Roma, 19 feb. (askanews) – La questione era stata sollevata per prima da UNCEM Marche, nero su bianco, già il 6 novembre 2025. Una lettera formale al Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, ai Parlamentari marchigiani e al Presidente della Regione Francesco Acquaroli denunciava con chiarezza: i criteri previsti dalla Legge 131/2025 per definire la “montanità” avrebbero escluso quasi tutti i Comuni dell’Appennino marchigiano, ignorando isolamento, fragilità economica e realtà sociali dei territori.
In dettaglio: il primo criterio stabiliva che un Comune potesse essere considerato montano solo se almeno il 25% della sua superficie superava i 600 metri di altitudine e almeno il 30% presentava pendenze superiori al 20%. In alternativa, il secondo criterio permetteva di qualificare un Comune come montano solo se l’altimetria media superava i 500 metri. Una scelta definita fin da subito «assurda e inaccettabile» dalle Unioni Montane delle Marche. Perché l’Appennino non sono le Alpi e non può essere misurato con un parametro altimetrico rigido. Nei territori marchigiani la montanità è fatta di isolamento, difficoltà di accesso ai servizi, fragilità economica e demografica, cratere sismico e dissesto idrogeologico. Non di numeri astratti.
La mobilitazione istituzionale che ne è seguita in sede di Conferenza Stato-Regioni, con il coinvolgimento diretto della Regione Marche e degli assessori Baldelli e Consoli, hanno prodotto un risultato concreto, infatti per rientrare nell’elenco, il comune deve rispettare uno o più dei seguenti requisiti: almeno il 20% del territorio sopra i 600 metri e almeno il 25% della superficie con una pendenza superiore al 20%; un’altitudine media pari o superiore a 350 metri e almeno il 5% del territorio con pendenza superiore al 20% oppure un’altimetria media di almeno 400 metri; un’altitudine massima pari o superiore a 1.200 metri.
Un passo avanti importante, giusto, che va riconosciuto. La Regione ha svolto un’azione forte e responsabile, contribuendo a correggere un’impostazione iniziale profondamente sbagliata. Un risultato positivo, ma non sufficiente.
Nonostante la revisione dei criteri, restano 18 Comuni marchigiani esclusi dal riconoscimento di montanità. Diciotto comunità che vivono le stesse fragilità strutturali degli altri territori dell’Appennino e che ora rischiano di essere tagliate fuori da misure decisive su sviluppo, servizi, fiscalità e politiche demografiche. Il nodo non è solo tecnico. È istituzionale. È una questione di certezza normativa e di coesione territoriale.
«Da mesi lo diciamo con chiarezza – ha dichiarato Giuseppe Amici, Presidente di UNCEM Marche – che questa riclassificazione andava evitata. Lo abbiamo detto quando eravamo soli, lo abbiamo scritto al Governo, lo abbiamo ribadito in tutte le sedi istituzionali. Sapevamo che avrebbe generato caos, divisioni e conflitti tra territori che condividono le stesse condizioni. Il punto oggi è semplice: il buon senso deve prevalere sulla rigidità. Quando una norma crea più problemi di quelli che risolve, la soluzione non è complicarla ulteriormente con sottogruppi e sotto elenchi. La soluzione è ripristinare lo status quo. Non possiamo accettare che si creino Comuni di serie A e Comuni di serie B. Non possiamo accettare che territori che da decenni sono riconosciuti montani si trovino improvvisamente fuori, con dubbi su scuola, sanità, trasporti e ordinamenti differenziati. Sarebbe assurdo e dannoso. Sarebbe un salto indietro. Perché dividere la montagna significa indebolirla. Se davvero vogliamo coesione, unità e sviluppo delle aree interne, allora l’unica scelta coerente è il reintegro totale dei 18 Comuni marchigiani esclusi, senza se e senza ma. Non stiamo chiedendo privilegi. Stiamo chiedendo una scelta di equilibrio istituzionale. Ripristinare lo status quo non è un passo indietro: è un atto di responsabilità. È la via più lineare, più giusta e più ragionevole. Il buon senso oggi coincide con una decisione chiara: reintegrare tutti i 18 Comuni marchigiani e chiudere definitivamente una stagione di incertezza che non ha fatto bene a nessuno».

