Roma, 3 feb. (askanews) – Si apre con prezzi in calo per l’olio di oliva il 2026, sulla scia dell’ultimo trimestre del 2025, quando in Italia è stata registrata una delle correzioni di prezzo più marcate a livello europeo, con riduzioni in alcune aree produttive nell’ordine del 20% rispetto ai massimi del biennio precedente. Un aggiustamento che ha inciso in modo diretto sulle dinamiche di mercato e che continua a riflettersi nelle trattative commerciali di inizio 2026, soprattutto nelle principali regioni produttive del Mezzogiorno. E’ quanto emergedall’Osservatorio sul mercato oleario internazionale di Certified Origins, che evidenzia un settore in fase di riequilibrio dopo due anni di forte tensione, con l’Italia al centro di trasformazioni economiche e strutturali rilevanti.
La discesa delle quotazioni degli ultimi mesi del 2025 non ha però coinvolto in modo uniforme tutte le categorie; infatti, gli oli certificati DOP e IGP e le produzioni di alta qualità hanno mostrato una maggiore tenuta, confermando come il valore dell’olio d’oliva resti strettamente legato a origine, identità e posizionamento qualitativo.
Sul fronte produttivo, la campagna 2025/2026 vede l’Italia in recupero intorno alle 300.000 tonnellate, dopo le difficoltà delle annate precedenti e l’Italia si conferma uno dei principali Paesi importatori di olio d’oliva.
A livello internazionale, la chiusura del 2025 restituisce un quadro produttivo complessivamente stabile ma disomogeneo. In Spagna, primo produttore mondiale, le piogge persistenti dell’autunno hanno rallentato la raccolta e ridotto le rese in alcune aree chiave dell’Andalusia: la produzione raggiungerà circa 1,37 milioni di tonnellate, sostanzialmente in linea con le stime nazionali. La Tunisia si conferma tra i principali protagonisti del Mediterraneo per volumi prodotti (450-500 mila tonnellate stimate), rafforzando il proprio peso nei flussi commerciali globali. La Turchia emerge come sorpresa della campagna 2024/2025: il Consiglio Olivicolo Internazionale, infatti, stima una produzione record di 50 mila tonnellate (215 mila nel 2023/24).
Sul fronte dei mercati, gli Stati Uniti restano uno sbocco fondamentale per l’olio d’oliva europeo e mediterraneo, pur in un contesto reso più complesso da dazi, incertezze normative e dalla debolezza del dollaro. Parallelamente, l’avvio del 2026 si apre con segnali di una possibile diversificazione delle destinazioni dell’export: i negoziati commerciali portati avanti dall’Unione Europea con nuovi partner come l’India e i Paesi del Mercosur, infatti, aprirebbero vie commerciali verso sei Paesi. Solo in India, gli esportatori europei entrerebbero un mercato composto da 1,46 miliardi di persone, a cui si aggiungerebbero i circa 295 milioni di abitanti dei cinque Paesi attualmente attivi nel Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia).

