Purtroppo continuiamo a collezionare indicazioni, soprattutto da parte delle Pubbliche amministrazioni, secondo le quali questo Giornale risulta antipatico. Probabilmente è vero perché non cerchiamo di ingraziarci nessuno, in quanto il nostro dovere è quello di riportare fatti e notizie verificate, che siano incontrovertibili.
Le nostre fonti sono ufficiali: Eurostat e Istat, Banca d’Italia, Università, centri studi di rilevanza nazionale, istituti di ricerca europei, grandi giornali come il Financial Times e il Wall Street Journal e via elencando. Cosicché, nessuno può accusarci di opinioni balzane né di opinioni tout court.
Critiche senza entrare nel merito dei fatti
La stranezza di quanto precede è che chi ci critica non entra nel merito dei fatti riportati, ma si lamenta perché li abbiamo riportati. Per esempio, abbiamo ricevuto molte critiche da chi governava la Regione nella passata legislatura perché riportavamo i fatti, non perché essi fossero menzogneri o esagerati. E capita anche in questi ultimi anni per le stesse ragioni.
Verità, etica e responsabilità dell’informazione
Nonostante quanto precede, non possiamo venir meno al nostro preciso dovere, perché partiamo dal principio etico che la verità non deve offendere nessuno. E se qualcuno si sente punto, non è colpa di chi l’ha riportata, ma della verità stessa.
La verità è che molti hanno paura della realtà e anziché affrontarla con coraggio, cercano di scansarla, ricorrendo a sotterfugi e ad altre nefandezze. Per esempio, noi evidenziamo la superficialità, l’indifferenza, la banalità e la stupidità di tante comunicazioni, soprattutto sui siti, che inducono chi legge a seguire binari errati. Inducono chi? Coloro che non hanno un sufficiente bagaglio di conoscenze derivanti da numerose letture.
Conoscenza, vita e consapevolezza civile
Vivere non è vegetare, non è tirare a campare, non è aspettare di tirare le cuoia. Non conta come si muore, ma come si vive, cioé con pienezza, con cognizione, avendo obiettivi importanti, positivi e buoni. Il che è possibile solo acquisendo conoscenze.
Esistere non è vivere, diceva il non dimenticato Oscar Wilde: “Vivere è la cosa più rara del mondo; la maggior parte delle persone esiste soltanto”. E cerca la tranquillità, quella tranquillità eterna che arriva comunque.
Guerra, verità e informazione senza propaganda
Una questione sulla quale abbiamo ricevuto molti commenti che dimostravano la nostra capacità di essere antipatici, riguarda la tremenda guerra fra Ucraina e Russia. Anche lì, nel tentativo di riportare fatti e non opinioni, abbiamo scritto dettagliatamente dell’accordo di pace di Ankara qualche settimana dopo l’inizio dell’invasione.
Voto, ignoranza e democrazia
Poi, continuando questo microelenco, la nostra antipatia risulta elevata quando spieghiamo alle persone che è loro dovere andare a votare, secondo l’articolo 48 della Costituzione. E ancora, quando portiamo all’evidenza dell’Opinione pubblica come l’ignoranza sia un cancro tremendo perché rende le persone succubi di altre, dei furbi, che manipolano le loro coscienze per indurli a fare cose secondo il loro interesse.
Quell’ignoranza che sta facendo precipitare il nostro Paese, l’Europa e gli Stati Uniti a un livello mai raggiunto in questi ottant’anni di democrazia europea. Ricevere le critiche di cui prima ci fa male, ma sappiamo che è un prezzo da pagare.
Problemi, soluzioni e burocrazia
Molti sono abituati a mettere al primo posto delle loro argomentazioni un problema o i problemi, mentre noi diciamo che questa impostazione è sbagliata e che ognuno dovrebbe porsi subito la domanda su come raggiungere le soluzioni, perciò risultiamo antipatici.
Noi riteniamo che dovremmo essere un problema per i problemi, cioé risolutori, non chiacchieroni che espongono questioni inutili. Se non si affronta di petto quello che ci viene incontro, esso ci sommergerà, mente la nostra forza mentale deve tentare di affrontare e soverchiare le questioni che ci arrivano.
Quando prospettiamo la necessità di fare la chemioterapia a quel cancro che è la burocrazia, il tasso di antipatia aumenta fortemente, perché tocchiamo il nervo scoperto di tre milioni di italiani, che consumano molto e rendono poco, e di quella pletora di dirigenti che non è capace di dirigere neanche sé stessi.
I cittadini come unico riferimento
Nonostante tutto, continueremo su questa strada, perché rispettiamo i nostri padroni: i cittadini.

