Cronaca

“Sono un emissario del Padrino”, nuove accuse all’autista di Messina Denaro

Si aggrava la posizione di Giovanni Luppino, conosciuto come “l’autista” di Matteo Messina Denaro: emergono infatti nuove accuse nei suoi confronti.

A causa delle nuove carte da esaminare, l’udienza preliminare davanti al gip è stata rinviata al prossimo 24 novembre.

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Le nuove accuse a Giovanni Luppino

In un primo momento, dopo l’arresto del boss latitante lo scorso 16 gennaio, Luppino – che aveva accompagnato Messina Denaro alla clinica “La Maddalena”, luogo del blitz – aveva detto ai pm di conoscere appena il 61enne e di non sapere chi fosse in realtà. Nonostante questo, era stato arrestato assieme al boss.

“Me lo hanno presentato come Andrea Bonafede”, aveva detto al pubblico ministero Piero Padova. Le sue dichiarazioni, però, non hanno convinto i giudici e i successivi accertamenti dei carabinieri avrebbero fatto emergere una realtà totalmente diversa.

Pare che Giovanni Luppino, infatti, prima dell’arresto si fosse presentato ad alcuni imprenditori locali presentandosi come un “emissario” del boss di Castelvetrano, chiedendo denaro presumibilmente da destinare al boss. In più, sembra che quello del 16 gennaio non fosse il primo “passaggio” dato a Messina Denaro in clinica. Per questo, per lui all’accusa di favoreggiamento aggravato si è aggiunta quella di associazione mafiosa.

I testimoni

Pare che alcuni testimoni abbiano confermato come l’autista del padrino di Castelvetrano chiedesse somme di denaro presumibilmente destinate al boss, anche se Luppino avrebbe negato di averli dati effettivamente a lui.

Sarà decisiva l’udienza del prossimo 24 novembre, rinviata per permettere ai legali difensori dell’indagato di esaminare le nuove carte.

Immagine di repertorio