Roma, 27 gen. (askanews) – Da diversi mesi il settore lattiero-caseario italiano sta attraversando una fase critica, caratterizzata da un calo della domanda interna ed estera, da eccedenze produttive e da una conseguente pressione al ribasso sul prezzo del latte bovino. A ciò si sono aggiunte, in molte aree del Paese, disdette contrattuali ai danni degli allevatori, con effetti particolarmente gravi nel Mezzogiorno, dove le condizioni operative sono già più complesse.
Per affrontare questa congiuntura, il Masaf ha convocato a dicembre 2025 e a gennaio 2026 il Tavolo di filiera del latte bovino. In quell’occasione, grazie alla mediazione del ministro Lollobrigida, è stata trovata un’intesa tra rappresentanti del mondo agricolo, cooperativo e industriale che ha fissato un quadro di riferimento per il primo trimestre del 2026: un prezzo fisso indicativo (54 centesimi/litro a gennaio, 53 a febbraio, 52 a marzo) per i volumi pari a quelli del 2025, e un prezzo inferiore per il latte in eccedenza.
Una intesa, pur non vincolante sul piano formale, che è stata accolta come un punto di equilibrio per ridare certezze alla filiera e stabilizzare i mercati. Tuttavia, come più volte ribadito anche dal Ministero, i valori pattuiti facevano riferimento alle condizioni di produzione del Nord Italia, in particolare alla Lombardia. Per il Sud, e in particolare per la Puglia, era previsto un adeguamento in aumento di 3 centesimi/litro, a riconoscimento delle difficoltà aggiuntive affrontate dagli allevatori meridionali.
A sollevare la questione è la senatrice di Fratelli d’Italia Maria Nocco che invita le imprese di trasformazione a rispettare integralmente l’accordo. “Il prezzo fissato nelle ultime settimane – afferma – è stato definito tenendo conto delle condizioni operative delle aziende zootecniche del Nord. Ma in sede ministeriale si era chiaramente convenuto che per il Sud, e quindi anche per la Puglia, fosse necessario applicare un differenziale di 3 centesimi a litro. Le imprese di trasformazione devono rispettare questo impegno, così come gli allevatori devono vigilare e farsi sentire quando questo patto non viene onorato. Gli allevatori pugliesi – prosegue la senatrice di Fratelli d’Italia – lavorano tra mille difficoltà: costi energetici più alti, infrastrutture meno efficienti, reti logistiche più fragili”.
“Non possiamo permettere che questa realtà venga ignorata, vanificando l’intenso lavoro svolto dal Ministero e dalle associazioni agricole al Tavolo del latte. È il momento della responsabilità – conclude Nocco – Se vogliamo davvero salvaguardare la zootecnia italiana, dobbiamo riconoscere le specificità territoriali previste dall’accordo”, conclude Nocco.

