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Olimpiadi, Casa Italia Milano Cortina 2026: ecco i 26 vini ambassador

Olimpiadi, Casa Italia Milano Cortina 2026: ecco i 26 vini ambassador

Coni: saranno nella carta delle tre hospitality house “Musa”

Milano, 27 gen. (askanews) – Ventisei vini come specchio del grande mosaico di biodiversità del Paese, in rappresentanza dei principali territori italiani. Sono le etichette made in Italy protagoniste ai Giochi olimpici invernali Milano Cortina 2026, inserite nella carta dei vini di “Musa”, l’hospitality house allestita a “Casa Italia” nelle sue tre sedi: Triennale a Milano, Galleria Farsetti a Cortina d’Ampezzo, Aquagranda a Livigno.

La selezione è stata realizzata per conto del Coni dal team di “LT Wine & Food Advisory”, supportato dal giornalista Luciano Ferraro. Le linee guida hanno puntato a valorizzare le principali Denominazioni e i vitigni autoctoni, con una rappresentanza ampia della wine economy nazionale: dai grandi gruppi ai nomi di riferimento del mondo cooperativo, fino alle produzioni più piccole. Ogni etichetta è chiamata a farsi ambasciatrice del Paese di fronte a una platea internazionale, con l’obiettivo di far “degustare” la biodiversità d’eccellenza del paesaggio enologico regionale che contribuisce a rendere unica l’Italia, assieme alla sua cucina riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco.

La selezione copre l’intera penisola, dalle Alpi alle isole, con un’attenzione particolare ai vitigni autoctoni e alle Denominazioni identitarie. Per l’Abruzzo è stato scelto “Montepulciano d’Abruzzo Doc Tralcetto 2023” di Cantina Zaccagnini, mentre per la Calabria l’etichetta in carta è “Cirò Rosso Classico Doc Segno 2024” di Librandi. La Campania è rappresentata da “Greco di Tufo Docg 2024” di Feudi di San Gregorio, a testimonianza del ruolo dei bianchi di territorio nel racconto del made in Italy. Dall’Emilia Romagna arrivano tre etichette: “Romagna Doc Sangiovese Superiore Riserva Vigneti Romio 2021” di Cantine Caviro, “Romagna Albana Docg secco 2024” di Tenuta Masselina e “Reggiano Lambrusco Spumante Dop Rubino del Cerro 2024” di Venturini Baldini, per mettere in luce sia i rossi fermi sia le bollicine territoriali. Il Friuli Venezia Giulia partecipa con “Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2024” di Torre Rosazza, mentre per il Lazio è stato selezionato “Lazio Bianco Igt Bellone Anthium 2025” di Casale del Giglio, centrato su un vitigno autoctono regionale.

La Lombardia propone due espressioni complementari: “Lugana Doc Prestige 2024” di Cà Maiol e “Valtellina Superiore Docg Inferno Ca’ Guicciardi 2021” di Nino Negri, a unire l’anima lacustre del Garda con quella di montagna della Valtellina. Nelle Marche la scelta è caduta su “Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2024” di Villa Bucci, mentre il Piemonte è presente con “Freisa d’Asti Doc Il Forno 2024” di Cascina Gilli e “Barolo Docg Cannubi 2021” de L’Astemia, in rappresentanza di due volti distinti ma complementari della regione. Dal Sud giungono “Edizione Cinque Autoctoni 23” di Fantini e “Rosato Igt Salento Calafuria 2025” di Tormaresca per la Puglia, “Vermentino di Sardegna Doc Cala Reale 2025” di Sella&Mosca per la Sardegna e “Etna Doc Rosso 2023” di Cottanera per la Sicilia, a sintetizzare la varietà di climi e suoli del Mezzogiorno.

La Toscana è presente con un tris che affianca grandi nomi e denominazioni di prestigio: “Brunello di Montalcino Docg Tenuta Castelgiocondo 2020” di Frescobaldi, “Toscana Rosso Igt Villa Antinori 2023” di Marchesi Antinori e “Toscana Rosso Igt Crognolo 2023” di Tenuta Sette Ponti. Dal Trentino Alto Adige arrivano “Alto Adige Doc Pinot Bianco Kristallberg 2023” di Elena Walch, “Teroldego Rotaliano Superiore Riserva Doc Castel Firmian 2022” di Mezzacorona e “Trentino Chardonnay Doc Villa Margon 2021” di Tenute Lunelli, con un ventaglio che spazia dai bianchi di montagna ai rossi autoctoni. L’Umbria è rappresentata da “Umbria Rosso Igt Rubro 2022” di Cantina Todini, mentre per il Veneto la selezione comprende “Breganze Doc Rosso di Rosso 2016” di Diesel Farm e “Valpolicella Ripasso Doc Superiore Black Label 2023” di Pasqua Vigneti e Cantine, a completare il quadro delle ventisei etichette chiamate a raccontare l’Italia del vino a “Casa Italia” durante i Giochi di Milano Cortina 2026.

Luciano Buonfiglio, presidente Coni, ha dichiarato che “questa pregevole selezione di etichette ci permette di brindare nel modo migliore al ritorno dei Giochi olimpici nel nostro Paese, venti anni dopo Torino 2006. I vini scelti rappresentano l’espressione autentica ed eterogenea del made in Italy che vogliamo esaltare in occasione di Milano Cortina 2026, grazie al progetto ‘Musa’. Un valore aggiunto fondamentale – ha concluso Buonfiglio – per dare voce, all’interno di ‘Casa Italia’, all’unicità della tradizione che ci appartiene attraverso le eccellenze tricolori”.

“Come per la selezione protagonista a ‘Casa Italia’ alle Olimpiadi di Parigi 2024, anche le etichette in scena a ‘Casa Italia’ per le Olimpiadi Milano Cortina raccontano al meglio la ricchezza, la varietà e i progressi compiuti in questi anni dal vino italiano” ha detto Ferraro, sottolineando che “i territori sono rappresentati da grandi produttori o piccoli vignaioli che hanno in comune la passione con la quale portano le loro bottiglie nel mondo, in una continua sfida per conquistare nuovi mercati e nuovi consumatori”.

Il vino, in questo contesto, assume la funzione di linguaggio comune e strumento di racconto del Paese, capace di unire aree geografiche, stili produttivi e dimensioni aziendali differenti. La carta di “Musa” accosta così Denominazioni storiche e vitigni autoctoni, etichette di respiro internazionale e vini legati in modo stretto ai rispettivi territori, componendo un quadro che punta a restituire la pluralità della scena enologica nazionale.

Lorenzo Tersi, Ad di “LT Wine & Food Advisory”, ha evidenziato che “nel mondo degli eventi sportivi di respiro internazionale il vino agisce come strumento di valorizzazione del made in Italy in un mosaico di rappresentanza che abbraccia l’intero paesaggio enologico, dai grandi gruppi alle produzioni di nicchia. Il vino celebrativo in queste occasioni diventa così un momento di diplomazia culturale, si porta dietro il territorio dove nasce, la storia di quell’etichetta, il savoir faire italiano, in una parola la sua unicità e autenticità”.