Auto elettrica, novità? No, nasce nel 1881 - QdS

Auto elettrica, novità? No, nasce nel 1881

Carlo Alberto Tregua

Auto elettrica, novità? No, nasce nel 1881

giovedì 20 Febbraio 2020 - 00:00

Il mondo delle automobili ha capito che nelle nazioni avanzate il mercato stava andando alla saturazione. Per stimolare i bisogni, molti dei quali falsi, doveva essere trovata una forte novità, in modo da sostenere la domanda, mediante la permuta delle auto private, pubbliche e delle società.
Non essendovi una vera innovazione alle porte – quale potrebbe essere quella riportata nei fumetti e nei film di fantascienza, e cioè i veicoli senza ruote – le case automobilistiche hanno pensato di proporre come novità assoluta l’auto elettrica, approfittando del momento in cui il green è diventato di moda.
Alcune case, fra cui la cinese Geely, proprietaria della Volvo, hanno comunicato che dal prossimo anno tutta la produzione di auto prevederà una motorizzazione elettrica. Altri gruppi importanti hanno già un’alta produzione e vendita di ibride (motore elettrico più motore termico), oltre a veicoli totalmente equipaggiati con quattro motori elettrici, uno per ogni ruota.

Da un punto di vista industriale, la produzione di auto elettriche costa parecchio meno di quella delle auto tradizionali, ma il loro prezzo di vendita, al contrario, è più elevato perché il numero di prodotti è più basso di quello delle auto tradizionali.
Vi è poi un altro problema: il sistema produttivo delle nazioni più sviluppate, compreso quello cinese, non è in condizione di produrre il numero di batterie necessarie alle auto, tanto che il futuro del business è proprio quello di insediare nuove fabbriche di batterie.
Al riguardo, abbiamo lanciato la proposta alla Regione di farsi promotrice di una riapertura del polo di Termini Imerese, trasformando quella fabbrica da auto a batterie elettriche. Ma ancora non ci è pervenuta alcuna comunicazione relativa. Solito sonno.
Le grandi fabbriche mondiali puntano a far sostituire qualche miliardo di veicoli tradizionali con veicoli elettrici, entro il 2030, cioè nel corso di questo decennio, con ciò alimentando il sistema produttivo ed evitando una caduta di occupazione e profitti.
Il tutto, sbandierandolo come un’autentica novità. Ma non è così e vi spieghiamo perché.
Charles Jeantaud costruì le prime auto elettriche, a Parigi, nel 1881. Successivamente Jules-Albert De Dion e Charles Bouton presentarono, nel 1883, sempre a Parigi, le auto a vapore. Solo due anni dopo (1885) Karl Benz presentò a Mannheim l’auto con motore a scoppio.
Jeantaud, in effetti, era un costruttore di carrozze, amico di Camille Faure, costruttore e produttore di accumulatori elettrici al piombo, il quale pensò bene di installare tali accumulatori nelle sue carrozze dando vita alla prima auto elettrica del mondo. Certo, le batterie erano enormi e pesanti, però avevano reso mobile quei veicoli prima trainati dai cavalli.
La curiosità è che i motori elettrici erano ben più potenti di quelli a scoppio. I primi, infatti, erogavano da dieci a trenta cavalli vapore, mentre i secondi appena da due a cinque cavalli vapore. Così una Jeantaud Duc registrò il primo record assoluto di velocità su strada di 63 Km/h, nel 1898. Un anno dopo la Sgta mise in strada un altro veicolo elettrico che raggiunse l’incredibile (per l’epoca) velocità di 106 Km/h.

Col progresso del motore a scoppio il periodo delle auto elettriche vide il proprio declino, perché il primo riuscì ad avere uno sviluppo in termini industriali e di velocità nettamente maggiori a quello del mezzo elettrico.
Nel 1900, in Usa, circolavano 15 mila auto elettriche, quasi il doppio di quelle con motore a scoppio, ma, come prima si scriveva, il loro declino era ormai alle porte.
Un’auto di quel tipo all’epoca si vendeva intorno a 2.500 dollari, una cifra veramente ragguardevole. Quelle auto avevano una notevole autonomia, che arrivava fino a 160 km, per essere ricaricate nella sosta notturna.
Come si evince chiaramente da quanto scriviamo, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, per cui se la gente leggesse e studiasse la storia, la letteratura, l’archeologia, la fisica, la matematica e altre materie, si accorgerebbe della nostra immensa ignoranza, che ci fa fare riflessioni sbagliate ritenendo di essere i primi ad avere inventato il mondo.

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