Ogni minuto vissuto sia consapevole - QdS

Ogni minuto vissuto sia consapevole

Carlo Alberto Tregua

Ogni minuto vissuto sia consapevole

giovedì 06 Ottobre 2022 - 08:24

Secondo i saggi: “Non è il tempo che passa, siamo noi che passiamo”.
Il tempo, com’è noto, è una convenzione fra i viventi, una sorta di regolamentazione per potere interloquire, interscambiarsi azioni, beni e servizi, per darsi appuntamenti e così via. Una convenzione che cadenza tutte le cose che facciamo, interfacciandosi con gli altri.
Senza la misura del tempo, potrebbero funzionare le attività del mondo? Probabilmente no. Vi sarebbe una grande confusione.

Una volta fatta la convenzione del tempo, è sorto il problema di come misurarlo e anche di come andare d’accordo con la sua cadenza; insomma, essere in condizione di funzionare secondo momenti determinati.
La questione che descriviamo riguarda l’andamento generale di tutte le persone. Qui di seguito vorremmo invece evidenziare il rapporto fra ciascuno di noi e i minuti che trascorrono inesorabilmente.


In primo luogo, occorre la consapevolezza che, minuto dopo minuto, noi “consumiamo” la nostra vita, che è definita in un arco temporale fra il primo vagito e l’ultimo sospiro. Quanto sia lungo questo arco temporale non è dato di sapere. È possibile – come dice qualcuno – che esso sia ben definito, per cui nello stesso momento in cui si nasce è già determinato l’altro momento in cui la vita cessa.
Proprio questa determinatezza del periodo temporale in cui ciascuno di noi vive ci dovrebbe indurre a riflettere come trascorrerlo e cosa fare perché vi sia intensità nelle azioni che compiamo, un’intensità che giustifichi il fatto che siamo vivi.

Contro questa necessità, che solo pochi avvertono, vi è una moltitudine di perditempo, di gente che aspetta Godot e di altri che si affidano al “destino cinico e baro”.
Questi campioni ci inducono a riflettere sull’inutilità della vita vissuta in questo modo e anche sulla grave colpa che essi hanno nello sprecare un’occasione unica, perché non più ripetibile.

Intendiamoci, qui non si vuole aprire un discorso morale o moralistico, perché non ne saremmo capaci. Si vuole porre l’attenzione sulla necessità di capire il valore del vivere e di onorarlo con attenzione e concentrazione.

In primo luogo, dovremmo pensare di conquistare quel bene prezioso che è la libertà, vale a dire uscire dallo stato di sudditanza che, per un verso o per l’altro, affligge molti di noi. Sudditanza economica, sociale, politica, civile e via elencando.

Per uscire da tale stato, occorre essere capaci di produrre ricchezza, una quantità sufficiente per non essere costretti a chiedere ad altri i mezzi di sussistenza. Per essere in condizione di produrre ricchezza è necessario studiare, studiare e studiare e poi individuare una strada giusta e concreta che ci consenta di, appunto, generare ricchezza.

Ognuno di noi dovrebbe fare un esame di coscienza tutti i giorni, tutti i mesi e tutto l’anno per chiedersi se ciò che riceve è stato meritato, vale a dire se ha fatto tutto quello che doveva fare per avere un compenso di qualunque tipo.
Dunque, si parte da un esame di coscienza, cioé da un’introspezione, che deve farci valutare con ragionevolezza il rapporto fra ciò che noi facciamo e quanto ci proviene dalla nostra capacità e da sudore e fatica.


Vi sono giovani che non hanno ben riflettuto sulla materia che stiamo disegnando e ritengono che la vita sia tutta rose e fiori o, peggio, che gli sia dovuto un qualunque sussidio senza metterci niente di proprio.

Non sappiamo se sia la maggioranza o minoranza. Sappiamo che i giovani bravi e volenterosi, che hanno capito come funzionano le cose, sono tantissimi e meritatamente salgono nella scala sociale e professionale, all’insegna dei valori etici di tutti i tempi, secondo cui ognuno deve ricevere in proporzione al proprio merito.

Ecco, è proprio questo il valore che ognuno di noi deve perseguire. Per farlo non ci vogliono tante capacità, ma grande volontà, sacrificio e soprattutto la voglia di fare, di utilizzare le opportunità e di pensare quanti non le hanno queste occasioni e che se le avessero potrebbero fare tanto e tanto di più.
Riflettiamoci e spieghiamo ai giovani queste cose, augurandoci che essi vogliamo riflettere nel loro interesse e agire di conseguenza.

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