In un momento in cui sono in atto numerosi conflitti e la guerra, da “flagello” come recitava lo Statuto delle Nazioni Unite, è divenuta “strumento” principe di politica internazionale, per porre un argine alla nuova “età della catastrofe” è stato avviato un procedimento di iniziativa legislativa popolare, ai sensi dell’art. 71 della Costituzione italiana, per stabilire una condizione di neutralità permanente attiva, costituzionalmente garantita e riconosciuta dal diritto internazionale.
A Giarre il dibattito sulla neutralità permanente
Per illustrare la recente iniziativa, il cui punto nodale è la pace contro la guerra e che prescinde da qualsiasi posizione partitica, sabato 23 maggio si è tenuto a Giarre, nel Salone degli Specchi del Palazzo di Città, un incontro-dibattito sulla “Neutralità permanente per l’Italia”. Nell’incontro, moderato da Antonella Sgroi, Bruno Scapini, diplomatico di lungo corso e già ambasciatore d’Italia, ha affermato che la neutralità non è una fuga dalla realtà bensì un atto di coraggio: “Sottrarsi alle pressioni delle diverse alleanze politico-militari, che inevitabilmente obbligano a prese di posizione interventiste, consente di riacquistare un proprio spazio di libertà d’azione. È uno scudo per la nostra sovranità, l’unico modo per garantirci di non essere mai più obbligati a combattere e che consentirà di recuperare la libertà, ancora limitata dai vincoli imposti dopo la Seconda Guerra mondiale, senza pregiudicare il diritto alla difesa nazionale come previsto dall’art. 52 della Costituzione“.
Neutralità e risparmio economico: risorse liberate per welfare, sanità e infrastrutture
Alla relazione di Bruno Scapini è seguito un ampio dibattito e in tanti hanno sottolineando come la neutralità potrebbe avere anche un risvolto economico immediato. Sottraendo l’Italia agli ingenti impegni economici, imposti dall’appartenenza a un’alleanza militare, garantirebbe risorse maggiori per altri settori, quali le politiche di welfare state, la sanità, l’istruzione, la ricerca, le infrastrutture. Citando Norman Angell, è stato ribadito come la guerra sia una “grande illusione” e rimanga “un’inutile strage”. In un mondo globalizzato, le scorciatoie bellicistiche diventano un tunnel da cui non si riesce a uscire, con il risultato di grandi perdite di vite umane e gravi sofferenze per l’economia di tanti Paesi.
Dal Gaza all’Iran, dallo Yemen al Congo: il 2026 è ancora l’anno dei conflitti armati
Nel 2026, il mondo continua a essere segnato da numerosi conflitti armati, molti dei quali apparentemente lontani da noi, ma devastanti per le popolazioni coinvolte. Da Gaza all’Iran, dallo Yemen alla Repubblica democratica del Congo, milioni di persone vivono sotto la costante minaccia della guerra. Ogni conflitto ha cause e sviluppi specifici, ma tutti condividono un impatto drammatico su civili, bambini e intere economie. Peraltro, mentre si apre facilmente un conflitto si riscontrano grandi difficoltà a uscirne sia in modo negoziale, sia con la vittoria.
Il progetto in Gazzetta ufficiale: come la proposta rafforza l’articolo 11 della Costituzione
Il progetto sulla neutralità è stato già presentato al Senato e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Secondo l’ambasciatore Scapini, “la neutralità, potrebbe essere l’unica vera premessa istituzionale capace di consentire, indipendentemente dall’appartenenza ideologica, una nuova partenza dell’Italia sulla via del rinnovamento, dello sviluppo e della valorizzazione di tutte le potenzialità di crescita insite nella sua straordinaria posizione geografica. Un obiettivo da raggiungersi certamente in una prospettiva di Pace e di Solidarietà internazionale, ma soprattutto a garanzia della vita dei nostri figli e nipoti e di un dignitoso futuro lontano dalle guerre per le generazioni che verranno”.
Scendendo più nei dettagli operativi della proposta occorre osservare come essa intenda rafforzare il precetto dell’art. 11 della Costituzione, elevando il ripudio della guerra (già previsto) da principio etico a vincolo giuridico cogente per l’azione internazionale della Repubblica. L’intervento, infatti, si articola su due direttrici fondamentali: integra con garanzie la disciplina sulle limitazioni di sovranità. Esse saranno legittime solo se conformi ai principi e ai diritti garantiti dalla Costituzione. Una previsione di assoluto rilievo, questa, in quanto assicura che la partecipazione a organizzazioni internazionali non possa mai pregiudicare il nucleo essenziale delle garanzie costituzionali. In secondo luogo, si introduce lo status di neutralità permanente rispetto a schieramenti o alleanze militari. In un quadro globale caratterizzato da numerosi conflitti armati (non solo guerre fra Stati, ma crisi e conflittualità locali), tale scelta è preordinata a salvaguardare l’indipendenza e la sicurezza nazionali senza inficiare in nessun modo il diritto alla legittima difesa (ex art. 52 della Costituzione), ma qualificando, per contro, l’Italia come attore di mediazione e cooperazione nel Mondo. Giuridicamente, la proposta è peraltro compatibile con l’ordinamento dell’Ue: gli articoli 31 e 42, paragrafo 7, del Tue consentono, infatti, agli Stati membri di mantenere specifiche politiche di sicurezza e di astenersi da decisioni con implicazioni militari. L’obiettivo finale è, dunque, quello di restituire allo Stato piena sovranità nelle scelte di politica estera e di difesa, promuovendo attivamente la pace e la giustizia fra le Nazioni.
Pina Travagliante
Professore ordinario di Storia del pensiero economico presso l’Università degli Studi di Catania

