Non è solo una questione di protocollo, ma un segnale politico che ambisce a essere la prova tangibile della presenza dello Stato. Eppure, tra le mura della sala consiliare del Comune di Niscemi, scelta come simbolo delle criticità che feriscono ampie aree della Sicilia, l’aria che si respira non è solo quella della solennità.
La riunione plenaria annuale della “Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome” nasce con l’obiettivo di spostare il baricentro del dibattito nazionale fuori dai palazzi romani per portarlo direttamente sul fango e sulle macerie dei territori colpiti.
L’iniziativa punta a scuotere l’opinione pubblica
L’iniziativa, fortemente voluta dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, e condivisa con il coordinatore della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome, Antonello Aurigemma, con l’accoglienza del sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, punta a scuotere l’opinione pubblica e a trasformare la solidarietà istituzionale in azioni concrete.
La comunità niscemese, stremata, ha chiesto a gran voce nelle ultime settimane che i riflettori non si spengano. La scelta di Niscemi, comune simbolo di resilienza, deve servire a ribadire che la “doverosa vicinanza” non può ridursi a una formula di rito o a una passerella d’emergenza.
Galvagno: “L’obiettivo è rendere noto a tutta Italia cosa sta accendendo a Niscemi e in gran parte della Sicilia”
“L’obiettivo è rendere noto a tutta Italia quello che sta accadendo a Niscemi e in gran parte della Sicilia – ha dichiarato Galvagno –. Ho rivolto un appello al presidente Aurigemma, che si è mostrato subito disponibile, consentendo la presenza oggi di tutti i presidenti dei consigli regionali d’Italia, chi in presenza e chi in collegamento”.
Il presidente dell’Ars ha sottolineato: “Un segnale che rappresenta una pagina nuova, anche alla luce delle difficoltà iniziali nel ricevere sostegno da altre realtà regionali”.
Al centro dell’incontro la necessità di costruire una cabina di regia capace di intervenire in modo coordinato sulle grandi criticità del territorio, a partire dall’emergenza sociale.
“Il reperimento dei fondi urgenti per rispondere alle prime istanze delle comunità è una priorità – ha aggiunto Gaetano Galvagno –. Partiamo da Niscemi, dove ci sono oltre 1.500 sfollati ai quali va garantito un supporto immediato. Dobbiamo stilare priorità chiare e intervenire senza competizioni con nessuno”.
Aurigemma: “Nostra presenza di sostanza”
Sulla stessa linea anche il coordinatore della conferenza, Antonello Aurigemma, che ha voluto sottolineare il valore concreto della presenza istituzionale sui territori colpiti da maltempo delle ultime settimane.
“La nostra è una presenza di sostanza e non di forma – ha detto dal canto suo Aurigemma –. Portiamo la solidarietà dei presidenti di tutti i consigli regionali e delle province autonome e riteniamo fondamentale uscire dai palazzi per comprendere davvero le condizioni delle comunità colpite”.
Cosa è emerso dal vertice
Tra i punti chiave emersi dal vertice, l’avvio di iniziative per il reperimento di risorse immediate a sostegno delle famiglie sfollate e la necessità di rafforzare il coordinamento tra l’attività legislativa delle regioni e quella del Parlamento nazionale. Un passaggio che, secondo Aurigemma, deve inserirsi in una riflessione più ampia sull’emergenza climatica, ormai considerata una priorità a livello europeo.
“In pochissimo tempo cade una quantità d’acqua paragonabile a quella di un anno intero – ha spiegato il presidente Aurigemma –. Serve un coordinamento più forte, anche con l’Unione europea, per costruire strumenti comuni e una protezione civile europea dotata delle risorse finanziarie necessarie per affrontare emergenze sempre più frequenti”.
Il sindaco di Niscemi ha spiegato la portata del dramma
A raccontare la portata della tragedia è il sindaco, Massimiliano Conti, che ha ricordato come il municipio si trovi a poche decine di metri dalla zona rossa e come la frana abbia stravolto la vita della comunità. Il movimento franoso, ancora in evoluzione, ha coinvolto una quantità di terreno pari a circa il doppio dell’estensione urbana, rendendo inagibili circa duecento immobili e costringendo oltre 1.540 persone a lasciare le proprie case.
“La grande maggioranza degli sfollati ha trovato sistemazione grazie alla straordinaria risposta dei cittadini e agli aiuti messi in campo dal Governo – ha spiegato Conti –. Ma la città ha perso il suo cuore sociale e commerciale, attività produttive e luoghi della vita quotidiana sono stati profondamente colpiti. Siamo stati fortunati a non dover piangere vittime o feriti”.
Il vero banco di prova per le istituzioni sarà restare sul campo dopo l’emergenza
Si è discusso di sfollati, agricoltori in ginocchio e di infrastrutture da ricostruire, ma il vero banco di prova non sarà il verbale dell’assemblea, bensì la capacità delle istituzioni di restare sul campo anche quando le acque si saranno calmate. Il timore, suffragato da decenni di incuria, resta quello di una politica dalla memoria corta, fatta di silenzi e mancati interventi strutturali che hanno reso il territorio vulnerabile.
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