Operazione Zeus a Catania, 24 misure: nomi degli arrestati - QdS

Operazione Zeus, il monopolio della droga e i summit di mafia: 24 arresti – NOMI e VIDEO

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Operazione Zeus, il monopolio della droga e i summit di mafia: 24 arresti – NOMI e VIDEO

Redazione  |
martedì 29 Novembre 2022 - 12:58

Le riunioni tra clan per il dominio delle piazze di spaccio a San Berillo, il tentato omicidio e le rivalità tra gruppi mafiosi: ecco quanto ricostruito dalle indagini dell'operazione Zeus a Catania.

Dalle prime ore di oggi, su delega di questa Procura Distrettuale della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, la Polizia di Stato ha eseguito 24 misure cautelari. Degli indagati dell’operazione Zeus, 20 sono finiti in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 1 sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Ecco i dettagli sul blitz divulgati dalle forze dell’ordine.

Operazione Zeus a Catania, gli arrestati

Più nello specifico, sono stati arrestati e condotti in carcere:

  • ARCIDIACONO Lorenzo (cl.1986);
  • ARDIZZONE Giuseppe Agatino (cl.1993);
  • D’AMBRA Andrea (cl.1996);
  • D’AMBRA Massimiliano (cl.1985);
  • DISTEFANO Carmelo (cl.1970);
  • FAZIO Carmelo (cl.1960);
  • GAROZZO Antonino (cl.1991);
  • GARUFO Orazio (cl.1972);
  • GURRERI Natale (cl.1975);
  • LICCIARDELLO Giuseppe (cl.1998);
  • LICCIARDELLO Pietro (cl.1969);
  • MONACO Salvatore Manuel (cl.1996);
  • PARISI Nicola Christian (cl.1978);
  • PITER Gabriele Giuseppe (cl.1982);
  • PITERÀ Giuseppe (cl.2000);
  • SAUTTO Gennaro (cl.1980);
  • SCAGLIONE Filippo (cl.1974);
  • SCUDERI Luigi (cl.1988);
  • SETTEDUCATI Fabio (cl.1994);
  • ZAPPALÀ Carmelo (cl.1966).

Agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’operazione Zeus di Catania, ci sono:

  • PIGNATARO Pasquale (cl.1977);
  • RAGUSA Angelo (cl.1982);
  • PLATANIA Giuseppe (cl.1995).

L’ultima indagata, Santa Pitarà (classe 1972), avrà invece l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Droga e mafia, le accuse

Gli indagati dell’operazione Zeus sono gravemente indiziati, con differenti profili di responsabilità e allo stato degli atti e in relazione alla fase processuale che non ha ancora consentito l’instaurazione del contraddittorio con l’intervento delle difese, dei delitti di: associazione di tipo mafioso, con clan Cursoti Milanesi e clan Cappello-Bonaccorsi; estorsione, associazione finalizzata al traffico di droga, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illecita di armi da sparo, ricettazione, danneggiamento. Tutti i reati risultano aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa di appartenenza.

Il provvedimento restrittivo, emesso sulla base di indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguite, congiuntamente, dalla Squadra Mobile – Sezione Criminalità Organizzata della Questura di Catania e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, accoglie gli esiti di una complessa e articolata attività investigativa, condotta tra il mese di novembre 2018 e quello di settembre 2019, che si è incentrata sul clan mafioso dei Cursoti Milanesi, tradizionalmente attivo nella zona di San Berillo Nuovo del capoluogo etneo.

Le indagini

L’indagine, supportata da presidi tecnici (intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre a videoregistrazioni) e dalle dichiarazioni rese da 4 collaboratori di giustizia, ha fornito una attuale e fedele immagine delle dinamiche criminali interne al clan mafioso dei Cursoti Milanesi, ritornato a esercitare il pieno controllo criminale sull’intero rione San Berillo Nuovo. I Cursoti “lavoravano” anche nelle parti del quartiere che, nel recente passato, erano passate sotto il controllo del clan Cappello-Bonaccorsi, come la zona di corso Indipendenza.

Le indagini legate all’operazione Zeus, che hanno portato alle misure nei confronti degli odierni arrestati, sono state coordinate dal Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile.

I Cursoti Milanesi, le frange dello storico clan mafioso

Le operazioni d’indagine hanno interessato entrambe le frange che storicamente compongono il clan Cursoti Milanesi: il gruppo che sarebbe capeggiato dai fratelli Francesco Distefano – inteso “pasta cà sassa” – e Carmelo Distefano, figli dello storico capoclan Gaetano Distefano (inteso “Tano sventra”); e il gruppo riconducibile a Rosario Piterà, “u furasteri”, poi deceduto il 7.12.2020.

In particolare, l’indagine ha cristallizzato diversi momenti di fibrillazione interna al clan in ragione anche della presunta ascesa criminale di Carmelo Distefano ai danni del gruppo storico facente capo a Rosario Pitarà.

La rivalità sarebbe sfociata in una serie di episodi di violenza con l’utilizzo di armi da sparo. Nell’ambito di questa situzione di “fibrillazione”, un membro del clan Parisi – Nicola Christian, inteso “u scinziatu” -, agendo sotto l’egida dell’anziano Rosario Piterà, si sarebbe contrapposto a sua volta alla frangia dei fratelli Distefano per il controllo dell’organizzazione e delle “piazze di spaccio” del quartiere San Berillo Nuovo.

Operazione Zeus, 24 arrestati: la rivalità tra clan e il racconto del tentato omicidio

In tale quadro di violenze si inserisce il tentato omicidio con armi da fuoco ai danni del cognato di Nicola Christian Parisi, Giuseppe La Placa (inteso “u sfregiatu”), avvenuto la notte del 12.11.2018 nel rione San Berillo Nuovo a causa di contrasti sorti dopo il presunto rientro di quest’ultimo nel clan dei Cursoti Milanesi dopo il passato nel clan Cappello – Bonaccorsi.

Scarcerato il 24.8.2018 dal carcere di Rossano (CS), dopo aver scontato una lunga pena detentiva, Carmelo Distefano, grazie al proprio carisma criminale sarebbe riuscito a compattare sotto la propria leadership le due fazioni familiari che costituiscono l’ossatura dell’accolita, sedandone le tensioni interne e ridimensionando le presunte aspirazioni di vertice del sodale Nicola Christian Parisi, che si sarebbe poi allineato ai voleri del capoclan tornato in libertà.

Un organigramma complesso per il “dominio” delle piazze di spaccio catanesi

Le indagini hanno permesso così di ricostruire l’organigramma del gruppo mafioso. Al vertice stava Carmelo Distefano, supportato dai luogotenenti Natale Gurreri e Giuseppe Piterà, quest’ultimo legato da vincoli di parentela con lo storico capoclan Rosario Piterà.

Allo stesso modo, nell’ambito dell’operazione Zeus, sono stati individuati i presunti gregari dell’organizzazione, ai quali i vertici avevano assegnato compiti esecutivi (come la gestione delle varie “piazze di spaccio” di San Berillo Nuovo o la riscossione di estorsioni). Durante l’attività, gli investigatori hanno individuato diversi “summit di mafia” tra esponenti del clan Cursoti Milanesi ed esponenti di rango del clan Cappello-Bonaccorsi per mediare alcuni contrasti di natura economica sorti tra le due consorterie mafiose.

Per tale ragione, le indagini hanno consentito anche di delineare la condotta illecita di alcuni storici affiliati del clan Cappello-Bonaccorsi, come Carmelo Fazio (inteso “Melo biduni”) e Camelo Zappalà (inteso “u tunnacchiu”). I due sarebbero entrati in contatto con Carmelo Distefano e altri componenti di rango del clan Cursoti Milanesi.

Gli arrestati dell’operazione Zeus e le attività di estorsione

Nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno acquisito riscontri su un’estorsione consumata ai danni del titolare di un parcheggio di San Berillo Nuovo, costretto a versare negli anni svariate somme di denaro ai riscossori del clan, e una tentata estorsione ai danni di un imprenditore locale.

L’asse della droga Campania-Sicilia

L’indagine ha poi dimostrato il monopolio esercitato dal clan Cursoti Milanesi sulle numerose “piazze di spaccio” del rione San Berillo Nuovo, i cui gestori sarebbero stati obbligati a rifornirsi di cocaina e marijuana da Carmelo Distefano, assicurando al clan ingenti e costanti proventi illeciti che confluivano nella “cassa comune” dell’organizzazione, gestita da Carmelo Distefano e Natale Gurreri.

La cocaina proveniva da Napoli e i clan individuavano i fornitori partenopei in alcuni pregiudicati del clan camorristico Sautto-Ciccarelli di Caivano (NA). In particolare, gli investigatori hanno ricostruito, anche con specifici riscontri, il traffico di cocaina sull’asse Campania-Sicilia, nell’ambito del quale sarebbe stato delineato il ruolo degli indagati Lorenzo Cristian Monaco e Luigi Scuderi, affiliati al clan Cappello-Bonaccorsi, che avrebbero agito quali trafficanti di cocaina in joint venture col citato clan camorristico di Caivano (NA).

In tale quadro sono stati effettuati più sequestri di droga, tra cui quello relativo all’arresto del “corriere” napoletano Salvatore Sanges nel 2019, trovato in possesso di 3 chili di di cocaina destinati al mercato catanese.

Operazione Zeus, l’uso delle armi e la pericolosità dei clan

Le indagini hanno ribadito la conclamata pericolosità dei membri del clan mafioso dei Cursoti Milanesi, che si dotavano di armi da sparo al fine di presidiare il loro territorio e di difendere i loro affari criminali da eventuali ingerenze da parte di gruppi mafiosi rivali, assicurandosi in tal modo l’apporto militare necessario a sostenere il confronto con gli altri gruppi malavitosi cittadini.

Al riguardo, durante l’attività sono state sequestrate alcune delle armi in dotazione all’associazione criminale, tra cui un fucile mitragliatore AK 47 (completo di confezione di 50 cartucce calibro 7,62×39), due pistole e un fucile a canne mozzate.

Infine, l’indagine ha accertato che parte dei proventi erano destinati al mantenimento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie di cui i capi del clan si erano fatti carico. A tal proposito, nel corso dell’attività è emersa, altresì, la consuetudine, da parte delle famiglie mafiose più rappresentative del panorama catanese, di allestire bische clandestine con investimenti comuni e destinarne gli illeciti proventi al sostentamento dei detenuti di maggior rango.

I destinatari delle misura cautelare e degli arresti nell’ambito dell’operazione Zeus sono stati rintracciati questa mattina e condotti carcere, ad eccezione di coloro che erano già detenuti per altra causa. Tutte le ipotesi accusatorie dovranno trovare conferma dopo il contraddittorio tra le parti, come legislativamente previsto.

Nel blitz, la Squadra Mobile della Questura di Catania ha ottenuto il supporto del Servizio Centrale Operativo e ha agito sotto il diretto coordinamento della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato. Hanno partecipato alle operazione anche unità della Questura etnea, unità specializzate di Polizia Scientifica e Reparto Mobile e anche un elicottero del Reparto Volo. Un totale di quasi 200 operatori della Polizia di Stato.

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