Omicidio Willy, parla Gabriele Bianchi dal carcere, "Non l'ho toccato" - QdS

Omicidio Willy, parla Gabriele Bianchi dal carcere, “Non l’ho toccato”

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Omicidio Willy, parla Gabriele Bianchi dal carcere, “Non l’ho toccato”

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venerdì 25 Febbraio 2022 - 19:38

L'omicidio di Willy Monteiro Duarte, il 21enne di origini capoverdiane picchiato a morte la notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro

Non ho toccato Willy nemmeno con un dito. L’unico vero responsabile della morte di quel ragazzo pieno di vita è Francesco Belleggia. E’ stato lui a scatenare la lite quella notte, lui a colpire Willy con un calcio al collo quando era in ginocchio, in procinto di alzarsi.

Lui, ancora, a negare le sue responsabilità mentre nella sala d’aspetto dei carabinieri lo incalzavamo e ci faceva cenno di star zitti. Ancora lui, paradossalmente, il solo di noi quattro, a trovarsi dal primo momento ai domiciliari”.

Lo aveva già fatto Mario Pincarelli e oggi, a scrivere all’Adnkronos dal carcere di Rebibbia, è Gabriele Bianchi, l’altro coimputato, insieme al fratello Marco e a Francesco Belleggia, per l‘omicidio di Willy Monteiro Duarte, il 21enne di origini capoverdiane picchiato a morte la notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro.

“DIPINTO COME UN MOSTRO, HO SOFFERTO IMMENSAMENTE”

In quattro fogli bianchi scritti in una grafia elementare e stretta, racconta: “Sono ormai 17 mesi che vivo da recluso in carcere, dopo 11 mesi passati in isolamento nella sezione G12. Mesi che sono sembrati anni, giorni interminabili scanditi unicamente da una doccia e un’ora d’aria in cunicoli di cemento armato. Ho sofferto immensamente, mandavo di continuo richieste al giudice e alla direttrice perché potessi accedere alla sala comune.

Ogni volta mi rispondevano di no, temendo problemi in sezione con gli altri detenuti ‘fomentati’ dall’immagine che di me e di mio fratello davano i telegiornali. 

Sono stato dipinto come un mostro assassino, ho assistito inerme alle bugie e agli insulti di cui persone sconosciute invadevano i profili social mio e di Marco – continua Gabriele – E’ orribile vedere le proprie foto in televisione, essere accusato di un crimine che noi – usa il plurale, riferendosi anche al fratello – non abbiamo mai commesso”.

“PRESE DI MIRA PERSONE VICINE, DISTRUTTE LE NOSTRE VITE

“Sono state prese di mira anche le persone a noi vicine, distrutte le nostre vite. Senza sapere che il vero colpevole della morte del povero Willy è Francesco Belleggia (scrive, stavolta, a caratteri cubitali). Quella maledetta notte è morto un ragazzo pieno di vita per colpa di una stupida lite che Francesco ha scatenato e che lui stesso ha terminato con un calcio al collo di Willy mentre era in ginocchio, in procinto di rialzarsi. Solo un vigliacco può colpire una persona in difficoltà. Un atteggiamento che ha mantenuto davanti al pubblico ministero, quando invece di ammettere di aver partecipato attivamente alla lite e aver colpito Willy, ha scaricato la responsabilità su me e Marco, scatenando così l’odio mediatico nei nostri confronti. Io, che quel ragazzo non l’ho nemmeno sfiorato, mi ritrovo in carcere lontano da mia moglie e da mio figlio, che nemmeno ho visto nascere. Francesco Belleggia, il colpevole di questa disgrazia, che ha riempito di bugie il pm cambiando versione più volte, che ha tracce di dna sulle scarpe, sconta la sua pena a casa”.

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