Green pass a teatro, "Calo spettatori del 60%, non conviene fare gli attori" - QdS

Green pass a teatro, “Calo spettatori del 60%, non conviene fare gli attori”

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Green pass a teatro, “Calo spettatori del 60%, non conviene fare gli attori”

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martedì 24 Agosto 2021 - 12:59

L'intervista ad Alessandro Idonea, giovane e brillante attore catanese che sarà in scena alle Ciminiere di Catania con “L’importanza di essere Idonea”.

Alessandro Idonea, giovane e brillante attore catanese, sarà in scena dal 25 al 27 agosto alle Ciminiere di Catania con “L’importanza di essere Idonea”. Il Quotidiano di Sicilia lo ha intervistato per conoscere i temi e lo spirito di questo spettacolo, ma anche per parlare del difficile momento vissuto dal mondo del tetro tra le restrizioni anti Covid e l’introduzione dell’obbligo del Green Pass per l’accesso in sala.

L’importanza di essere Idonea: una missione di sicilianità

Da quali esigenze nasce questo spettacolo? “Negli ultimi anni, ovvero da quando non c’è più mio padre, guardandomi intorno mi sono reso conto che la nostra terra sta perdendo, giorno dopo giorno, le corde del suo dialetto, della sua storia e della sua cultura. E purtroppo non ci sono le nuove generazioni pronte a rinnovare queste corde. Questo l’ho capito quando stavo mettendo in piedi il cartellone degli spettacoli pre Covid, ed avevo difficoltà a trovare attori in grado di interpretare certi testi. Perché la conoscenza profonda del nostro patrimonio linguistico è ormai rara. Lo spettacolo nasce per raccontare nuovamente alcune storie, alcuni autori ed attori siciliani, spesso sottovalutati e sminuiti.

Penso, ad esempio, a Nino Martoglio: pochi lo sanno, ma fu lui a convincere il futuro premio Nobel Luigi Pirandello a scrivere per Angelo Musco. Questo connubio, poi, portò Piradello a scrivere opere come ‘Il berretto a sonagli’, ‘Liolà’, ‘Pensaci, Giacomino’, tre capisaldi della drammaturgia italiana. Spero di dare agli spettatori una chiave di lettura in più della nostra terra e quindi un motivo in più per esserne orgogliosi. E se, un domani, dovessero parlare con chi siciliano non è, potrebbero fargli capire che la Sicilia non ha esportato solo mafia e brutte abitudini, ma anche cultura e belle cose”.

Nel segno di Gilberto, nel segno del destino

Inevitabile, poi, un sentito momento di ricordo sulla figura del padre, l’indimenticato Gilberto Idonea, simbolo della divulgazione della cultura siciliana:

“Per anni ho cercato di distaccarmi dall’educazione artistica e teatrale di mio padre, per anni ho pensato di voler fare teatro cosiddetto di serie A, proponendo e studiando testi e autori internazionali. Ebbene, più ho cercato di allontanare le mie radici, di allontanare il teatro dialettale o di Pirandello – cioè quello che avevo vissuto sin da piccolo – più mi sono reso conto che tornavano verso di me come un boomerang. Proprio le mie radici, quando facevo teatro impegnato all’estero, diventavano la mia forza, non il testo di Brecht o di Checov. I miei strumenti, le mie radici diventavano il quid in più in tutto quello che facevo, ed erano ciò che gli altri mi invidiavano maggiormente.

Mio padre è stato un attore che, per tanti anni, ha cercato di portare la nostra cultura come una bandiera di vanto, in giro per il mondo. Oggi – aggiunge Idonea – sento la mancanza di questo, di qualcuno che porti la Sicilia ai fasti di un tempo. Noto con rammarico l’assenza del nostro retaggio culturale, della nostra tradizione, dei nostri testi nei cartelloni teatrali locali… Incredibile se pensiamo che, negli anni ‘80, quando parlare di mafia era un taboo, si metteva in scena Pippo Fava”

Covid e restrizioni: le difficoltà di chi vive di teatro

“Se dovessimo tirare le somme di cosa conviene nel nostro mestiere sarebbe il caso di stringerci la mano, salutarci e cambiare professione. Però, chi sceglie di fare teatro, non lo fa per riempire il proprio ego o per saziarsi degli applausi, ma lo fa con la speranza di poter lasciare qualcosa nella coscienza degli altri. Già prima del Covid e delle restrizioni non conveniva fare teatro, figuriamoci ora. Con le restrizioni che ci vengono imposte sembriamo gli unici appestati, sembriamo gli untori. Se continuiamo a farlo lo facciamo per una missione – prosegue con passione Idonea – per dare qualcosa in più ai nostri spettatori e per farli tornare a casa con una consapevolezza in più rispetto a quando erano entrati in teatro. L’anno scorso, dopo aver affrontato ingenti spese per adeguarci ai protocolli di sicurezza, siamo stati fermati nuovamente. Contributi statali per queste spese? Zero, letteralmente zero”.

Il Green Pass a teatro

“Il Green Pass? Dal 6 agosto in poi c’è stato un calo nelle prenotazioni e nella vendita di biglietti che supera abbondantemente il 60%. Qui in Sicilia poi, dal momento che siamo una delle regioni meno vaccinate d’Italia, questa battuta d’arresto è stata ancora più grave. Io vorrei capire, da cittadino prima che da attore o da produttore, quali sono le linee guida chiare. Mi si dice che il vaccino è sicuro, che va fatto per combattere il Covid e che i vaccinati possono andare al ristorante, anche facendo tavolate che non finiscono mai. Poi, però, si dice che a teatro questo principio non vale per il rischio di assembramenti e quindi si deve mantenere il distanziamento ed il contingentamento dei posti disponibili in sala.

Ecco, questo inizia a diventare quasi discriminante… Non si capisce perché in teatro ci si debba prendere il virus mentre al ristorante con gli amici no. Tra l’altro a fronte di dati chiari, che parlano di un solo contagiato forse riconducibile a teatri, cinema, luoghi della cultura. Il futuro è indefinibile, si parla già di nuove zone gialle o addirittura di una Sicilia prossimamente in zona rossa. Questo clima di incertezza blocca tutto, anche la programmazione della stagione teatrale, il cui tabellone è praticamente già fatto. Cosa posso dire ai miei abbonati del Metropolitan? Di resistere e di tenere duro come abbiamo fatto noi fino ad ora. Speriamo di poterci riabbracciare (metaforicamente), dal palco alla platea, il prima possibile.

Vittorio Sangiorgi

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