Non solo assistenza agli anziani, ma un porto sicuro per chi ha perso la casa. La Rsa comunale “G. Giugno – Sacro Cuore di Gesù”, gestita dalla cooperativa sociale Insieme, si è trasformata in poche ore in un presidio fondamentale per la comunità di Niscemi, aprendo le porte alle famiglie sfollate a causa della frana e riorganizzando radicalmente i propri spazi.
Quella che fino a pochi giorni fa era una struttura dedicata esclusivamente alla cura della terza età, si è ritrovata improvvisamente al centro della complessa macchina della gestione dell’emergenza che ha colpito il comune nisseno. Il movimento franoso, che tiene col fiato sospeso un’intera cittadinanza, ha imposto non solo evacuazioni e chiusure stradali, ma anche una necessaria e tempestiva riorganizzazione delle risorse disponibili sul territorio: è così che la casa di riposo ha cambiato volto, trasformandosi in un luogo di accoglienza corale, capace di ospitare non solo gli anziani residenti, ma anche ma anche chi, dall’oggi al domani, è stato costretto ad abbandonare la propria abitazione.
La Rsa: fuori dalla zona rossa, ma dentro l’emergenza
A raccontare cosa sta accadendo all’interno delle mura della RSA è Loredana Valenti, operatrice socio-sanitaria, che offre una testimonianza diretta di come la quotidianità lavorativa sia stata stravolta dagli eventi. “La casa di riposo non si trova in zona rossa e non abbiamo subito evacuazioni — spiega, chiarendo subito la posizione di sicurezza della struttura — ma in questo momento, oltre ai nostri ospiti, accogliamo anche diverse persone che hanno dovuto lasciare la propria abitazione”.
Si tratta di una convivenza nata dall’urgenza, una risposta immediata a una crisi che ha richiesto scelte rapide e un’organizzazione logistica estremamente attenta. La casa di riposo continua a garantire assistenza e tranquillità agli anziani ospiti e, allo stesso tempo, apre le sue porte a chi si è trovato senza casa, offrendo un alloggio sicuro e condizioni dignitose in un momento di difficoltà.
Spazi riorganizzati e nuove esigenze quotidiane
Per armonizzare la permanenza di tutti gli ospiti e garantire a ciascuno il giusto benessere, la struttura ha modulato l’uso degli ambienti in base alle diverse necessità logistiche. “Abbiamo sistemato gli sfollati al piano di sotto, con camere e bagni messi a loro disposizione — racconta Loredana Valenti, descrivendo la nuova geografia della Rsa — mentre gli anziani sono stati collocati al piano di sopra, dove dormono e hanno le loro stanze”.
Questa divisione funzionale permette di mantenere i ritmi e le necessità sanitarie degli anziani al piano superiore, mentre il piano terra diventa il rifugio temporaneo per chi ha perso tutto.
Tra i corridoi della struttura si incrociano storie di vita spezzata: tra le persone ospitate ci sono famiglie che cercano di mantenere una parvenza di normalità. Sono stati ospitati anche alcuni agricoltori rimasti senza una sistemazione dopo l’evacuazione delle aree del Belvedere, cuore pulsante e ferito dell’economia niscemese.
“Sono persone che si sono ritrovate senza nulla nel giro di poche ore”, riferisce l’operatrice con empatia, sottolineando il trauma subito da chi ha dovuto abbandonare la propria terra e tutto ciò che è stato costruito con fatica.
A pesare su tutti, ospiti e operatori, è l’incertezza legata all’evoluzione del fenomeno geologico: non è un’emergenza statica, ma una crisi in divenire. “Seguiamo con attenzione quello che sta succedendo — spiega ancora Loredana — perché la frana è in movimento e c’è la preoccupazione che possano essere interessate altre zone. Questo rende il clima più teso e ci impone di essere sempre pronti ad adattarci”.
Una condizione di precarietà psicologica che incide inevitabilmente sulla quotidianità della RSA, chiamata al difficile compito di mantenere un ambiente il più possibile stabile e rassicurante per gli anziani, facendogli da scudo rispetto a un contesto esterno che resta in continuo e preoccupante aggiornamento.
Supporto dal territorio e gestione dell’emergenza
In questo scenario critico, la RSA non è stata lasciata sola: la risposta della comunità ha permesso alla struttura di reggere l’urto delle nuove necessità. Nei giorni più complessi, il sostegno arrivato dall’esterno è stato determinante per l’operatività del centro.
“Abbiamo ricevuto un aiuto importante dalla Protezione civile, che ci ha fornito delle brandine aggiuntive”, spiega la cittadina niscemese, evidenziando il coordinamento con i soccorsi. Un contributo fondamentale è arrivato anche dal mondo religioso e del volontariato locale, come quello dalle suore di San Giuseppe: “Sono state tra le prime ad arrivare dopo la frana e ci hanno dato una mano sin da subito”, testimonia l’operatrice.
Anche la logistica dei pasti è stata rimodulata: “La nostra cucina continua a servire gli anziani — chiarisce — mentre gli sfollati si recano al palazzetto dello sport per il pranzo, dove operano i volontari”. Una spola necessaria che disegna la mappa della solidarietà cittadina, con diversi punti di riferimento attivati per sostenere la popolazione.
“La situazione è complicata non solo dal punto di vista operativo, ma soprattutto umano”, osserva ancora l’operatrice, andando oltre gli aspetti tecnici. “Niscemi sta vivendo un momento difficile, con case e strade compromesse e tante preoccupazioni. Quello che chiediamo è sicurezza”. Una richiesta che accomuna chi lavora nella struttura e chi vi ha trovato rifugio.
Anziani al centro, tra fatica e senso di responsabilità
Nonostante la complessità della situazione e il carico emotivo dell’accoglienza agli sfollati, l’attenzione verso gli anziani residenti non è mai venuta meno. “Noi siamo una famiglia — sottolinea con forza — e ci prendiamo cura dei nostri ospiti con amore e grande dedizione”.
Il personale sta affrontando turni impegnativi, spinto da un senso di responsabilità che va oltre il semplice dovere. In questi giorni, infatti, operatori e operatrici hanno continuato a garantire assistenza anche ben oltre i propri orari di lavoro: “Capita di fermarsi di più, di lavare gli indumenti, di seguire le esigenze quotidiane e poi ci sono anche gli anziani allettati o con difficoltà a muoversi, che richiedono attenzioni costanti”. Un lavoro di cura che non può fermarsi, nemmeno quando fuori la terra trema o scivola a valle.
In questo sforzo collettivo, la solidarietà dei singoli cittadini ha fatto la differenza: nei giorni scorsi, un supporto prezioso è arrivato anche da due volontarie che si sono unite allo staff: “Ci hanno aiutato tantissimo — racconta Loredana con gratitudine — si sono messe a disposizione senza esitazioni, dando una mano nelle attività quotidiane e alleggerendo il carico di lavoro del personale in un momento particolarmente difficile”.
La casa di riposo G. Giugno è diventata così uno dei luoghi simbolo di questa fase delicata per Niscemi: uno spazio di incontro tra fragilità diverse, dove anziani residenti, famiglie sfollate, operatori e volontari condividono gli stessi ambienti, le stesse paure, ma anche la stessa speranza. Qui l’emergenza si traduce in gesti concreti e quotidiani di attenzione, collaborazione e rispetto reciproco, elementi che rafforzano il senso di comunità proprio nel momento del bisogno.
In un contesto cittadino ferito, segnato dall’incertezza e da una quotidianità che cambia di giorno in giorno, la Rsa si conferma come un vero presidio di coesione e solidarietà. È tra queste mura che la tutela delle persone più fragili resta un punto fermo e dove la comunità di Niscemi trova una forma concreta di resilienza: fatta di presenza fisica, di aiuto reciproco e della capacità di prendersi cura di tutti, tenendo unito il proprio tessuto sociale nonostante le avversità.
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