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Nuove indagini sulla morte di Angelo Onorato a Palermo, Francesca Donato a QdS.it: “Gli assassini di mio marito sono ancora in giro”

Nuove indagini sulla morte di Angelo Onorato a Palermo, Francesca Donato a QdS.it: “Gli assassini di mio marito sono ancora in giro”
Angelo Onorato

La moglie ha commentato l’accoglimento del gip dell’opposizione presentata dal legale della famiglia dell’imprenditore sulla richiesta di archiviazione del caso

Una verità ancora tutta da scrivere quella sulla morte dell’imprenditore Angelo Onorato, marito dell’ex eurodeputata Francesca Donato, trovato morto nella sua auto il 25 maggio 2024 in via Ugo La Malfa, a Palermo. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppina Zampino ha infatti accolto la richiesta del legale della famiglia, l’avvocato Vincenzo Lo Re e ha respinto la richiesta di archiviazione della procura chiedendo ulteriori indagini sulla morte dell’imprenditore, titolare dei negozi “Casa”. L’uomo era stato trovato senza vita nel suo Suv con una fascetta da elettricista stretta al collo.

La famiglia non ha mai creduto al suicidio

La famiglia sin da subito non ha mai creduto all’ipotesi di suicidio. La moglie, in primis, ha sempre raccontato in questi anni che il marito, nei giorni prima del decesso, appariva strano. Aveva confessato alla coniuge di essere preoccupato e che c’era una persona di Capaci che lo poteva far uccidere. Nel settembre scorso, tuttavia, i pubblici ministeri Clio Di Guardo e Luisa Vittoria Campanile avevano chiesto l’archiviazione del caso. “Le indagini non hanno consentito di individuare seri, concreti e specifici elementi a carico di alcuno e neppure è stato possibile escludere che il decesso sia stato frutto di una scelta autonoma dello stesso Onorato”, aveva scritto la procura nelle motivazione della richiesta di archiviazione.

Il gip: “Assenza di segni di colluttazione non esclude dinamica violenta”

Il gip che ha rigettato la richiesta di archiviazione, scrive: “L’assenza di segni evidenti di colluttazione macroscopica sul corpo della vittima non esclude una dinamica violenta”.

Il giudice per le indagini preliminari, come spiega il legale della famiglia, “considera inoltre che le immagini provenienti da numerosi impianti di videosorveglianza privati hanno permesso di ricostruire con precisione i movimenti dell’auto nella mattina del 25 maggio 2024 e la sua sosta prolungata nel tratto in cui è stata rinvenuta con il cadavere a bordo”.

Morte di Onorato, il gip: “L’assenza di terzi non è tecnicamente dimostrabile”

Ma “va, tuttavia, rilevato che l’assunto, sostenuto dalla pubblica accusa, secondo il quale la presenza di terzi è esclusa poiché nessun veicolo entra o esce dal tratto non è tecnicamente dimostrabile in quanto le telecamere coprono solo gli accessi veicolari, non l’intero tratto, e non esiste alcuna telecamera che riprenda pedoni che possano entrare da aree laterali, marciapiedi, terreni adiacenti, spazi non visibili e non è dimostrato che non esistano varchi pedonali, passaggi tra edifici, accessi secondari”.

Osserva ancora il gip che la “ricostruzione effettuata dalla polizia giudiziaria è, pertanto, completa solo per ciò che è ripreso, ma non per ciò che accade nel tratto cieco, ignorando – altresì – la durata della sosta ed escludendo solo auto, non persone”.

In particolare: “l’auto condotta dall’Onorato si ferma alle 11:06:45 e il corpo viene scoperto alle 15:11. Si tratta di oltre quattro ore in cui nessuna telecamera riprende l’auto, nessuna telecamera riprende il tratto cieco e nessuna telecamera riprende eventuali pedoni. La ricostruzione dà per certo che l’Onorato fosse solo in auto, ma la visibilità non è sempre sufficiente a confermarlo, poiché non sempre è possibile vedere se c’è qualcuno accanto a lui o se qualcuno si avvicina allo sportello”.

“Lettera imprenditore segnale allarme per propria incolumità”

La richiesta di prorogare le indagini va accolta poiché “non risulta effettuata una analisi biostatistica integrata sui picchi allelici rilevati sui reperti (fascetta, camicia, cintura, poggiatesta)”, precisa il gip nell’ordinanza.

Inoltre, secondo il gip la lettera manoscritta e alcuni messaggi whatsapp inoltrati da Angelo Onorato, per il legale, l’avvocato Vincenzo Lo Re, “costituiscono segnali oggettivi di allarme, attraverso i quali la vittima “esprimeva timori concreti per la propria incolumità, che non sono stati adeguatamente approfonditi nella fase delle indagini”. Anche l’accertamento merceologico della fascetta, “per dimensione non assimilabile a quelle comunemente vendute, va approfondito”.

Lo sportello dell’auto, la cintura di sicurezza, le impronte digitali: tutti i dubbi del giudice

Il gip conclude osservando che: “l’opposizione valorizza – con argomentazioni non manifestamente infondate – una serie di elementi fattuali che risultano non integralmente approfonditi, tra cui la dinamica di apertura dello sportello posteriore destro dell’autovettura, registrata dalla centralina alle ore 11:07:15, senza successiva chiusura, e la circostanza che tale sportello risultasse semiaperto all’arrivo della prima volante; la presenza di aghi di pino sui tappetini posteriori dell’autovettura, nonché sul marciapiede lato destro, compatibili con un accesso all’abitacolo da parte di terzi; la posizione anomala della cintura di sicurezza e della relativa linguetta, non coerente con le abitudini riferite della vittima e non adeguatamente spiegata in chiave autolesiva; l’assenza di impronte digitali sulla fascetta rinvenuta al collo della vittima e su quella rinvenuta sull’asfalto, pur trattandosi di materiale astrattamente idoneo alla ritenzione di impronte; la presenza, su più reperti (fascette, cintura di sicurezza, poggiatesta, occhiali, indumenti), di tracce genetiche miste e di picchi allelici non attribuiti, rispetto ai quali non risulta eseguita una valutazione biostatistica unitaria; la finestra spazio-temporale non coperta da sistemi di videosorveglianza, nella quale non risulta logicamente esclusa la presenza di terzi a piedi; talune incongruenze temporali tra le comunicazioni telefoniche immediatamente antecedenti al decesso e l’ipotesi di gesto autolesivo improvviso e solitario”.

Francesca Donato a QdS.it: “Andare avanti nelle indagini con maggiore approfondimento e attenzione”

Nella giornata di ieri mattina la svolta. La moglie di Onorato, Francesca Donato ha commentato ai microfoni di QdS.it la decisione del giudice: “Si tratta dell’inizio di un percorso – ha esordito -. Non è la conclusione, ma una tappa fondamentale perché chiaramente se fosse stata respinta la nostra richiesta di opposizione le indagini si sarebbero chiuse”.

“È stato fatto un lavoro importante – prosegue la Donato -. Abbiamo esaminato tutte le carte delle indagini individuando tutti gli aspetti critici, i dubbi e le contraddizioni rispetto alle conclusioni che sono state esposte dalla Procura di Palermo nella sua richiesta di archiviazione. Abbiamo sottoposto le nostre richieste per il proseguo delle indagini alla gip che ha accolto quasi tutto quello da noi sostenuto e messo per iscritto. Ha evidenziato le cose più importanti aggiungendo anche, di sua iniziativa, degli ulteriori elementi. Questa è una soddisfazione perché significa che la vicenda è stata seguita in modo molto accurata. Per noi è un ottimo risultato”.

Adesso la palla ripassa alla Procura di Palermo, Donato: “Il caso non può essere liquidato così”

Adesso tocca nuovamente alla Procura esaminare i nuovi elementi che saranno messi a disposizione e seguire le indicazioni del giudice per approfondire la vicenda sulla morte dell’imprenditore, rimasta ancora senza una verità. “In questi sei mesi di proroga standard la Procura dovrà fare tutto quello che è stato riportato nell’ordinanza – precisa la Donato -. Mi auguro sia disponibile anche a collaborare con le parti offese. Abbiamo offerto spunti molto importanti, l’auspicio è che ci sia la volontà di andare avanti con maggiore approfondimento e attenzione rispetto a quella data fino ad oggi. Il caso non può essere liquidato così. come era stato fatto erroneamente in prima battuta”.

La morte dell’imprenditore Onorato, la moglie non ha dubbi: è stato omicidio

Francesca Donato non ha dubbi su quello che accaduto al marito: per la moglie è stato ucciso. “Abbiamo raccolto ulteriori elementi in questi mesi che sono stati messi agli atti – ha aggiunto -. Abbiamo esposto tutto ciò che è stato scoperto e approfondito. Il materiale c’è e l’augurio è che in questi sei mesi si usi bene il tempo per fare le attività necessarie e formulare delle ipotesi di accusa”.

“Io quello che vorrei far capire è una cosa sola – sottolinea l’ex eurodeputata -: le persone che hanno ucciso mio marito sono ancora in giro e sono pericolose. Si tratta di gente che usa questo sistema per punire chi non fa quello che loro richiedono. Mio marito è stato vittima di criminali. Non è una vendetta personale, né di altro tipo, ma questioni lavorative, territoriali. Di controllo del territorio – continua la Donato – ed adempiere a determinate richieste fatte in un certo modo. Sono situazioni in cui chi lavora nell’ambito dell’edilizia si trova: chi cala la testa va avanti e invece c’è chi non si piega e viene punito in maniera. Ed è quello che è successo a mio marito. Per me si è trattata di un’esecuzione per dare una lezione a tutti quelli del territorio”.

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