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Non si può dire sempre tutto (seconda parte)

Non si può dire sempre tutto (seconda parte)
signora arrabbiata imagoeconomica

Il silenzio è elaborazione, non chiusura. Saper attendere è rispetto verso sé stessi

Le verità non dette, perché non si può dire sempre tutto. Dire tutto significa perdere il controllo di ciò che ci appartiene, svuotarsi di strutture che ci supportano e sentirsi come sacchi vuoti. Occorre pensare alle conseguenze prima di parlare. La rabbia, le preoccupazioni o addirittura anche un momento di esaltazione dovuto alla gioia devono essere controllati – dovrebbero essere controllati -. Il nostro pensiero in quel momento è come se fosse sotto l’effetto di un’ubriacatura.

Confidarsi con un amico o con un professionista

Sfogarsi con un amico/a è normale, ma deve essere una persona di cui ci si può fidare; questo non esclude però la responsabilità di chi ascolta nel rispettare ciò che gli viene confidato, evitando di raccontarlo ad altri anche solo in buona fede. Confidarsi invece con il medico, con lo psicologo, con il proprio legale assume una connotazione diversa perché sono obbligati al segreto professionale, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge. Anche nel caso dell’amico però interviene l’aspetto morale del rapporto. Divulgare ciò che non è autorizzato ad essere detto ad un amico non è la stessa cosa che parlarne con il legale o il medico.

Il silenzio come spazio di elaborazione

Troppe pressioni generano confusione e il bisogno di confidarsi è fondamentale. Un buon dialogo, con corrette regole di comunicazione, aiuta a superare momenti difficili. Un confronto sano, una buona parola che arriva al momento giusto è un toccasana per l’anima e consente di vedere ciò che ci sembra preoccupante, riconsiderarlo con un’altra visione. Non tutto ciò che si prova ha bisogno di essere detto subito. Le sfumature del silenzio, del non detto, non sono chiusura, ma uno spazio che ci riserviamo per elaborare meglio una riflessione e dare più forma alle emozioni che sfuggono. Le parole, infatti, dopo essere state elaborate, acquistano un peso diverso e una maggiore responsabilità e sono gestite meglio nel ritmo e nei modi. Saper attendere è una forma di rispetto, verso sé stessi e verso gli altri, evitando fraintendimenti o ferite inutili. Non si è abituati ormai al contenimento del pensiero, tutto è versato.