Correva l’anno 2015 quando i rappresentanti di 193 Stati membri dell’ONU si riunirono per sottoscrivere un impegno senza precedenti verso le generazioni future: l’Agenda 2030. Un programma d’azione articolato in 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) che poggiava su tre pilastri fondamentali tra loro interconnessi: la sostenibilità ambientale, quella economica e quella sociale. Tra questi, l’Obiettivo 8, cuore pulsante del sistema, con il compito di “incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti”.
Non si tratta di un traguardo isolato dal resto del contesto sociale, ma di un perno attorno cui ruotano altri obiettivi cruciali. Garantire un lavoro dignitoso significa, infatti, contribuire direttamente alla riduzione della povertà (Goal 1), assicurare condizioni migliori per la salute dei cittadini (Goal 3), favorire la crescita dell’educazione (Goal 4) e combattere per la parità di retribuzione e l’uguaglianza di genere (Goal 5).
Crescita economica sostenibile e innovazione
Per trasformare questa visione in risultati tangibili, l’ONU ha delineato 12 target specifici che fungono da bussola per le politiche nazionali. Al centro della strategia troviamo la necessità di una crescita economica pro-capite costante, che per i Paesi in via di sviluppo deve attestarsi almeno al 7% annuo del Pil. Tuttavia, la quantità non basta, serve la qualità. Il target 8.2 punta, infatti, ad aumentare la produttività economica attraverso la diversificazione, il progresso tecnologico e l’innovazione, mentre il target 8.3 sollecita la promozione di politiche che sostengano le attività produttive, l’imprenditoria, le piccole e medie imprese (Pmi) e l’accesso ai servizi finanziari.
Un punto di rottura col passato è rappresentato dal target 8.4, che impone di migliorare l’efficienza nel consumo e nella produzione delle risorse cercando, finalmente, di cancellare la dicotomia tra crescita economica e degrado ambientale. Sul piano dei diritti umani, l’Agenda è perentoria: l’obiettivo 8.5 invoca un’occupazione piena per donne, uomini, giovani e disabili con parità di compenso, mentre il target 8.6 si focalizza sulla riduzione dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Entro il 2025 l’impegno è sradicare il lavoro forzato, la schiavitù moderna, la tratta di esseri umani e il lavoro minorile.
Lavoro dignitoso e diritti sociali
Parallelamente, si lavora per proteggere il diritto al lavoro e promuovere ambienti sani e sicuri per tutti, compresi immigrati e precari (8.8), incentivando, al contempo, un turismo sostenibile che crei posti di lavoro e valorizzi le culture locali (8.9). Completano il quadro il rafforzamento degli istituti finanziari (8.10), l’aumento del supporto al commercio dei Paesi in via di sviluppo (8.a) e una strategia globale per l’occupazione giovanile (8.b).
Italia e Agenda 2030: luci e ombre sul lavoro
Ma a che punto si trova l’Italia in questo percorso? Se osserviamo i dati Istat più recenti, aggiornati a questo marzo 2026, la fotografia del Paese mostra luci e ombre. Nel confronto con l’Unione Europea, l’Italia mantiene una posizione di resilienza sul fronte del PIL, ma deve fare i conti con criticità strutturali storiche. La piaga dei Neet rimane una delle più alte d’Europa, nonostante i lievi miglioramenti degli ultimi anni.
Il mercato del lavoro è ancora profondamente segnato dalla forbice Nord e Sud. Infatti, mentre le regioni settentrionali viaggiano a ritmi vicini ai target europei, il Mezzogiorno sconta un tasso di occupazione sensibilmente inferiore e una cronica carenza di infrastrutture produttive. Anche la retribuzione oraria media lorda evidenzia una stagnazione che preoccupa le famiglie, mentre il numero totale di occupati, pur avendo raggiunto percentuali incoraggianti, soffre del confronto con gli inattivi e il numero ancora elevato di disoccupati, che segnalano, ancora, una vasta area di marginalità sociale.
Le differenze di genere restano evidenti: le donne italiane partecipano meno al mercato del lavoro e, a parità di mansioni, subiscono spesso un gap salariale rispetto ai colleghi uomini.
Pnrr, occupazione giovanile e sfide future
Per rispondere a queste sfide, dal 2015 a oggi sono stati adottati numerosi provvedimenti. Dopo la stagione delle riforme del mercato del lavoro inaugurata dal Jobs Act, il sistema di welfare ha visto l’introduzione del Reddito di Cittadinanza, successivamente eliminato e sostituito da strumenti più mirati come l’Assegno di Inclusione e il Supporto per la Formazione e il Lavoro. Grande enfasi è stata posta sulle politiche attive tramite il programma Garanzia Giovani e, soprattutto, attraverso i massicci investimenti del Pnrr destinati al potenziamento delle competenze e alla formazione continua.
Oggi, il governo punta su incentivi all’autoimpiego, sull’imprenditoria femminile e su nuovi bonus assunzioni dedicati ai giovani, con una particolare attenzione alla ZES unica per il Mezzogiorno, pensata per attrarre capitali e creare occupazione di qualità in aree svantaggiate. La strada verso il 2030 è ancora lunga e tortuosa, ma il rispetto dei target dell’Obiettivo 8 rappresenta l’unica via per garantire una crescita economica reale e non rappresenti un mero dato statistico.
Martina Maria Di Vincenzo, Giorgia Minardi, David Alesci, Evelyn Asta, Francesco Di Dio, Amato Paolo, Serena Di Modica, Daisy Piscopo
III L – Istituto Leonardo Da Vinci di Niscemi

