Roma, 17 feb. (askanews) – In Italia 6 milioni di persone soffrono di obesità, l’11,8 per cento degli adulti. Le malattie cardiovascolari sono tra le principali e più gravi complicanze nelle persone con obesità. Se con interventi sullo stile di vita e trattamenti farmacologici si riducono gli eventi cardiovascolari si possono risparmiare fino a 550 milioni di euro in due anni. È quanto emerge dallo studio condotto dal Ceis della facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata di Roma, presentato all’evento “Obesità e salute cardiovascolare”, realizzato con il contributo non condizionante di Novo Nordisk, che si è svolto a Palazzo Baldassini a Roma, martedì 17 febbraio. Lo studio, coordinato da Paolo Sciattella, ricercatore del Ceis, si basa sui risultati del trial SELECT primo studio sugli esiti cardiovascolari (CVOT) specificamente dedicato alla riduzione del rischio cardiovascolare nei pazienti con obesità.
In Italia, riferisce una nota, tra il 2015 e il 2019 si stimano 1,4 milioni di pazienti ospedalizzati per Mace (eventi cardiovascolari avversi maggiori) con una spesa annua media di 2 miliardi a carico del Servizio sanitario nazionale. L’incidenza di questi eventi (infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, morte per cause cardiovascolari) è maggiore nella popolazione con obesità, che ha un rischio di insorgenza del 67-85 per cento, rispetto alle persone in sovrappeso (21-32%). In Italia è sovrappeso il 34 per cento della popolazione. A un mese dal primo ricovero per Mace le persone con obesità tornano in ospedale con una frequenza 1,4 volte superiore rispetto ai pazienti in sovrappeso. Le malattie cardiovascolari assorbono circa l’85 per cento (6,6 miliardi di euro) dei costi diretti legati all’obesità.
Roberto Pella, Deputato e Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche non Trasmissibili, ha dichiarato che “l’Italia si è dotata della prima legge al mondo per la prevenzione e la cura dell’obesità, riconoscendola come malattia progressiva e recidivante”. Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Professore Emerito di Endocrinologia presso l’Università La Sapienza di Roma, ha sottolineato: “Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, complessa e multifattoriale rappresenta un traguardo storico che colloca l’Italia all’avanguardia. Ora è fondamentale proseguire nel percorso avviato, dotandosi di strumenti adeguati alla complessità della patologia per garantire ai pazienti la stessa dignità clinica e assistenziale riconosciuta ad altre patologie croniche”. Pasquale Perrone Filardi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia AOU “Federico II” di Napoli, ha affermato: “Lo studio SELECT è stato il primo studio CVOT dedicato alla riduzione di eventi cardiovascolari maggiori in pazienti con obesità, dimostrando la superiorità rispetto all’attuale standard di terapia in termini di efficacia e sicurezza di semaglutide nella riduzione del rischio di Mace in più di 17.000 pazienti con obesità o in sovrappeso e malattia cardiovascolare accertata, non diabetici”. Paolo Sbraccia, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna – Centro Medico dell’Obesità, Policlinico Universitario “Tor Vergata”, ha concluso: “L’obesità è una malattia cronica, multifattoriale e associata allo sviluppo di moltissime altre malattie croniche non trasmissibili, come tumori, malattie renali e del fegato, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari, principale causa di morte nel nostro Paese. Farmaci in grado di ridurre il rischio cardiovascolare, come semaglutide 2,4 mg, rappresentano strategie terapeutiche essenziali, in quanto non agiscono solo sul peso, ma sono efficaci nel ridurre le ospedalizzazioni, migliorare gli esiti clinici e limitare l’insorgere di eventi fatali in questa popolazione ad alto rischio”.

