Sull’Etna il vino non è solo un prodotto agricolo, ma una memoria viva che attraversa le generazioni. Per Nerina Cardile è una storia che nasce molto prima di lei, tra le vigne del nonno e le mani instancabili del padre, e che oggi prende forma in un progetto personale capace di unire terra, identità e desiderio. “La mia famiglia ha sempre prodotto vino sull’Etna. Già mio nonno Leonardo, poi mio padre Salvatore. Il vino è sempre stato lì, non solo in vigna ma anche sulla tavola”, racconta.
Crescere tra le vigne: il vino come rito quotidiano
Crescere in questo contesto significa respirare la vinificazione come un rito quotidiano, fatto di stagioni, di lavoro condiviso, di festa. “Il momento della vinificazione era un momento di grande festa. Stare insieme in cantina, con mio nonno e mio padre, era qualcosa di naturale. Io sono nata e cresciuta in questo mondo”. Eppure, a diciott’anni, Nerina sente il bisogno di allontanarsi. Vuole capire chi è, cosa desidera davvero. Sceglie Psicologia, studia tra Enna, Catania e Padova, vive per un periodo a Londra, poi Milano. Ma l’Etna resta una presenza costante. “Anche quando ero lontana tornavo sempre. Vedere l’Etna ti dà forza, energia. È un richiamo continuo”. Milano diventa il punto di svolta. “È la città che mi ha fatto capire cosa non volevo della mia vita. In quel periodo parlavo solo di vino e di vigna. Ho capito che dovevo tornare a casa e ci tengo anche a dire che mia madre è stata quella che ha sempre sostenuto il mio desiderio”.
Il ritorno in Sicilia e l’inizio del progetto personale
Il rientro in Sicilia coincide con l’inizio di un nuovo percorso: nel 2018 inizia a lavorare con la cantina Vino di Anna, tra cantina e vigna. “Il momento in cui sono in cantina è il momento in cui sono felice. È lì che sento di essere me stessa”. Nel 2020, anno della pandemia, arriva la scelta definitiva. Il padre le affida una parte delle vigne di famiglia, alberelli centenari coltivati con cura quasi maniacale. “Mi sono chiesta: cosa faccio adesso? Grazie al supporto di Anna ed Erik di Vino di Anna ho fatto la mia prima etichetta. Da lì è iniziato tutto”. Mille bottiglie all’inizio, oggi circa 8.000, per un progetto artigianale che cresce insieme a lei. Nerina non è enologa, ma vive il vino come un atto di ascolto e responsabilità.
Psicologia e vino: il desiderio come motore
“Il vino non si fa da solo. Devi studiare, osservare, rispettare i tempi. È un dialogo continuo tra l’uomo e la natura”. Una visione che si intreccia naturalmente con la sua formazione psicologica. “Il desiderio muove tutto. Senza desiderio non riuscirei a fare questo lavoro”. Non a caso uno dei suoi vini si chiama Encore Ancora, un riferimento diretto alla psicanalisi e al concetto di desiderio. Un altro, Terremoto, è dedicato al padre. “Mi chiama così perché non sto mai ferma. È un omaggio a lui, al coraggio di tentare”. Oggi i suoi vini viaggiano dall’Italia all’estero: Stati Uniti, Australia, Canada, Belgio, Repubblica Ceca. Ma il centro resta sempre l’Etna. “C’è una trasmissione di desiderio che passa da mio nonno a mio padre, fino a me. Io riesco a valorizzarla davvero solo perché sono andata via e poi sono tornata. Oggi so quanto è prezioso questo territorio”. Per Nerina Cardile fare vino significa portare se stessa in un calice: “Spero che i miei vini riescano a parlare, a raccontare chi sono io e la mia Etna. Amare dove vivi, quello che fai, è fondamentale. Senza questo, niente avrebbe senso”.

