PALERMO – Ci sono due date fondamentali per le sorti del fine legislatura regionale, con meno di mille voti in gioco e due partiti che continuano a manifestare assoluta “incompatibilità ambientale” all’interno della stessa coalizione. Domenica prossima si riapriranno le urne per i Comuni chiamati al ballottaggio, e a tenere col fiato sospeso è lo scontro che procede duro ad Agrigento. Ma nel contesto politico regionale il ballottaggio nella Città dei Templi è speculare a un altro, in una provincia diversa e di ben più piccola portata.
La situazione ad Agrigento
Ad Agrigento permane sostanzialmente invariato lo status quo, con la Democrazia cristiana che ufficialmente ha dato libertà di voto al proprio elettorato ma che in pratica mantiene la propria posizione antagonista nei confronti di Roberto Di Mauro, leader agrigentino del Movimento per l’autonomia. Gli autonomisti, dal canto loro, avevano annunciato gravi ripercussioni sulla tenuta del Governo regionale nel caso di un perdurante atteggiamento di mancato sostegno al candidato Dino Alonge che, di fatto, si tradurrebbe in un mantenimento di posizione politica avversa. Di contro, i democristiani ricordano che in un altro Comune, Ispica, nel Ragusano, anche questo al ballottaggio domenica e lunedì prossimi, il candidato democristiano non è stato sostenuto dagli autonomisti.
Si giunge così all’altra data chiave in questo difficile percorso per chi nel frattempo cerca di risanare le crepe della maggioranza e condurre il Governo Schifani alla naturale scadenza legislatura. Il 10 giugno, appena dopo la lettura dei risultati elettorali per i ballottaggi, Sala d’Ercole dovrà avviare discussioni di disegni di legge sospesi o rinviati per gli impegni elettorali sulle amministrative. Si testerà in aula, quindi, la paventata tenuta del Governo messa a rischio, secondo Mpa, da chi si è opposto al candidato Alonge ad Agrigento, sostenendo un altro aspirante sindaco.
Al ballottaggio si trovano però Michele Sodano, candidato del campo progressista, e Dino Alonge che adesso può contare anche sul sostegno di altri contributi prima antagonisti.
Di Rosa: “Alonge è stato l’unico a fari una proposta”
“Dino Alonge è stato l’unico a farmi una proposta”, ha detto il candidato indipendente Giuseppe Di Rosa. Per Di Rosa ci sarebbe una delega da vice sindaco garantita da Alonge in caso di vittoria e che avrebbe incassato il nullaosta di Roberto Di Mauro. Ma la decisione di Di Rosa di accettare la proposta e poter così incidere sulla futura politica comunale di Agrigento ha scatenato le ire dei social di parte avversa. Un attacco pesante da plotone di esecuzione virtuale che è molto pesato sul candidato. “Un assalto social tremendo”, lo ha definito il vice sindaco in pectore della coalizione Mpa, Forza Italia, Fratelli d’Italia.
“Non erano commenti. Erano epiteti, insulti, di tutto”, ha raccontato Giuseppe Di Rosa puntando il dito contro un’area ben definita del campo progressista e sostenendo che gli attacchi arrivavano “per il 70% da persone che non sono neanche di Agrigento”. Mani avanti anche per il leader della coalizione progressista Ismaele La Vardera, secondo il quale il paventato vertice che si dovrebbe tenere a Roma senza il presidente della Regione Renato Schifani avrebbe quale primario obiettivo “impedire che Michele (Sodano, nda) vinca ad Agrigento”.
Barbagallo: “Dobbiamo evidenziare le inadeguatezze del centrodestra e del governo Schifani”
Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito democratico, che a sostegno di Sodano ad Agrigento ha concesso il simbolo del Pd come ha fatto anche Casa riformista di Davide Faraone, ha chiamato le truppe a raccolta: “Dobbiamo intensificare ancora di più, in questi giorni che ci separano dai ballottaggi, gli sforzi per mettere in evidenza le inadeguatezze del centrodestra e del governo Schifani, che da queste elezioni amministrative esce indebolito e lacerato”.
Un indebolimento della coalizione di centrodestra che governa la Sicilia di fatto c’è ed è tangibile. Secondo fonti di vertice democristiano ad Agrigento, gli autonomisti starebbero procedendo al ricatto quale loro modus operandi “ormai noto” e sarebbe evidente da dove arriva la crisi di governo.
Dal ritorno in riunione di Sala d’Ercole per discutere i disegni di legge stralcio della terza e quarta commissione, la seconda delle quali presieduta dall’autonomista Giuseppe Carta, si misurerà la maggioranza e ne conseguiranno prevedibili effetti. Conseguenze che non verranno spostate di una virgola dalle altre forze politiche che su Agrigento non incidono in maniera significativa.
La lista che include Noi moderati – in Sicilia di Saverio Romano – e Sud chiama Nord di Cateno De Luca ha raccolto nella Città dei Templi poco più di 150 voti. Gli occhi restano quindi puntati su quei 3.500 voti circa contati a Giuseppe Di Rosa. Di questi, però, va tolta la tara. Ai ballottaggi il numero di elettori alle urne è sempre sensibilmente più basso e tra gli elettori di Di Rosa c’è chi non ha gradito lo schierarsi con il candidato scelto da Di Mauro o si è lasciato condizionare dal violento assalto social.
Noi moderati mantiene quindi adesso la linea del centrodestra dovendo scegliere tra astensione, Dino Alonge e Michele Sodano. Giuseppe Di Rosa sceglie Alonge ma con legittimi dubbi su quanti lo seguiranno tra i 3.500 elettori che gli avevano dato fiducia al primo turno. L’asse Lega-Dc invece rende pan per focaccia agli autonomisti sfidandoli sulla successiva “tenuta del governo” e dalla prossima settimana si vedrà quale maggioranza sostiene il Governo Schifani e in quale modo.
“Se Governo cade, dovremo essere pronti con le primarie”
Intanto, qualcuno inizia a guardare all’ipotesi di un nuovo rimpasto in Giunta che potrebbe coincidere con la decisione che, infine, pare potrà giungere da Fratelli d’Italia in merito all’assessorato al Turismo. Circostanza che però darebbe il via all’opposizione per l’assalto alla delega della Lega con Luca Sammartino, anch’esso con un processo in corso.
“Se ci dovesse essere una chiusura di legislatura anticipata – ha detto Anthony Barbagallo – dobbiamo essere pronti, accelerando sul programma e sull’indicazione del candidato presidente anche con l’utilizzo dallo strumento delle primarie”. Un’accelerazione, con nullaosta anche per le primarie non previste fino a qualche mese addietro, che lascia intendere la delicatezza del momento.
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