Obesità, patologia in aumento anche tra i piccoli: perché non trascurarla

Obesità, patologia in aumento anche tra i più piccoli: perché non trascurarla

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Obesità, patologia in aumento anche tra i più piccoli: perché non trascurarla

Angela Ganci  |
mercoledì 26 Ottobre 2022 - 15:56

L'analisi della situazione e i consigli del dottor Maurizio Bongiovanni, biologo nutrizionista di Palermo.

Obesità in aumento anche in Sicilia. Una malattia spesso confinata alla questione estetica ma che non solo comporta rischi per la salute, ma potrebbe invalidare i soggetti che ne soffrono. Se ne parla in questi giorni sull’isola: il tema è infatti al centro di due importanti eventi scientifici in programma. Il primo, il 29 ottobre a Catania, presso l’ospedale Garibaldi-Nesima, dal titolo “Chirurgia bariatrica: la scelta per rinascere”; il secondo, in programma il 18 novembre a Palermo dal titolo “Gestione delle complicanze della chirurgia bariatrica”, entrambi organizzati dalla SICOB, Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche.

Obesità: le parole dell’esperto

Questi i temi cardine su cui è intervenuto il dottor Maurizio Bongiovanni, biologo nutrizionista di Palermo.

Il dottor Maurizio Bongiovanni

“La chirurgia bariatrica è una branca della chirurgia che consente un’importante perdita di peso tramite un intervento a carico del sistema gastrointestinale, attraverso tecniche variegate come l’anello gastrico o la resezione gastrica. È corretto dire che questa chirurgia lascia conseguenze cliniche anche se oggi le tecniche sono abbastanza affidabili. Si ricorre alla chirurgia bariatrica per un BMI superiore a 40, nei soggetti definiti grandi obesi, dove l’obesità è causa di seri disturbi cardiovascolari fino alla morte quale esito irrimediabile. È importante sottolineare che la chirurgia bariatrica non è la soluzione tout court all’obesità: è infatti sempre necessario cambiare abitudini di vita dopo l’intervento. L’obesità è inoltre una malattia genetica, quindi la prevenzione è complessa, si possono però limitare i danni, agendo sull’età evolutiva, periodo della vita decisivo per contrastare gli eventuali danni futuri da diabete, unendo a una dieta apposita un’attività fisica programmata. Non agire a questa età significa, infatti, senza dubbio, portare con sè il problema per tutta la vita, con future conseguenze negative, difficilmente gestibili, a danno, tra gli altri, del sistema cardiovascolare”.

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