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Occupazione culturale: l’Italia poco sotto la media Ue. La metà del totale è composta da lavoratori autonomi

Occupazione culturale: l’Italia poco sotto la media Ue. La metà del totale è composta da lavoratori autonomi
I lavoratori autonomi rappresentano quasi la metà di tutta l’occupazione culturale in Italia

Eurostat ha segnalato numeri in aumento in 15 Paesi dell’Unione, con in testa Romania, Francia e Ungheria

ROMA – L’occupazione culturale rappresentava il 3,8% dell’occupazione totale nell’Ue nel 2024 (pari a 7,9 milioni di persone), con una percentuale che andava dall’1,6% della Romania al massimo del 5,3% nei Paesi Bassi. Nel complesso, una quota maggiore dell’occupazione totale nei Paesi occidentali e settentrionali dell’Ue rispetto a quelli orientali e meridionali. L’Italia si ferma al 3,5% nel 2024, era al 3,4% nel 2021 e l’Eurostat certifica che i Paesi con la percentuale più bassa di donne impiegate nel settore culturale erano Spagna (44,3%) e Italia (45,1%). Un ambito che continua a “vivere” spesso con e grazie ai lavoratori autonomi che rappresentano quasi la metà di tutta l’occupazione culturale nel Belpaese.

Crescita e calo dell’occupazione culturale nei Paesi Ue

Nel 2024 l’occupazione nel settore culturale è aumentata in 15 Paesi dell’Ue rispetto al 2023. Romania (10,4%), Francia (9,4%) e Ungheria (9,0%) hanno registrato gli aumenti più elevati, mentre Svezia (-7,7%) e Finlandia (-7,1%) hanno registrato le diminuzioni più significative. La Repubblica Ceca è stato l’unico Paese in cui l’occupazione culturale è rimasta invariata nel periodo. A livello dell’Ue, l’anno scorso l’occupazione nel settore culturale ha registrato un aumento annuo dell’1,9 %. Tra il 2023 e il 2024 sono stati osservati aumenti sul numero assoluto di persone occupate nel settore culturale in Francia (+109.200), Spagna (+43.800), Italia (+17.700) e Ungheria (+15.400). Nello stesso periodo, Polonia, Svezia e Germania hanno registrato il maggiore calo dell’occupazione culturale, con una diminuzione rispettivamente di 2.800, 19.200 e 11.700 persone. Per quanto riguarda l’occupazione culturale in percentuale dell’occupazione totale, sono stati osservati aumenti in dieci paesi dell’Ue. L’aumento più alto di 0,3 punti percentuali è stato registrato in Francia e Ungheria. Per contro, 11 Paesi hanno registrato una diminuzione di questa quota, la maggior parte in Svezia (-0,4 punti percentuali), Irlanda e Finlandia (-0,3 punti percentuali ciascuno).

Lavoratori autonomi nel settore culturale

Quasi un terzo (31,7%) dei lavoratori culturali nell’Ue l’anno scorso era un lavoratore autonomo (rispetto a una media del 13,6% nell’intera economia). Il lavoro autonomo rappresentava quasi la metà di tutta l’occupazione culturale in Italia (47,1%) e nei Paesi Bassi (46%). Gli altri Paesi con tassi superiori alla media Ue erano Grecia, Repubblica Ceca, Irlanda, Austria, Cipro e Slovenia. Al contrario, meno del 20% degli occupati nel settore culturale era un lavoratore autonomo in Lussemburgo e Romania.

Artisti e scrittori: occupazione e lavoro autonomo

L’Ue contava nel 2024 quasi 1,79 milioni di artisti e scrittori, pari al 22,6% dell’occupazione culturale complessiva. Tra questi, circa il 45,1% era costituito da lavoratori autonomi, una percentuale significativamente più elevata sia rispetto all’occupazione totale (13,6%) sia rispetto all’occupazione culturale dell’Ue (31,7%). In Germania, la quota di artisti e scrittori autonomi era 5,5 volte superiore alla quota di lavoratori autonomi nell’economia nazionale complessiva. Il tasso di lavoro autonomo tra artisti e scrittori ha superato significativamente il livello nazionale complessivo anche a Cipro, Svezia, Irlanda, Austria, Danimarca e Finlandia. Inoltre, tassi di lavoro autonomo pari ad almeno il 50% tra artisti e scrittori sono stati osservati in Italia e Paesi Bassi (63,7% ciascuno), Irlanda (57,4%), Portogallo (56,9%), Repubblica Ceca (56,6%) e Cipro (53,1%).

Editoria e attività creative: le tendenze secondo Eurostat

L’Eurostat segnala inoltre che “il costante calo dell’occupazione nel settore dell’editoria è proseguito nel 2024, mentre la diminuzione delle occupazioni legate alla riproduzione di contenuti (Stampa e riproduzione di supporti registrati) è rallentata rispetto agli anni precedenti”. Ha sofferto anche il settore delle attività creative, artistiche e di intrattenimento che ha registrato un calo sostanziale dell’occupazione nel 2020 e nel 2021; tuttavia, scrive l’Eurostat, gli anni successivi suggeriscono un ritorno alla tendenza al rialzo osservata prima della pandemia di Covid-19.