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Migranti, Italia sempre più lontana e per chi ce l’ha fatta è un labirinto

redazione

Migranti, Italia sempre più lontana e per chi ce l’ha fatta è un labirinto

venerdì 22 Maggio 2020 - 00:00
Migranti, Italia  sempre più lontana e per chi ce l’ha fatta è un labirinto

Rapporto Centro Astalli: poco più di 11 mila persone approdate nel 2019, -90% rispetto al 2017. Difficile ottenere un permesso di soggiorno, i decreti sicurezza hanno acuito precarietà vite

ROMA – Solo 11.471 migranti sono approdati in Italia nel 2019, con “un calo di oltre il 50% rispetto al 2018 e del 90% in relazione al 2017”. Un dato che deve comunque far allarmare, secondo il Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti ai rifugiati e ai richiedenti asilo, che ha diffuso il suo Rapporto annuale. Il drastico calo numerico è infatti dovuto, si spiega, a un quadro drammatico della situazione di migranti e rifugiati: “Nel 2019 migliaia di migranti hanno vissuto confinati in una sorta di limbo. Dimenticati nelle carceri libiche, nei campi delle isole greche o persino sulle navi che li hanno soccorsi, lasciati in balìa delle onde per giorni mentre l’Italia e gli altri Stati dell’Ue ingaggiavano un vergognoso braccio di ferro su chi dovesse accogliere poche decine di persone”. Ma se i porti dell’Europa restano chiusi, non è facile nemmeno la vita per chi è riuscito a sbarcare in Italia.

I NUMERI DELL’ASSISTENZA
La richiesta di servizi di bassa soglia (mensa, docce, vestiario, ambulatorio) è alta in tutti i territori. Oltre 3.000 utenti hanno usufruito della mensa di Roma: tra loro ben il 35% è titolare di protezione internazionale. “Sono persone – spiega il Rapporto – che, uscite dall’accoglienza assistita, sono state costrette a rivolgersi nuovamente alla mensa in mancanza di alternative”.

Il centro diurno a Palermo ha accolto 850 nuovi utenti. A Trento per far fronte ai tagli ai servizi sociali è nato il progetto una Comunità Intera, un servizio di accoglienza e assistenza a cui si sono rivolti oltre 250 richiedenti asilo e rifugiati senza dimora. Tra gli utenti dell’ambulatorio di Roma è aumentata la presenza di donne migranti, soprattutto somale e nigeriane, arrivate di recente in Italia. “Molte di loro, pur essendo portatrici di vulnerabilità importanti – si legge ancora nell’indagine – sono escluse dai circuiti di accoglienza e vivono in condizioni di grave marginalità”. Nel complesso, il Rapporto descrive un anno, il 2019, al fianco di rifugiati e richiedenti asilo, con dati e statistiche sui servizi offerti alle 20.000 persone incontrate (di cui 11.000 a Roma).

LA RETE DI VOLONTARIATO
Il Centro Astalli in tutta Italia è in prima linea per stare al fianco ai migranti, ma non solo. A Grumo Nevano (Na) il servizio di mensa e l’ambulatorio medico sono stati ampliati per essere fruibili anche da cittadini italiani in condizioni di indigenza; a Palermo il progetto Generazione intercultura 2.0 ha rafforzato le competenze professionali di un gruppo di giovani residenti in città, a prescindere dalla loro nazionalità; a Trento 13 richiedenti asilo e rifugiati, nell’ambito del progetto Combouniversitaria, hanno vissuto un’esperienza di convivenza con studenti universitari italiani fuori sede.

Nei progetti di sensibilizzazione del Centro Astalli, in circa 200 istituti scolastici di 15 città italiane, sono stati coinvolti 25.679 studenti. Un numero che incoraggia e motiva nella costruzione di comunità in cui giovani italiani e migranti siano protagonisti insieme. Ruolo fondamentale è quello svolto dai 617 volontari del Centro, di cui 200 solo a Roma.

PERMESSO DI SOGGIORNO, LABIRINTO BUROCRATICO
“Molte delle persone che abbiamo incontrato – affermano gli operatori del Centro – hanno avuto difficoltà di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. Vite instabili si scontrano con i cambiamenti delle normative e delle prassi dei singoli uffici, rendendo ogni questione burocratica un potenziale labirinto senza uscita”. Nel 2019 è aumentato il numero di accessi al centro d’ascolto di Roma (+29%), soprattutto da parte di persone che, con l’abolizione della protezione umanitaria, si sono trovate all’improvviso nella condizione di poter perdere il permesso di soggiorno. Rispetto all’anno scorso gli utenti che si sono rivolti al servizio sprovvisti di documenti validi sono notevolmente aumentati (+79%).

Agli effetti dei decreti sicurezza si sono aggiunte le complicazioni dovute alle disposizioni della Questura, che non riconosce più come residenza valida l’indirizzo fittizio né per i richiedenti asilo né per i titolari di protezione umanitaria, che si ritrovano così sprovvisti di un requisito fondamentale per convertire il permesso di soggiorno in motivi di lavoro. Circa i due terzi delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio nel 2019 non risulta iscritta al Servizio sanitario: nella maggior parte dei casi si tratta di migranti che vivono in Italia da tempo, ma che per difficoltà relative alla residenza o al titolo di soggiorno non sono riuscite ad accedere, o hanno perso l’accesso, all’assistenza sanitaria pubblica.

Anche la trasformazione radicale che ha riguardato il sistema di accoglienza in Italia, ha inferto un duro colpo a quell’accoglienza diffusa che ha caratterizzato negli ultimi anni l’impegno di molte realtà a servizio dei migranti. Il cambiamento principale ha riguardato la possibilità di accesso al sistema stesso: sono esclusi infatti dall’accoglienza Siproimi (es Sprar) i richiedenti asilo e i titolari di permesso per motivi umanitari. Le realtà della rete territoriale del Centro Astalli nel 2019 hanno accolto complessivamente 835 persone, secondo un modello di intervento che mette al centro la promozione della persona e che costruisce integrazione dal primo giorno.

DECRETI SICUREZZA DISCRIMINATORI
“Le politiche migratorie, restrittive, di chiusura, se non addirittura discriminatorie – denuncia il presidente, padre Camillo Ripamonti – che hanno caratterizzato l’ultimo anno, acuiscono precarietà di vita, esclusione e irregolarità, rendendo l’intera società più vulnerabile”. Per questo Ripamonti plaude alla regolarizzazione dei lavoratori agricoli irregolari prevista dal dl Rilancio, ma aggiunge che “non basta” e chiede di riprendere in mano “le politiche di integrazione”. Un appello cui si associa anche l’alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati, Filippo Grandi: “La pandemia che stiamo vivendo – avverte – ha reso il quadro più drammatico: il 90% dei rifugiati vivono in Paesi con strutture sanitarie fragilissime, l’impatto rischia di essere catastrofico a livello sanitario mentre gli effetti economici della pandemia sono già tangibili, visto che parliamo di persone che per lo più lavorano a giornata”.

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