Roma, 2 lug. (askanews) – “Noi dobbiamo tornare ad essere un Paese competitivo sul costo dell’energia”. Come venne realizzato nei primi decenni della Repubblica “quando fu creato un mix energetico che per allora era all’avanguardia in Europa e nel mondo, che comprendeva l’energia rinnovabile di allora, l’idroelettrico, che ha ancora oggi una parte significativa nel nostro Paese di energia rinnovabile, che può dare ancora di più di quanto dà, e il nucleare. Eravamo nei primi anni Sessanta la prima potenza nucleare civile d’Europa, la terza al mondo dopo l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Prima che qualcuno a sinistra proponesse un referendum che ha cancellato quello che era un asset di sviluppo del Paese, su cui si reggeva il sistema delle imprese italiane”. Lo ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso nel suo intervento all’assemblea anmnuale dell’Ania.
“Il Governo, con una visione strategica, ha da una parte aumentato gli investimenti sulle rinnovabili, che sono notevolmente aumentati in questi quattro anni, di oltre il 40%, ovviamente in questo caso solare e eolico principalmente, ma non solo. E dall’altra ha riaperto la strada al nucleare civile di nuova generazione – ha proseguito – che ci potrà consentire nell’arco di otto o dieci anni di tornare a un mix energetico che garantisca una migliore autonomia strategica, quindi dal rischio geopolitico di approvvigionamento, dal blocco di Hormuz, e che dia energie alle nostre imprese a un prezzo più competitivo o almeno altrettanto competitivo come in altri Paesi europei che oggi possono disporre ancora di energia nucleare”.
Urso ha citato “il paradosso è che la Spagna, nelle energie nucleari, la produce l’Enel, che non può farlo in Italia”.

