nord Africa verso l’Europa”.

Immigrazione legale in Italia nel 2024: i dati Eurostat e il confronto europeo

Quando si parla di immigrazione, però, si parla troppo spesso soltanto di una faccia della medaglia e non di quella legale, che per quanto riguarda il 2024 a livello continentale sono stati diffusi pochi giorni fa da Eurostat. In numeri assoluti, nel periodo in esame il nostro Paese ha registrato 389.169 persone provenienti da Paesi terzi e 62.414 provenienti da Paesi Ue per un totale di 451.583 soggetti. Il confronto con gli altri Paesi continentali ci dice che è un numero alto: solo la Spagna (1,28 milioni) e la Germania (1,07 milioni) ne registrano di più. Nello stesso anno, 4,2 milioni di persone si sono trasferite nell’Ue da Paesi terzi, anche se questa cifra non comprende i richiedenti asilo e i rifugiati provenienti dall’Ucraina in regime di protezione temporanea per alcuni Paesi. Inoltre, 1,5 milioni di persone sono migrate tra i Paesi dell’Ue, portando il totale a 6,7 milioni. Se, però, il dato si mette a confronto con la popolazione residente, si scopre che la Slovacchia ha registrato il tasso di immigrazione più basso, con un immigrato per mille residenti, seguita dalla Francia (sei) e dall’Italia, dalla Lettonia, dalla Bulgaria e dalla Polonia (tutte con otto). In totale, si stima che nel 2024 vi fossero in Ue 9,2 immigrati provenienti da Paesi terzi ogni 1.000 residenti e dunque il Belpaese è sotto tale media. Se ancora cambiamo prospettiva e guardiamo solo al numero di immigrati provenienti da Paesi terzi sul totale (che comprende anche gli immigrati provenienti da altri Paesi dell’Ue), scopriamo che l’Italia “risale” di nuovo nei grafici: le percentuali più elevate di immigrati provenienti da Paesi al di fuori dei 27 sono state registrate in Repubblica Ceca (87%), Italia (86,2%) e Spagna (84,5%). Provando a fornire al lettore una risposta di sintesi, potremmo dire che l’Italia nel 2024 è al terzo posto all’interno dell’Unione europea per numero di persone immigrate da Paesi extra-Ue e che queste ultime (86,2% del totale) sono numericamente superiori a quelle provenienti da altri Paesi dell’Ue. Dall’atro canto, potendo contare su una delle popolazioni più consistente dell’Unione, tali numeri per quanto “alti” vengono “assorbiti” meglio che in altri piccoli Paesi e, dunque, al terzo posto in termini assoluti, risponde un terz’ultimo posto in rapporto alla popolazione residente coi citati otto immigrati per 1.000 abitanti nel 2024.

Immigrazione regolare e irregolare a confronto: il compito dell’Europa è governare i flussi

Altro aspetto interessante e ricorrente riguarda il trend del fenomeno migratorio nel tempo. Nel 2024 tra uomini e donne provenienti da Paesi terzi e quelli provenienti da Paesi Ue, l’Italia ha registrato 451.583 persone, l’Ue 6,7 milioni. Nel 2023 i dati Eurostat avevano fatto segnare un numero leggermente più basso per il Belpaese: 439.658 e significativamente minore (un milione di persone in meno) rispetto al 2024 in tutta l’Ue (5,7 milioni). Nel 2022 un numero ancora più contenuto in Italia (410.985) con 7 milioni registrati, però, in tutta l’Ue. Ancora prima, nel 2021, i numeri italiani si fermavano a 318.366 persone e a 4,1 milioni nell’Ue. E così i due fenomeni migratori vengono messi a confronto: da un lato quello connesso a chi fugge dal proprio Paese in cerca di una scappatoia da guerre o povertà, dall’altro chi si sposta legalmente, per lavoro o scelta familiare, ma ricorrendo a canali ufficiali. È evidente come nel primo caso il percorso rappresenti un’incognita per chi parte e chi accoglie, mentre nel secondo caso ci si trova di fronte a un processo di integrazione spesso più agevole, favorito da un bagaglio di manodopera e competenze per il Paese di destinazione. All’Europa e ai 27 spetta quindi il compito di governare i flussi migratori nel modo più umano ed efficace, anche se negli ultimi anni questo processo si è rivelato estremamente complesso.