O tempora o mores - QdS

O tempora o mores

Pino Grimaldi

O tempora o mores

sabato 24 Ottobre 2020 - 00:00

Se qualcuno avesse detto a Marco Tullio Cicerone – mentre scriveva nella sua seconda orazione contro Verre che in Sicilia ne aveva fatto di tutti i colori, la celebre frase “che tempi, che costumi” per sottolineare pesantemente l’immoralità e l’assurdo di quell’epoca – che dopo due millenni (era il 46 AC!) tutto sarebbe stato eguale per modi e maniere come ai suoi tempi, il vecchio narciso di Arpino, sarebbe morto anzi tempo evitandosi d’esser decapitato dai sicari di Antonio nella sua villa a Formia.
A testimoniare la monotonia del tout casse, passe, lasse, Papa Francesco, Joe Biden, PierCamillo Davigo e quanto da loro detto e fatto.

Il primo, chierico regolare della Compagnia di Gesù, 266°successore di Pietro e Vicario in terra di Cristo, Pontefice della Chiesa Apostolica Romana, 8° Capo dello Stato del Vaticano e Vescovo di Roma, defensor fidei, argentino di nascita, da genitori italiani, personalità carismatica e dal tratto buono e gentile, compassionevole ed umile parlando in un documentario della Festa del Cinema a Roma dice: “le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Nessuno dovrebbe essere buttato fuori o reso infelice per questo”. Che fa pendant con quanto ebbe e dire nel 2013 in volo di ritorno da Rio de Janeiro “se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. La Chiesa nelle sue gerarchie e fedeli divisi e sbandati non sapendo più quale sia le “verità”.

Il secondo, senatore USA, già vice Presidente con Obama degli Stati uniti di America, da 36 anni membro del Congresso ed ora candidato alla Presidenza nelle elezioni del 3 Novembre prossimo, anni 77 “azzimmato” come sempre, che dichiara che se viene eletto e se il suo partito – democratico -ha la maggioranza al Senato chiede subito la riforma costituzionale (la norma risale al 1789!) per elevare di numero i 9 Giudici – che sono a vita oggi a maggioranza repubblicana – così lui può nominare e fare approvare giudici democratici e porre fine al prevalere del suo avversario. E dunque poter far passare le contestazioni democratiche. Opinione pubblica sbalordita ed inorridita.

Il Terzo, magistrato già giudice di mani pulite, già capo politico di una delle correnti del Consiglio superiore della magistrature e di esso membro togato, raggiunti i limiti di età (70 anni) viene dimesso dal CSM in quanto non rappresenta più la magistratura essendo fuori di essa per cessato incarico. Immediatamente protesta e si rivolge al TAR perché secondo lui la sua presenza in CSM non era di rappresentanza ma di garanzia …usque ad finem(?). Il caso fa tanto rumore quanto ne ha fatto il caso Palamara espulso dall’ordine giudiziario per tutte le combutte fatte per favorire o meno suoi amici magistrati.

No comment. Su tutti e tutto. Ma l’Italiano afflitto da virus si intossica ed infetta ancor più,senza poter far niente. E al momento solo confidare che il buon Dio illumini anime, menti, e cuori.
O tempora o mores.
Invero, non solo esclamazione!

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