“È probabile un intervento militare americano contro l’Iran entro le prossime 24 ore”. A dichiararlo due fonti europee citate da Ynet. Il presidente Trump avrebbe preso la decisione di intervenire, anche se l’obiettivo e i tempi dell’attacco non sarebbero ancora chiari. I raid mirati contro i Guardiani della Rivoluzione iraniani e le strutture dei servizi segreti potrebbero essere infatti la risposta più verosimile degli Stati Uniti alla repressione di Teheran. Altamente improbabile, invece, un colpo di stato verso la Guida Suprema Ali Khamenei. E’ quanto sostiene Mehrzad Boroujerdi, docente universitario irano-americano della Missouri University of Science and Technology e autore di ‘Postrevolutionary Iran: A Political Handbook‘, commentando le minacce alla Repubblica islamica del presidente Donald Trump..
“Se gli Stati Uniti decidessero di intervenire e degradare significativamente le capacità del regime iraniano, ciò potrebbe incoraggiare più iraniani a rimanere in piazza e aumentare la pressione sul regime”, spiega Boroujerdi. Tuttavia, “dato che il presidente Trump ha mostrato scarso desiderio di impiegare truppe di terra, soprattutto in un contesto così sanguinoso e volatile, la risposta più plausibile sarebbe limitata a attacchi aerei contro le installazioni dei Guardiani della Rivoluzione e dei servizi di intelligence”.
I contatti diplomatici tra Teheran e Washington
Boroujerdi sostiene che ci siano “trattative dietro le quinte, come ammesso dallo stesso presidente Trump”. Secondo l’esperto, l’ultima “escalation di minacce” da parte del presidente americano potrebbe essere il segnale che i negoziati “non procedono secondo i termini che ritiene accettabili”. L’esperto invece è diffidente all’idea di un possibile accordo: “Le prospettive rimangono limitate perché Washington insiste per ottenere concessioni massime, mentre i leader iraniani non vogliono dare l’impressione di aver ceduto sotto pressione. Questo rappresenta il dilemma centrale“.
Proteste antigovernative: “Le più radicali dal 1979”
Le proteste antigovernative di questi ultimi giorni svolte dalla popolazione iraniana appaiono a Boroujerdi come le più radicali e significative che il regime islamico abbia affrontato dal 1979. Tuttavia, avverte, che “al momento non è chiaro se possano davvero rovesciare un regime che si è sempre mostrato disposto a usare violenza estrema per mantenere il potere”.
Tajani: “il primo pensiero agli italiani in Iran”
Sono circa 600 gli italiani in Iran. Dato – questo – che preoccupa il Governo già operativo per una riunione con l’ambasciata di Teheran. “Dobbiamo preoccuparci innanzitutto, in un momento di così grande tensione, della sicurezza degli italiani”. Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani a margine di un convegno alla Camera.
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