L’allora sindaca di Roma, Virginia Raggi, rifiutò di presentare la candidatura della città alle Olimpiadi del 2024, adducendo una serie di scempiaggini che hanno impedito alla Capitale di ripetere l’exploit del 1960, quando ospitò gli ultimi Giochi estivi disputati in Italia.
In quell’epoca vennero costruite molte infrastrutture a Roma, fra cui la via cosiddetta Olimpica, che non sarebbero nate se non si fosse ospitata quella manifestazione.
Lo scorso anno il Vaticano ha promosso il Giubileo, che si fa ogni venticinque anni. Sembra che a Roma siano confluiti venticinque o trenta milioni di persone in più rispetto allo standard dei flussi turistici, il che ha portato ricchezza alla nostra Capitale, anche se non ha portato quei miglioramenti strutturali della città, perché l’ultima Giunta non è migliore delle precedenti e non riesce a fare il suo lavoro, che è quello di governare una grande città di livello europeo.
Tuttavia, pare che l’attuale sindaco, Roberto Gualtieri – in quanto professore universitario -, abbia pensato di porre la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2036 o del 2040. Un’ottima e provvida iniziativa.
La candidatura olimpica come leva per le infrastrutture di Roma
Se Gualtieri riuscisse a portare il progetto al Cio (Comitato olimpico internazionale), avrebbe buone probabilità di ottenere l’assegnazione per la manifestazione negli anni prima indicati e questo metterebbe in moto processi per la costruzione di infrastrutture, di strade, sistemazione di quartieri e altro, con decine di miliardi da spendere e un netto miglioramento della città.
Roma era caput mundi nell’anno zero (ma anche prima), mentre a Parigi per le strade circolavano ancora le galline. Oggi la situazione si è ribaltata perché Parigi è la capitale più desiderata e amata al mondo, sia dalla parte occidentale che da quella orientale, con oltre cento milioni di turisti l’anno, mentre Roma ne conta più di cinquanta.
Il modello Parigi: dalla Senna balneabile al riciclo delle acque reflue
A Parigi sono riusciti a rendere balneabile una parte della Senna e lì, la sindaca socialista dell’epoca, Anne Hidalgo, ha costruito il più grande impianto d’Europa di riciclo delle acque reflue. Cosicché, in quella città il problema idrico è stato risolto.
A Roma, invece, vi sono carenze d’acqua, strade malconce, servizi di pulizia che lasciano a desiderare, traffico urbano caotico, assenza di corsie preferenziali per mezzi pubblici, taxi e bici. Inoltre, una città di tre milioni di abitanti dovrebbe avere i Consigli di quartiere efficienti. Ve ne sono alcuni che hanno oltre trecentomila abitanti e che dovrebbero poter gestire la propria attività in modo autonomo, ma così non è. Poi, in giro per la città, non si vedono vigili urbani, per cui vengono commesse violazioni di ogni genere. In tutto questo, i cittadini sono passivi perché non protestano, con la conseguenza che l’Amministrazione civica continua a essere carente. Ma è inutile proseguire i cahiers de doléances.
Non si tratta di responsabilità di una parte politica piuttosto che di un’altra, perché le Amministrazioni di diverso colore hanno avuto un uguale risultato: l’insufficienza amministrativa e la forte insoddisfazione di quel popolo, che è troppo buono con i propri amministratori per mandare a casa quelli che non funzionano.
Dal precedente di Milano-Cortina a Roma 2036: la sfida è possibile
Dunque, il progetto di presentare la candidatura per le Olimpiadi 2036 o 2040 è in corso e ci vogliamo augurare che venga presentato per tempo, con tutte le caratteristiche idonee, in modo da avere ampie chance di riuscita. Anche nella parte organizzativa ci vuole alta professionalità perché la concorrenza a livello mondiale è notevole.
Milano ce l’ha fatta con le Olimpiadi invernali, insieme a Cortina d’Ampezzo, e i vantaggi economici per i territori coinvolti sono stati notevoli, oltre al fatto che è aumentata fortemente la notorietà degli stessi a livello mondiale. Non si capisce perché Roma non potrebbe nuovamente riscuotere tale successo a distanza di ottant’anni dalla precedente Olimpiade.
È sempre una questione di professionalità e di capacità delle persone che amministrano una città. Non si vede perché i romani dovrebbero essere da meno dei milanesi o degli ampezzani. In ogni caso, sono sempre i risultati che permettono di valutare i fatti e il merito (quando c’è) di chi li ha generati.

