Oltre un milione di euro finito nel conto bancario sbagliato. È il curioso errore commesso nei mesi scorsi dalla Regione Siciliana e scoperto dal Quotidiano di Sicilia nelle scorse ore.
La storia – un po’ kafkiana, perlomeno per ciò che riguarda i tempi – parte da Palermo e finisce a Catania, dove a ricevere le somme inattese è stata l’Assemblea territoriale idrica (Ati), l’ente in cui siedono i 58 sindaci della provincia e che, come si evince dal nome, si occupa della gestione di tutto ciò che concerne l’organizzazione e la pianificazione dei servizi necessari a portare l’acqua a casa delle persone.
A settembre scorso negli uffici dell’Ati, da due anni alle prese con la matassa apparentemente inestricabile legata all’affidamento e concreto avvio del servizio da parte del gestore unico, è arrivata la notifica dell’avvenuto accredito di alcuni bonifici inattesi. E, una volta appurata quale fosse la causale, anche immotivati.
Soldi per scuole e alunni
“I sopra elencati interventi non attengono all’attività istituzionale dell’Ati”. Al personale amministrativo in servizio all’ente etneo è toccato rispondere così alla Regione, dopo avere preso atto dell’oggetto del finanziamento confluito nei conti bancari dell’Assemblea territoriale idrica.
La comunicazione è partita da Catania il 28 novembre scorso, facendo riferimento a un fatto accaduto oltre due mesi prima: era, infatti, il 16 settembre quando alla tesoreria dell’Ati sono arrivati due pagamenti, con mittente l’assessorato regionale alla Famiglia, Politiche sociali e Lavoro, di importi rispettivamente di 752.475,25 e 215.654,95 euro.
Ad accompagnare il trasferimento delle somme c’erano le seguenti causali: “Città Metropolitana di Catania finanziamento servizi di assistenza per gli alunni” e “Città metropolitana di Catania finanziamento servizi integrativi aggiuntivi”.
In entrambe le circostanze, dunque, il reale destinatario dei finanziamenti sarebbe dovuta essere l’ex Provincia. La Città Metropolitana, che ha un ruolo nel servizio idrico nella misura in cui possiede parte delle quote di Sie, la società pubblico-privata che dovrebbe prendere in mano le redini della distribuzione in provincia, tra le proprie competenze ha infatti quella di prendersi cura degli istituti scolastici superiori.
Errori e restituzioni
Appurato lo svarione commesso dall’assessorato, in quel momento ancora retto da Nuccia Albano, l’esponente democristiana poi messa alla porta da Renato Schifani al pari dei colleghi di partito in seguito allo scandalo giudiziario in cui è stato coinvolto Totò Cuffaro, l’Ati ha avviato l’interlocuzione per far riavere i finanziamenti alla Regione.
Nella nota del 28 novembre, gli uffici catanesi hanno scritto a Palermo chiedendo di indicare le modalità di restituzione delle somme.
La risposta, tuttavia, è arrivata soltanto il 30 marzo, portando una settimana dopo alla firma della determina di liquidazione da parte dell’Ati.
“Gli importi – fanno sapere dall’ufficio stampa della Regione – sono stati accreditati per errore a causa di un disguido informatico della piattaforma, che ne ha determinato l’assegnazione a un soggetto non destinatario. Segnalata l’anomalia, l’assessorato si è immediatamente attivato per il recupero delle somme: esclusa la possibilità di un giroconto, sono state definite – prosegue la nota – le modalità di restituzione e avviata la procedura, in collaborazione con gli enti coinvolti, per evitare ritardi e garantire la continuità degli interventi”.
Il precedente
Quello che ha visto protagonista l’assessorato alla Famiglia, Politiche sociali e Lavoro non è il primo scivolone compiuto dalla Regione.
Il Quotidiano di Sicilia ha verificato infatti che poche settimane dopo – era il 6 ottobre – altri cinque pagamenti erano stati incassati dall’Ati per attività che nulla avevano a che fare con il servizio idrico.
Le somme – in totale quasi 160mila euro – erano partite dall’assessorato all’Istruzione guidato da Mimmo Turano e riguardavano anticipazioni a favore degli istituti superiori Duca degli Abruzzi e Carlo Gemellaro di Catania, il Pietro Branchina di Adrano e il Cucuzza-Euclide di Caltagirone.
In quel caso, la procedura di restituzione si era conclusa in tempi più brevi: già a dicembre, infatti, dall’Ati era stata firmata la determina di liquidazione. Un passaggio che ha poi portato, a metà febbraio, il dipartimento regionale dell’Istruzione a riproporre il decreto di finanziamento, con stavolta il giusto destinatario.

