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Musumeci ha ragione. Pubblica amministrazione, disastro lentezza

Musumeci ha ragione. Pubblica amministrazione, disastro lentezza
Nello Musumeci

Leggi strambe, dirigenti incapaci

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, nelle numerose interviste di questi giorni con riferimento al ciclone Harry, ha rilasciato alcune pesanti dichiarazioni con parole felpate: “Il problema non sono i soldi, ma la grave lentezza con cui essi si spendono”.
Non l’ha nominata, ma è evidente che si riferiva alla Pubblica amministrazione, la quale, ormai da tempo, non funziona più ed è un peso enorme per tutto il Paese. Tuttavia, bisogna distinguere quella parte della Pa delle otto (ricche) regioni del Nord Italia dall’altra delle otto (povere) regioni del Sud. Trascuriamo le quattro regioni centrali, con epicentro Roma, ove il casino è totale.

Nel Nord le amministrazioni funzionano in modo sufficiente e in diverse regioni anche in modo lodevole. Nel Sud, invece, il disastro è completo e non si salva proprio nessuno, tranne qualche caso in cui dirigenti eccezionalmente capaci suppliscono a una deficienza del sistema.

Perché la Pubblica amministrazione del Sud non funziona

Perché la Pubblica amministrazione (regionale e locale) meridionale e centrale non funziona? Perché è imperante il regime del favore: tutto funziona in base alle richieste di favori di questo e di quello. Manca l’oggettività e il senso di responsabilità dei/delle dirigenti, i/le quali devono oggettivamente fare funzionare quel pezzo di amministrazione che viene loro affidato.

Ma anche i/le dirigenti sono carenti (non tutti/e) perché non vengono scelti/e per le loro capacità, abilità professionali ed esperienza, bensì perché sono amici/che del ministro, dell’assessore regionale o di qualche altro notabile che cerca di piazzare i propri fedeli nei posti. Con quale conseguenza? Quella che poi a questi fedeli, servi, si può chiedere di compiere certi atti, contrari alla decenza, proprio perché in esecuzione della cultura del favore.

Carenza di professionalità e ritardi cronici

Vi è un’altra grave lacuna nella Pubblica amministrazione e cioé la carenza di professionalità. Pochi dirigenti hanno frequentato il master in Business administration o quello in Organizzazione, per cui non possiedono gli strumenti necessari per gestire persone, cose e risorse finanziarie.

Quello che scriviamo è dimostrato dalla carenza di risultati, che sono scadenti, mediocri e quantitativamente modesti. Tali risultati vengono conseguiti con estremo ritardo e quindi con un danno enorme per cittadini/e, imprese e altri enti che ne subiscono le conseguenze.

Il ministro Musumeci – che conosciamo bene già da presidente della Regione siciliana e da presidente della Provincia regionale di Catania – ha vissuto sulla propria pelle i fatti che elenchiamo in questa nota. Mentre a livello provinciale è riuscito comunque a ottenere eccellenti risultati, quando divenne il capo della Regione, è stato imbrigliato da quella mostruosa burocrazia palermitana che non funziona, se non in base alle ferree regole del favore.

Le riforme possibili e mai attuate

Di fronte a questa grave malattia, né il Governo né le Giunte regionali delle otto Regioni meridionali tentano di metterci qualche rimedio, che c’è, basta volerlo applicare. Quale sarebbe questo rimedio? Ve lo scriviamo di seguito.

Le Giunte regionali dovrebbero farsi assistere dalle grandi compagnie di consulenza per redigere il Piano organizzativo di tutti i servizi in trenta giorni, nel quale vengano fissati gli obiettivi e redatti i cronoprogrammi per raggiungerli. Tale piano dovrebbe prevedere premi o sanzioni nel caso di ritardi.

Ovviamente, in questo quadro va posta la revisione degli astrusi regolamenti e leggi regionali, redatti da incompetenti, che non hanno la minima idea di come si debba governare un’azienda pubblica, qual è una Regione.

Disastri, commissariamenti e il rischio di nuovi fallimenti

Soprattutto quando ci sono i disastri – ricordiamo quello del Belice, per cui occorsero cinquant’anni per la ricostruzione – si manifesta l’incapacità delle strutture pubbliche, che ricorrono a commissari/e straordinari/e e agli auspici, col risultato che non si consegue nessun risultato.

Con grande dolore dobbiamo pensare che, anche nel caso di Harry, la Regione non riuscirà a fare partire la stagione estiva dal prossimo giugno. Auguriamo vivamente di sbagliarci.