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Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora

Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora

Vittime per 91,5% uomini, in maggioranza stranieri, età media 46 anni

Milano, 9 gen. (askanews) – Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Il dato emerge dal dossier “La strage invisibile”, realizzato dall’Osservatorio fio.PSD, che dal 2020 monitora i decessi di chi vive senza un alloggio adeguato e ricostruisce numeri, profili e distribuzione territoriale del fenomeno.

Il report colloca queste morti dentro una dinamica ormai stabile su valori superiori alle 400 vittime annue e sottolinea che non si tratta di un evento circoscritto alle sole emergenze stagionali. Nel 2025, su 414 decessi complessivi, 226 sono avvenuti nei mesi invernali e primaverili, confermando che i periodi più duri restano quelli in cui freddo e fragilità sanitarie pesano di più su chi non dispone di un riparo adeguato. L’andamento mese per mese mostra una continuità senza interruzioni, con una media mensile compresa tra 21 e 44 decessi e un lieve calo nei mesi autunnali di settembre e ottobre. Nel dettaglio, a gennaio i decessi rilevati sono 44, a febbraio 38, a marzo 41, ad aprile 38, a maggio 33, a giugno 35, a luglio 33, ad agosto 37, a settembre 27, a ottobre 21, a novembre 37 e a dicembre 31. In termini stagionali il dossier registra 115 decessi in inverno, 111 in primavera, 99 in estate e 89 in autunno.

Sui profili delle vittime, la ricerca segnala le difficoltà nel reperire sempre età e cittadinanza ma ricostruisce un quadro prevalente. Nel 2025 le morti in strada riguardano soprattutto uomini, pari al 91,5%, e persone di nazionalità straniera, pari al 56,5%. Tra gli stranieri prevalgono i cittadini extraeuropei, 45%, con una presenza rilevante di persone provenienti dal Marocco, 10%, e dalla Tunisia, 3,5%. Il dossier indica anche un aumento di vittime provenienti da Stati indo asiatici, Bangladesh, India e Pakistan, pari al 5%. Gli stranieri di nazionalità europea rappresentano l’11,5% e provengono principalmente dalla Romania, 7,5%. La quota di cittadini italiani è pari al 29% ed è indicata in aumento rispetto all’anno precedente, quando era al 27%, mentre una parte dei casi resta non determinata, 14%.

Per l’età, il report rileva che si muore in tutte le fasce, dai pochi mesi di vita fino ai 90 anni. L’età media dei decessi è 46,3 anni, più alta tra gli italiani, 54,5, e più bassa tra gli stranieri, 42. A confronto, il dossier riporta l’età media di morte della popolazione italiana pari a 81,9 anni, dato utilizzato per evidenziare la riduzione drastica dell’aspettativa di vita legata alla permanenza in strada.

La geografia dei decessi mostra che il Nord resta l’area più colpita, con oltre metà dei casi: 29% nel Nord Ovest e 19,7% nel Nord Est. Seguono il Centro con il 26%, il Sud con il 17% e le Isole con l’8,3%. A livello regionale, la Lombardia registra il 19% dei decessi, pari a 78 casi, il Lazio il 14%, pari a 60, quindi il Veneto con 46 decessi, la Toscana con 34 e la Campania con 31. Il dossier riporta poi Piemonte 25, Emilia Romagna 22, Puglia 21, Sicilia 17, Sardegna 17, Liguria 14, Abruzzo 10, Marche 10, Friuli Venezia Giulia 10, Calabria 6, Umbria 4, Valle d’Aosta 3, Trentino Alto Adige 3, Basilicata e Molise 1.

L’analisi provinciale evidenzia la concentrazione nelle grandi città, ma anche l’estensione del fenomeno nelle aree di provincia e nei centri medio piccoli. La provincia con più decessi risulta Roma con 48, mentre il report precisa che nella città di Roma le morti sono 36. Seguono Milano con 27, Bergamo con 19, Torino con 18, Napoli con 15, Treviso con 12, Venezia con 11, Verona con 11, Firenze con 10, Bologna con 9, Cagliari con 9, Foggia con 8, Salerno con 8, Caserta con 7 e Como con 7. Il dossier segnala inoltre che destano preoccupazione anche i decessi nei Comuni della provincia di Milano e in altre province lombarde, per un totale di ulteriori 60 morti registrate. Nel complesso, il report indica che il 40,5 per cento dei decessi avviene nelle 14 città metropolitane ma la maggioranza si verifica in territori di provincia. I Comuni interessati dal monitoraggio sono 235, distribuiti su tutto il territorio nazionale.

La ricerca insiste sul fatto che la strada amplifica vulnerabilità che in altre condizioni non sarebbero letali. In questa chiave vengono letti anche i luoghi dei decessi, che sono un indicatore delle condizioni di vita. Nel 34% dei casi i ritrovamenti avvengono in strada, parchi e aree pubbliche; nel 23% in baracche e ripari di fortuna, considerando insieme le quote riferite a baracche, capannoni, edifici abbandonati e ripari di fortuna; nel 15% i decessi sono per annegamento in corsi d’acqua, mare o lago; l’8% avviene in carcere. Il report registra inoltre decessi in stazioni ferroviarie o metropolitane, in ospedale, in alloggi supportati, in automobile, roulotte o vagoni e anche in strutture di accoglienza notturna.

Sulle cause di morte, la quota principale è legata a condizioni di salute: il 42% dei decessi è attribuito a malori improvvisi o malattie. Un altro 40% riguarda eventi traumatici e accidentali, come aggressioni, incidenti e suicidi, mentre il 7% è ricondotto ad abuso di alcol o droghe e il 10% resta di causa sconosciuta. Il report richiama un confronto con i dati Istat, secondo cui la popolazione nazionale muore per cause esterne di traumatismi o incidenti nel 4% dei casi. Nel dettaglio, tra le cause specifiche compaiono malore 39%, suicidio 11%, annegamento 11%, incidenti da trasporto 9%, abuso di alcol o droghe 8%, aggressione 6%, malattia 5%, caduta accidentale 4%, ischemia 3%, incendio 2%, ipotermia 2% e avvelenamento 1%.

Nelle conclusioni l’Osservatorio definisce il quadro “profondamente allarmante” e descrive la morte delle persone senza dimora come un fenomeno strutturale, continuo e diffuso, non limitato a emergenze climatiche. Il report attribuisce un peso centrale alla mancanza di accesso alle cure sanitarie, all’isolamento sociale, all’insicurezza e all’assenza di un alloggio adeguato. Viene indicata la necessità di un sistema di intervento più capillare e accessibile anche nei territori meno visibili e meno attrezzati, insieme al superamento di una logica esclusivamente emergenziale a favore di politiche strutturali e continuative su prevenzione, accesso alla salute, presa in carico integrata e, soprattutto, soluzioni abitative stabili e dignitose.